Per molti, il nome di Gabriel García Márquez evoca immediatamente l’epopea leggendaria di “Cent’anni di solitudine”, il racconto che gli è valso il Nobel per la Letteratura. Per noi, invece, l’espressione massima di Gabo risiede nel dolce sussurro di una storia d’amore, quello indomabile ed eterno che lega Fermina Daza e Florentino Ariza. Come forse saprete, questa storia non respira il realismo magico di Macondo, ma prende vita tra gli altrettanto incantati vicoli ocra e le mura coloniali di Cartagena de Indias. La città non è solo la cornice di questo sentimento, ma anche la complice perfetta dove l’amore si è dimostrato più tenace persino del colera.
Perciò, dopo aver compiuto il nostro personale pellegrinaggio, respirando la polvere e la memoria di Gabo nella sua casa natale ad Aracataca (ispirazione per la sua Macondo), il nostro viaggio a Cartagena de Indias non poteva essere una semplice visita. Non abbiamo camminato fra le strade asfaltate, ma tra le righe stesse del libro, immergendoci totalmente nelle pagine de “L’amore ai tempi del colera“; ogni vicolo, ogni balcone fiorito, ogni dettaglio sono stati la scenografia perfetta di questa ricerca. Se anche voi siete inguaribili romantici a caccia di quel “Per Sempre” che profuma di mandorle amare, seguiteci: abbiamo preparato una lista imperdibile di 10 cose da vedere a Cartagena de Indias. Un viaggio alla scoperta di una città che non è solo l’ombra di Gabo, ma la città più visitata della Colombia e un’irresistibile meraviglia caraibica tutta da scoprire.

Perché Cartagena de Indias è Gabriel García Márquez ma anche molto di più…
Breve storia de “La Heroica” Cartagena de Indias
Quando visitiamo un nuovo posto, che sia una città o un angolo di natura selvaggia, ci affascina sempre scoprire la sua storia. E quella di Cartagena de Indias in Colombia non è da meno! Se le mura di Cartagena potessero parlare, vi racconterebbero storie che farebbero invidia ai migliori film d’avventura. Fondata nel 1533 dal conquistador Pedro de Heredia, la città divenne in breve tempo il porto più appetibile delle Americhe: da qui partivano i galeoni carichi di oro e smeraldi diretti in Spagna, e qui arrivavano le merci più preziose. Come potete immaginare, tanta ricchezza attirò subito l’attenzione dei pirati più famosi della storia, come il leggendario Sir Francis Drake, che nel 1586 mise la città a ferro e fuoco. Fu proprio per difendersi da questi attacchi che gli spagnoli costruirono l’imponente sistema di fortificazioni di cui vi parleremo tra poco: un’opera ingegneristica talmente massiccia da rendere Cartagena praticamente inespugnabile.

Un’illustrazione storica trovata su internet mostra la mappa della “Battaglia di Cartagena de Indias” del febbraio 1586, contro il temibile Sir Francis Drake
Non pensate però a Cartagena come a un ammasso di mura fredde e silenziose: dietro quelle pietre batte un cuore caldissimo che vive per la libertà. Proprio per questo Cartagena è orgogliosamente chiamata “La Heroica“, un titolo guadagnato con un coraggio fuori dal comune. Fu la prima città in Colombia a dichiarare la totale indipendenza dalla Spagna, l’11 novembre 1811. Il soprannome, però, le fu cucito addosso dal celeberrimo rivoluzionario Simón Bolívar in persona, dopo che la popolazione resistette a un assedio straziante di 105 giorni nel 1815. Nonostante la fame e le malattie, i cartageneri non piegarono mai la testa. Ecco perché oggi camminare tra i suoi vicoli non significa solo rimanere estasiati dalle sue bellezze o ricercare i ricordi di Gabo, ma anche calpestare una terra che ha lottato centimetro dopo centimetro per la propria dignità. È questo mix di ricchezza coloniale, ferite di guerra, cuore caldo e spirito indomabile che rende Cartagena un luogo unico, dove la Storia con la “S” maiuscola va perfettamente a braccetto con la bellezza. E noi non vediamo l’ora di farvela conoscere…

Pablo Morillo, tenente generale dell’esercito spagnolo, bloccò la città via terra e via mare riducendo la popolazione alla fame e alle malattie. Si stima che circa 6.000 persone (un terzo della popolazione di allora) morirono durante l’assedio. Questa illustrazione storica celebra il coraggio degli abitanti di Cartagena che preferirono morire di stenti piuttosto che arrendersi immediatamente alle truppe spagnole. Da quel giorno Cartagena de Indias divenne “La Heroica”.
Come raggiungere Cartagena de Indias
Situata in una posizione strategica sulla costa nord della Colombia, Cartagena de Indias è la vera città meraviglia dei Caraibi. Che stiate arrivando da un’altra metropoli colombiana o direttamente dall’estero non avrete problemi a raggiungerla, grazie ai suoi numerosissimi collegamenti sia con le principali metropoli nazionali che con i più importanti aeroporti internazionali. La scelta del mezzo però dipende tutta dal vostro budget, dal tempo che avete e dal tipo di avventura che cercate. Se non avete un mezzo proprio o un’auto a noleggio (scelta che sconsigliamo), le opzioni per approdare in città sono essenzialmente due: tramite l’efficiente rete stradale, dove i collegamenti in bus sono utilizzati dalla stragrande maggioranza della popolazione, o tramite via aerea, con voli diretti (e non) che rendono facile raggiungerla da molte città. Ma vediamole più nel dettaglio.
In aereo
Raggiungere Cartagena in aereo è senza dubbio la scelta più rapida per dare il via alla vostra avventura caraibica. L’Aeroporto Internazionale Rafael Núñez(CTG) è un terminal moderno e super trafficato, ben collegato non solo con Bogotá, Medellín o Cali, ma anche con diverse rotte internazionali. Durante l’alta stagione, la compagnia “Neos Air” offre persino voli diretti da Milano Malpensa. Ma, cosa meravigliosa, l’aeroporto si trova praticamente in città: dista appena 5 km dal centro! In teoria, potreste arrivarci anche con una passeggiata di poco più di un’ora, ma visto che i prezzi dei trasporti sono decisamente economici, potrete benissimo riposarvi le gambe.

Il bello di raggiungere la Colombia in aereo? Godersi l’alba o il tramonto sull’Oceano Atlantico!
Come arrivare dall’aeroporto al centro di Cartagena de Indias
Per arrivare dall’aeroporto al cuore pulsante di Cartagena, magari puntando dritti al vivace quartiere di Getsemaní, avete diverse opzioni a portata di mano: i taxi ufficiali (quelli con la targa gialla) sono i più immediati con una tariffa di circa 30.000 COP (7,00€), ma se cercate il risparmio vi basterà scaricare App come InDrive, Uber o DiDi per dimezzare la spesa, arrivando a destinazione con circa 15.000 COP. Se però viaggiate leggeri e volete spendere ancora meno, la linea T102 del TransCaribe vi aspetta proprio fuori dal terminal: con meno di 1,00€ (circa 3.000 COP) vi scorterà a 10 minuti a piedi dal centro, ma assicuratevi di acquistare la tessera ricaricabile direttamente in aeroporto. Chi invece vuole vivere un’esperienza 100% local, non puo’ che prendere un “Colectivo“, quei bus coloratissimi e un po’ caotici con la scritta “Centro” sul parabrezza; non sceglieteli se avete valigie ingombranti e non cercate fermate o orari ufficiali perché non esistono, ma per meno di 0,50€ in contanti vi regaleranno un’immersione istantanea nel ritmo caraibico. In poche parole: se avete solo uno zaino in spalla il TransCaribe non si batte, ma se i vostri bagagli sono ingombranti, le App di ride-sharing restano il compromesso perfetto tra risparmio e comodità.

Optando per il TransCaribe, questo è l’itinerario che farete. L’aeroporto è tra le fermate “Esquina Carrera 6” e “Carrera 4” in alto a destra.
In autobus
Se invece state esplorando la Colombia con lentezza o se, come è successo a noi, arrivate da altre perle della costa caraibica come Santa Marta, Barranquilla, Aracataca o la particolarissima Nueva Venecia, l’autobus è senza dubbio la scelta più popolare ed economica. La rete stradale colombiana è sorprendentemente efficiente e rappresenta il modo preferito dai locali per spostarsi, grazie a compagnie affidabili che offrono diversi livelli di comfort. Un consiglio fondamentale per organizzarvi al meglio è monitorare orari e prezzi su “RedBus”: è la piattaforma più comoda per confrontare le diverse compagnie e, soprattutto, vi permette di acquistare i biglietti in anticipo evitando le contrattazioni selvagge o le attese ai botteghini del terminal (anche se i prezzi sono leggermente più alti). Tuttavia, bisogna mettere in conto un paio di imprevisti logistici. Il primo è il traffico, che può far lievitare sensibilmente la durata del viaggio: noi, ad esempio, per andare da Ciénaga a Cartagena abbiamo impiegato ben 6 ore invece delle 4h 30′ dichiarate. Il secondo aspetto riguarda la posizione del “Terminal de Transporte di Cartagena”, che si trova davvero fuori mano rispetto al centro storico della città; paradossalmente, l’aeroporto è molto più vicino al centro.

Anche se alcuni autobus non brillano per comfort, ammirare i paesaggi della Colombia che sfilano dal finestrino vale decisamente il viaggio
Come arrivare dal terminal al centro di Cartagena de Indias
Una volta scesi dall’autobus, dovrete quindi calcolare dai 30 a 50 minuti extra per raggiungere finalmente la vera anima di Cartagena. Potete nuovamente affidarvi ai taxi ufficiali, alle App di mobilità come InDrive, Uber, Cabify o DiDi, oppure optare per i mezzi pubblici come il T101 del TransCaribe o i folcloristici (ma per niente comodi) “Colectivos”. È un dettaglio importante da considerare nel vostro itinerario, non solo per l’orario di arrivo ma anche per il costo aggiuntivo del transfer; noi, ad esempio, per un Uber dalla stazione al centro abbiamo speso circa 20.000 COP (poco meno di 5€). Unita al costo del bus, spenderete sicuramente sempre meno di un volo aereo.
Il miglior periodo per visitare Cartagena de Indias
Se state pianificando il vostro viaggio nella “Heroica”, la prima cosa da sapere è che qui l’estate non finisce mai! Con temperature che oscillano costantemente tra i 24°C e i 32°C, il costume da bagno è ufficialmente il primo pezzo da mettere in valigia. Tuttavia, per godervi Cartagena al massimo, il periodo d’oro va da dicembre ad aprile. In questi mesi la stagione è secca, il sole splende alto e, soprattutto, soffiano i venti alisei (chiamati “La Brisa”) che rendono le passeggiate sulle spiagge, in città e sulle mura coloniali piacevolissime e meno afose. Noi l’abbiamo visitata a fine marzo e possiamo confermarlo: il clima era semplicemente perfetto, un equilibrio ideale che ci faceva venire voglia di non andare più via.
Se però cercate un compromesso tra bel tempo e portafoglio, segnatevi i mesi di luglio e agosto: è una sorta di “mini-estate” dove le piogge concedono una tregua e i prezzi sono decisamente più abbordabili rispetto al picco di gennaio. Da evitare, se potete, i mesi di settembre e ottobre: sono i più bagnati dell’anno e, sebbene gli acquazzoni caraibici siano spesso brevi e intensi, l’umidità sale alle stelle rendendo l’esplorazione più faticosa. Un consiglio se volete proprio strafare? Venite intorno all’11 novembre, durante le festività dell’Indipendenza, quando la città esplode di musica, sfilate e balli di strada, regalando un’immersione totale nella cultura locale che non trovereste in nessun altro momento. Anche se, diciamoci la verità, Cartagena de Indias è splendida 365 giorni all’anno!

Dove dormire a Cartagena de Indias
Siamo certi che dopo aver letto questo articolo, la voglia di volare tra i colori di Cartagena de Indias sarà alle stelle. Ma prima di chiudere la valigia, c’è una mossa fondamentale da fare, ovvero scegliere il quartiere giusto dove dormire. Ed è inutile girarci troppo intorno: alloggiare tra le mura della città vecchia (nei quartieri El Centro o San Diego) è il sogno di tutti: è qui che si trovano le migliori attrazioni! Purtroppo però trovare strutture low-cost in questa zona è un’impresa ardua, dato che i prezzi sono decisamente sopra la media. Per questo il nostro consiglio spassionato è quello di puntare dritti su Getsemaní: i prezzi sono alla mano, troverete l’imbarazzo della scelta per le strutture, c’è un’energia pazzesca e spostarsi ovunque è estremamente facile. È la scelta perfetta per chi vuole vivere Cartagena come un locale. Ma se proprio non potete rinunciare alla comodità dei grandi hotel moderni, alla vista sull’oceano e magari a una bella sessione di shopping, il vostro posto è la zona di Bocagrande. Con i suoi grattacieli e le spiagge a portata di mano, vi sembrerà di essere in una piccola Miami colombiana. Anche se, a dirla tutta, Cartagena è così facile da girare (a piedi o con i mezzi) che ogni quartiere vicino al centro va benissimo. L’importante, alla fine, è solo una cosa: mettersi in viaggio e venire a scoprire questa meraviglia dei Caraibi!
Come spostarsi a Cartagena de Indias
Un altro elemento che ci ha fatto impazzire di Cartagena de Indias è quello di essere una città a grandezza d’uomo, dove è possibile scoprire tutto camminando. Il centro storico e Getsemaní si girano esclusivamente a piedi tra cortili fioriti e mura coloniali; persino i punti d’interesse più distanti, come Bocagrande e il Castello di San Felipe, distano solo 45 minuti di passeggiata! Tuttavia, il caldo caraibico può essere sfiancante, ed è qui che entrano in gioco le alternative.
Per le medie distanze i Taxi Gialli sono ovunque, ma attenzione perché non hanno il tassametro. Concordate sempre il prezzo prima di salire (nel 2026 una corsa di 3 km costa massimo 15.000 COP, circa 3,50€); se la cifra che vi dicono vi sembra folle, passate oltre, tanto ne troverete un altro in pochi secondi. Se invece odiate le contrattazioni estenuanti, usate le App come Uber o DiDi o Cabify per avere prezzi chiari e sicurezza. La preferita dai locali è però InDrive, dove proponete voi la tariffa che vi sembra più giusta (e l’autista puo’ accettare o rilanciare), ma con questa App tenete pronti i contanti perché molti autisti non accettano carte. Per un’esperienza più autentica, il TransCaribe offre bus rossi climatizzati su corsie preferenziali che vi faranno risparmiare del tempo: per salire a bordo è però necessaria una carta ricaricabile, che potrete acquistare e ricaricare comodamente in aeroporto, presso le stazioni dei bus o nei punti vendita autorizzati. Per i più avventurosi ci sono poi i Colectivos, vecchi bus colorati che sfrecciano sempre strapieni e con le destinazioni scritte sul parabrezza: costano pochissimo e sono un concentrato puro di vita colombiana, anche se non hanno orari, è difficile capire dove vadano e la comodità non è esattamente il loro forte.

Per un’esperienza davvero autentica, saltate su un moto-taxi: dopotutto, la moto è il mezzo preferito dai colombiani per spostarsi
Infine, non dimenticate che Cartagena si affaccia sul Mar dei Caraibi, e perciò potrete raggiungere paradisi come le Islas del Rosario o Tierra Bomba grazie alle numerose compagnie marittime che si trovano al Muelle de la Bodeguita. Ignorate però i procacciatori che vi fermano per strada promettendovi barche private a prezzi stracciati, e acquistate i biglietti solo ai botteghini ufficiali, ricordando di pagare la piccola tassa portuale. Che sia via terra o via mare, muoversi a Cartagena è una questione di ritmo: prendetela con calma, contrattate sempre con un sorriso e lasciatevi guidare dal flusso della città. Non ne rimarrete delusi.

Dalla barca dei pescatori al galeone; a Cartagena de Indias ci sono imbarcazioni turistiche di ogni tipo
10 cose da vedere a Cartagena de Indias (e dintorni)
C’è un motivo se Cartagena de Indias viene chiamata “La Heroica”: non è solo una città, è un incantesimo a cielo aperto. È uno di quei rari luoghi al mondo dove il piacere più grande non è seguire un itinerario, ma abbandonarsi al lusso di vagare senza méta. Qui, tra vicoli vibranti di colori coloniali e l’eco lontano delle onde, ci si ritrova immersi in una serenità totale, lasciandosi avvolgere dal calore travolgente e dall’anima fiera della cultura “caribeña”.
Ed è stato tutto questo a far innamorare di Cartagena l’immenso Gabriel García Márquez, uno dei nostri scrittori del cuore. Per questo motivo, camminare tra queste strade significa esplorare un universo dove il confine tra la realtà quotidiana e l’immaginario dei suoi romanzi sembra svanire a ogni angolo. Dopo il nostro emozionante pellegrinaggio ad Aracataca, la terra delle sue radici, non potevamo mancare l’appuntamento con la città del suo riscatto. È proprio qui che il giovane Gabo, da giovane giornalista squattrinato, con la testa piena di sogni, ha compiuto la sua metamorfosi in scrittore di fama mondiale. Quell’incanto è ancora lì, intatto, tra i balconi fioriti e le mura dorate dal sole. E noi, attraverso questa lista di 10 cose da vedere a Cartagena de Indias, speriamo di farvene innamorare proprio come è successo a noi e, soprattutto, a lui.

“Mi bastò fare un passo dentro la cinta per vederla in tutta la sua grandezza nella luce malva delle sei del pomeriggio, e non mi fu possibile reprimere la sensazione di essere rinato” – Gabriel García Márquez
1. La “Ciudad Amurallada” – Il centro storico fortificato
Iniziare l’esplorazione di Cartagena può lasciare quasi disorientati: le cose da vedere sono tantissime e la tentazione di fermarsi a ogni angolo è davvero forte. Ma, come preferiamo fare sempre noi, il modo migliore per capire l’anima di una città è partire dalle sue radici. Qui a Cartagena, tuffarsi nel suo centro storico, la celebre “Ciudad Amurallada”, non è solo una passeggiata ma un vero e proprio salto temporale in un passato pieno di cose da raccontare. Il punto di partenza ideale? Senza dubbio la Torre del Reloj, la porta d’accesso principale che, con la sua iconica torre dell’orologio, vi proietterà direttamente nel cuore pulsante delle fortificazioni. Siete pronti a scoprire la magia di Cartagena de Indias?

La Torre del Reloj sarà il vostro primo incontro con Cartagena, la soglia da varcare per entrare in un mondo meraviglioso
Il quartiere El Centro
Una volta varcata la soglia vi ritroverete nel quartiere di El Centro, dove ogni vicolo sembra essere uscito da un album fotografico. Appena superata la Puerta Balmaseda preparate i sensi (specialmente il gusto), perché vi troverete di fronte al famoso Portal de los Dulces, una lunga galleria di archi dove le bancarelle dei venditori vi estasieranno con dolciumi tipici di ogni tipo e dagli odori irresistibili.

All’interno del Portal de los Dulces è impossibile non essere felici…

…sebbene anche qui le cose siano un po’ cambiate
Tutto appare incantevole ma la vivace Plaza de los Coches (la piazza in cui vi trovate), oggi cuore turistico dominato dalla statua del fondatore di Cartagena Pedro de Heredia, nasconde un passato oscuro: a partire dal XVI secolo fu il principale mercato dove gli schiavi africani venivano messi all’asta appena arrivati dal porto. A pochi passi sorge infatti la gigantesca (e oggi scenografica) Plaza de la Aduana (= Piazza della Dogana) Se oggi il suo sontuoso palazzo ospita il Municipio, un tempo era l’ufficio doganale dove il “carico umano” veniva registrato burocraticamente. Cartagena era infatti uno dei soli due porti autorizzati dalla Corona Spagnola per la tratta in Sud America (insieme a Veracruz in Messico). Si stima che oltre un milione di persone siano transitate da qui in catene…

Ammirando oggi lo splendore di Plaza de los Coches, è difficile dare un volto al suo oscuro passato

Insieme ai suggestivi edifici d’epoca e alla vista sul Santuario, in Plaza de la Aduana potrete ammirare la statua di Cristoforo Colombo, scolpita nel marmo bianco di Carrara. C’è un po’ d’Italia anche a Cartagena de Indias!
Oggi, per fortuna, camminare qui è una vera terapia di bellezza e perdersi tra i vicoli acciottolati è un puro piacere. I palazzi coloniali sfoggiano balconi carichi di bouganville che sembrano cascate fiorite, mentre l’iconica cupola della Cattedrale di Santa Catalina d’Alessandria svetta all’orizzonte colorando ogni scorcio. Lungo il vostro “perdervi” incontrerete Plaza de San Pedro Claver che, insieme all’omonimo santuario, è dedicata al santo che difese gli ultimi, e Plaza de Bolívar, un’oasi di ombra su cui si affacciano l’ex Palazzo dell’Inquisizione (oggi un museo che racconta il lato più oscuro della storia coloniale) e il Museo dell’Oro Zenú, che espone gratuitamente preziosi reperti precolombiani. Non dimenticate di fare un salto anche in Plaza de Santo Domingo per un saluto a “Gertrudis“, la celebre statua di Botero, prima di lasciarvi incantare dai particolari del Teatro Adolfo Mejía (ex Heredia). Tra tutto questo e musica in ogni angolo, boutique locali e colori accecanti, capirete subito perché dal 1984 questo magnifico labirinto sia Patrimonio dell’Umanità UNESCO. È pura meraviglia!

Come per tutte le statue di Botero, anche Gertrudis dà un tocco in più a quest’angolo di città

Mentre il Teatro Adolfo Mejía è un contrasto tanto forte quanto affascinante rispetto al resto degli edifici

Anche se niente potrà reggere il confronto con lo spettacolo che vi regalerà la cupola della Cattedrale di Santa Catalina d’Alessandria da quasi ogni angolo del centro storico

E di notte lo spettacolo si fa ancora più emozionante!
Il quartiere San Diego
Ma la “Ciudad Amurallada” non finisce di certo qua. Se El Centro è il volto opulento della città, San Diego ne è l’anima residenziale e artistica. Oltre il confine di Carrera 7 e Calle 36, l’atmosfera si fa intima: i palazzi si accendono di colori vibranti e il tempo sembra rallentare sotto la brezza marina. Camminate ancora senza méta fino a Las Bóvedas, un’imponente struttura a 47 arcate: nate come magazzini militari e trasformate in prigioni (dove i detenuti vivevano con l’acqua alle ginocchia durante l’alta marea), oggi ospitano il miglior artigianato locale, tra “mochilas” e cappelli “vueltiaos”.

San Diego non ha nulla da invidiare a El Centro per quanto riguarda i colori…

…con il valore aggiunto di una presenza di bouganville molte volte superiore!

Ci aspettavamo molto di più da Las Bóvedas (specialmente dai negozi di souvenir) ma resta comunque una tappa carina per un passaggio veloce

Voglia di buon umore? Allora puntate dritti verso Carrera 8!

La facciata del ristorante “Marzola Parrilla Argentina” è la più fotografata della città. E, bisogna ammetterlo, a pieno titolo.
Spingetevi poco distante per meravigliarvi in un luogo dove la storia incontra il lusso contemporaneo: il centro commerciale “La Serrezuela”. Nonostante sia un grande magazzino, la sua struttura è sbalorditiva. L’antica Plaza de Toros in legno, su cui sorge l’edificio, è stata preservata e riconvertita in uno spazio scenografico. Non perdetevi quindi lo spettacolo delle fontane danzanti che ha luogo proprio nell’ex arena (solitamente alle 17:00, 18:00 e 19:00 e totalmente gratuito) per assistere a un mix ipnotico di acqua e luci che vi rallegrerà la serata.

Potrete raggiungere La Serrezuela anche camminando sulle mura mentre ammirate lo skyline di Bocagrande, le altre due anime di Cartagena che scoprirete tra poco

Sotto la voce “Rivalorizzare” del vocabolario dovrebbero metterci una foto di questo centro commerciale

Per non parlare dell’interno dell’antica Plaza de Toros (= Arena dei Tori), oggi diventata uno spettacolo per gli occhi

Un altro buon motivo per visitare La Serrezuella
Il legame d’amore tra Márquez e San Diego
Per chi ama la letteratura il quartiere di San Diego non è una semplice tappa turistica, dato che proprio questo quartiere è stato la musa suprema di Gabriel García Márquez. Il cuore pulsante di questo legame batte in Plaza Fernández de Madrid dove, tra i mandorli, è facile immaginare Florentino Ariza seduto su una panchina intento a spiare le persiane della casa bianca di Fermina Daza ne “L’amore ai tempi del colera”.

È da questo balcone che Fermina si affacciava per guardare Cartagena, perdendosi nei suoi pensieri

Mentre proprio lì, dove Fiammetta finge di leggere, Florentino si immergeva nei libri solo per poter ammirare la sua amata in casa

E a pochi passi, in Plaza de Bolivar (meglio conosciuta come Portal de los Escribanos) Florentino scriveva lettere d’amore per gli altri. Tutti piccoli dettagli, che però hanno reso immortale questo angolo di città.
L’ombra del Nobel prosegue poi verso le mura, dove sorge la sua residenza privata (ammirabile solo dall’esterno) affacciata sul Mar dei Caraibi, e l’antico Convento di Santa Clara. Oggi hotel di lusso (il “Sofitel Legend Santa Clara”) con una stupenda architettura conservativa, ha addirittura una cripta sotterranea visitabile (con un tour o con una consumazione) al di sotto del bar El Coro: in questo luogo sono tutt’oggi sepolti i resti di una nobile fanciulla, Sierva María, che ispirarono al giovane Gabo, testimone della sua dissepoltura, “Dell’amore e di altri demoni”.

Chissà se un giorno la casa di Gabo si trasformerà in un museo capace di dare voce a tutte le sue incredibili storie

La leggenda narra che i capelli ramati di Sierva María continuassero a crescere dopo la morte, raggiungendo addirittura i 22 metri di lunghezza
Infine, passate dall’Università di Cartagena (oggi “Institución Universitaria Bellas Artes y Ciencias de Bolívar”), in cui un giovane Márquez tentò invano di studiare giurisprudenza prima di cedere al richiamo del giornalismo. Se non ci sono lezioni entrate ad ammiratene l’architettura. Se però siete, come noi, veri stimatori di Gabo, è un peccato limitarsi soltanto a guardare. Ci sono tantissimi altri luoghi e meravigliose storie legati alla sua vita e alle sue opere che meritano di essere scoperti. Il modo migliore per farlo? Una visita guidata dedicata (magari con uno degli ottimi Free Tour), per scovare ogni segreto nascosto tra le mura.

Anche nello scenografico cortile interno dell’Università il ricordo di Gabo continua a vivere
Lo avrete già capito: ogni angolo di Cartagena è pronto a lasciarvi a bocca aperta con trasformazioni inaspettate. Ma se pensate che la meraviglia si esaurisca tra i vicoli della città vecchia, vi sbagliate di grosso. L’anima vibrante di questa città non finisce certo tra le mura fortificate…
2. “Las Murallas” – Le Mura di Cartagena de Indias
Bensì anche sopra e al di fuori di esse! Le Mura di Cartagena (“Las Murallas”) non sono infatti solo un ammasso di pietra corallina lungo ben 11 km, ma il confine tra la storia coloniale e l’infinito del Mar dei Caraibi. Per questo una delle cose più belle da fare in città è proprio passeggiare sopra i bastioni. Potete salire in diversi punti (comodissime le rampe vicino a Las Bóvedas o a Plaza de Santa Teresa) e percorrere lunghi tratti a piedi godendovi una doppia prospettiva: da una parte il mosaico di tetti in cotto e campanili della Ciudad Amurallada, dall’altra il Mar dei Caraibi ed il profilo moderno dei grattacieli di Bocagrande che svettano in lontananza. Camminare quassù vi farà sentire piccoli davanti alla maestosità del sistema difensivo più completo del Sud America.

Sulle mura di Cartagena de Indias la bellezza è ovunque: nel momento in cui sali…

…in ogni passo lungo i bastioni, con vista Mar dei Caraibi…

…e nel ricordo che ti accompagna quando scendi.
Ma c’è un momento in cui le mura smettono di essere un monumento e diventano pura emozione. Per i Cartageneros non c’è luogo migliore al mondo per salutare la giornata, e all’ora del tramonto la città sembra convergere tutta verso questa fortificazione. Il consiglio è quello di trovarvi un posto strategico, magari seduti direttamente sulla pietra calda, per guardare il sole che si tuffa letteralmente nei Caraibi, tingendo tutto di oro e arancio. È un’esperienza che vi rimetterà al mondo e vi farà dimenticare di essere in una città.

Se la maggior parte dei residenti si reca qua, un motivo deve pur esserci
Se cercate il mix perfetto tra musica, cocktail e vista mozzafiato, spingetevi fino al Baluarte de Santo Domingo, su cui è situato il frequentatissimo “Café del Mar”. È un posto molto turistico e i prezzi sono più alti della media, ma la location è imbattibile. Se volete un tavolo in prima fila sul mare, cercate di arrivare presto (circa un ora prima del tramonto), perché la coda si allunga ogni minuto che passa. Se invece preferite qualcosa di più autentico e “low cost“, fate come i locali: comprate una birra ghiacciata dai venditori ambulanti che trovate lungo il camminamento e sedetevi sui bastioni a pochi metri dal locale. La vista è la stessa, l’atmosfera è forse ancora più magica.

L’aperitivo al “Café del Mar” è un grande classico…

…ma vi assicuriamo che godersi il tramonto da un angolo nascosto delle mura è altrettanto magico!
3. I musei cittadini: il “Museo del Oro” e il “Museo de Arte Moderno”
Se dopo aver esplorato le fortificazioni e i sontuosi vicoli sentite il bisogno di cultura, Cartagena de Indias puo’ offrirvi due importanti musei sempre nel cuore del centro storico. Il “Museo del Oro Zenú” (dal martedì alla domenica 9:00-17:00, gratuito) è una tappa obbligata per chi vuole capire l’anima profonda della Colombia precolombiana: ospita una piccola ma affascinante collezione di monili, strumenti e oggetti rituali realizzati dall’antico popolo Zenú, che abitava queste terre ben prima dell’arrivo degli spagnoli. È un tuffo nell’abilità orafa di un tempo, in cui l’oro non era solo ricchezza, ma un linguaggio sacro e simbolico.

All’interno del museo troverete parecchi oggetti in oro, ma questo ornamento nasale è qualcosa di strabiliante
A pochi passi di distanza, in Plaza de San Pedro Claver, il Museo de Arte Moderno (dal martedì alla domenica 9:00-18:00, 25.000 COP) offre invece un contrasto contemporaneo. Situato in un suggestivo edificio coloniale che un tempo fungeva da dogana, il museo espone opere di artisti colombiani e internazionali che giocano con forme, colori e messaggi sociali attualissimi. Visitare questi due spazi significa fare un viaggio temporale completo: dall’oro degli antichi ai colori della modernità, è il modo perfetto per comprendere le mille sfaccettature di una città che vive costantemente tra il suo glorioso passato e un presente in continua evoluzione. Nonostante molti passino oltre o li considerino poco entusiasmanti, noi dobbiamo dire di essere rimasti piacevolmente sorpresi, con una visita di entrambi i musei che non supera le 2 ore totali. Una tappa veloce ma preziosa, perfetta per concedersi una pausa dal caldo (o dalla pioggia) e per arricchire il proprio bagaglio di viaggiatori consapevoli.

La piazza San Pedro Claver unisce la solennità dell’omonimo santuario e del museo all’eleganza delle architetture storiche e al fascino di curiose installazioni urbane

Sebbene l’ingresso costi quasi 6,00€, il museo merita la visita. E poi, considerando le tante attrazioni gratuite della città, è un piccolo contributo doveroso per sostenere una perla come Cartagena de Indias.

E neanche a dirlo, l’ombra di Gabo vi accompagnerà anche qui dentro
4. Il quartiere Getsemanì
Adesso è tempo di uscire dal centro storico e dirigerci in uno dei nostri luoghi del cuore: fra le tante cose da vedere a Cartagena non potrete assolutamente perdervi il coloratissimo quartiere di Getsamanì: un luogo che non cerca di essere perfetto, ma che sa conquistare con le sue crepe artistiche e la sua energia travolgente. Qui non troverete palazzi coloniali patinati ma un mix vibrante tra un passato difficile e una rinascita esplosiva. Fino a pochi decenni fa era un quartiere considerato molto pericoloso e degradato, mentre oggi è un museo a cielo aperto dove l’arte urbana è diventata uno strumento di riscatto sociale e le persone accorrono per meravigliarsi davanti ai suoi colori.

Se c’è un elemento che non manca di certo a Getsemanì, è senza dubbio il colore

Anche se il quartiere rivela la sua vera identità attraverso l’arte diffusa, trasformandolo in un museo a cielo aperto

Ogni vicolo del quartiere racconta una (bellissima) storia a sé

Perdersi tra le sue vie non sarà mai un errore

E mentre camminate, soffermatevi sui dettagli: anche i batacchi e le finiture delle porte sono vere e proprie opere d’arte.
Passeggiare per queste vie significa fare un viaggio nella cultura colombiana attraverso i suoi muri, dato che la Street Art a Getsemanì è ovunque: volti di donne “palenqueras” con cesti di frutta, scene di vita quotidiana e, naturalmente, tantissimi omaggi al nostro amato Gabo. I suoi tratti, le sue farfalle gialle e il suo realismo magico sono impressi sui muri di Calle de las Tortugas e Calle del Espíritu Santo, rendendo il quartiere un labirinto letterario a tinte forti. Non dimenticate di percorrere anche Calle de la Sierpe, la via più celebre per i murales, ma lasciatevi ispirare anche dalle stradine decorate con ombrelli colorati, bandierine o fiori che pendono dai balconi. È il quartiere perfetto per chi ama la fotografia, ma anche per chi adora esplorare o per chi vuole semplicemente sedersi in un caffè e guardare il mondo che passa.

Calle de la Sierpe è il “museo” più bello che potrete trovare a Cartagena de Indias

Avremmo ancora un’infinità di foto da condividere di Getsemanì, ma nessuna immagine renderà mai giustizia a ciò che si prova dal vivo

“Deja que el tiempo pase y veremos lo que trae”
N.B.: Molti dei murales di Gestemanì sono opera di artisti che vivono ancora qui e che hanno aperto le proprie gallerie proprio nel quartiere. Non abbiate paura di affacciarvi in questi piccoli atelier: spesso gli artisti sono felici di scambiare due chiacchiere sulla loro visione della città.
Inoltre in questo angolo di quartiere svetta lo storico Café Havana, un’istituzione leggendaria che è molto più di un semplice locale: è un vero tempio della musica cubana che trasuda storia da ogni singola mattonella. Al calare del sole, questo posto diventa il cuore pulsante della movida e, non appena varcherete la soglia, capirete subito perché sia così amato. A testimoniarlo ci sono le tantissime foto appese alle pareti: da qui sono passati personaggi del calibro di Hillary Clinton (celebre il suo ballo tra i tavoli), Will Smith, Mick Jagger e Charlize Theron, tutti stregati dalla sua atmosfera senza tempo. A breve distanza, l’eleganza classica del Teatro Colón offre un contrasto perfetto alla vivacità dei graffiti circostanti e, per concludere la passeggiata in bellezza, dirigetevi verso il lungomare che si affaccia sulla Laguna de San Lázaro. Da qui la vista è tutta nuova: potrete ammirare il profilo imponente del Castillo de San Felipe de Barajas che si riflette placido sull’acqua, regalandovi una nuova emozionante vista di Cartagena de Indias.

Al Café Havana la serata inizia piano, ma finisce sempre in un delirio di ritmi cubani

Il Teatro Colón è solo l’ultimo delle tante bellezze architettoniche che rendono Cartagena de Indias una città monumentale

Ma basterà affacciarsi dalla sponda della laguna di San Lazzaro per trovarsi davanti l’ennesima meraviglia cittadina
Il quartiere Getsemanì di notte
Ma la cosa più particolare di Getsemanì è che se di giorno somiglia a una galleria d’arte a cielo aperto, di sera cambia pelle e diventa il vero palcoscenico della vita di Cartagena. Vi abbiamo già parlato del Café Havana, ma il cuore di tutto è Plaza de la Trinidad, proprio davanti alla sua inconfondibile chiesa gialla. Dimenticate i prezzi per turisti del centro storico: qui batte l’anima autentica della città. La piazza è un tripudio di profumi grazie ai tantissimi baracchini di street food che preparano arepas fumanti, chorizos e spiedini per pochi spiccioli. Prendete qualcosa al volo, stappate una birra ghiacciata e godetevi lo spettacolo seduti sui gradini della chiesa o su una panchina. L’atmosfera è magica: tra bambini che si sfidano a calcio, artisti di strada che improvvisano passi di breakdance ed il ritmo costante della musica caraibica, smetterete di sentirvi turisti per diventare, anche solo per una sera, parte della comunità locale.

Plaza de la Trinidad è l’anima più viva e autentica di Cartagena de Indias, splendida di giorno e travolgente di notte
È proprio tra queste strade che l’energia della città esplode con il passaggio delle leggendarie “Chivas Rumberas“. Questi tipici autobus rurali in legno dai colori sgargianti, trasformati in vere discoteche itineranti, vi faranno vivere una delle esperienze più iconiche e vivaci della movida cittadina. Per salirci dovrete obbligatoriamente prenotare in anticipo il biglietto (scegliendo tra le numerose compagnie) che includerà il giro panoramico dei quartieri, l’ingresso ad una discoteca e, per tutto il viaggio, musica a palla e tante altre persone con cui divertirsi.

Vi sentite pronti ad una notte di festa caraibica?
Insomma, Getsemaní è esattamente come ci immaginavamo il Caribe colombiano: caldo, un po’ spettinato, rumoroso e incredibilmente accogliente. È quel tipo di bellezza che non ha bisogno di lusso, perché brilla della vitalità di chi lo abita. Proprio per questo, qualche capitolo fa, vi abbiamo consigliato di alloggiare direttamente in questo quartiere: soltanto così potrete respirare questa energia in ogni momento della giornata.

Se ancora non si fosse capito…
5. Il “Parque del Centenario”
Proprio tra le mura del centro storico e il vivace quartiere di Getsemaní, esiste un “confine naturale” che molti viaggiatori ignorano, convinti sia solo un anonimo parco di passaggio. Eppure, se state andando verso la Torre del Reloj, vi capiterà sicuramente di incrociare il Parque del Centenario, un luogo che merita una sosta molto più lunga di quanto suggerisca il suo aspetto esteriore. Nato originariamente per celebrare il centenario dell’indipendenza nel 1911 (ecco il perché del nome), questo polmone verde cittadino è oggi molto più di un semplice luogo in cui riposare nelle calde giornate caraibiche. Varcare la soglia del parco significa entrare in un microecosistema sorprendente: tra le fronde degli alberi secolari, a pochi passi dal traffico caotico di Cartagena, vivono infatti animali che forse non avete mai visto prima d’ora. Bradipi, scimmie tamarindi dal ciuffo bianco, enormi iguane e curiosi scoiattoli sono lì che aspettano solo di essere scovati!

Niente, da fuori, lascia indovinare le sorprese che troverete dentro

Le scimmie tamarindi dal ciuffo bianco vi daranno subito un caloroso benvenuto

Le grandi iguane non temeranno per niente la vostra presenza

Il bradipo (visto addirittura con un cucciolo!) ruba però la scena a chiunque. Chi l’avrebbe mai detto che lo avremmo avvistato in pieno centro città, dopo averlo cercato inutilmente in tanti suoi habitat naturali?
Ma come sono arrivati nel Parque del Centenario tutti questi animali? La risposta è una curiosa leggenda urbana: si racconta che, anni fa, diverse specie esotiche fossero state portate nel parco da trafficanti illegali. Messi alle strette da controlli o imprevisti, i trafficanti li avrebbero abbandonati, rendendo il parco il loro rifugio definitivo. Oggi questi fantastici inquilini si sono adattati perfettamente al verde urbano, e scorgerli nel loro oramai “habitat naturale” sarà un’emozione unica. Perciò la prossima volta che passate di qui non limitatevi a una veloce camminata: rallentate, alzate lo sguardo verso i rami e godetevi questo spettacolo di natura selvaggia che si è riappropriata, con successo, dei suoi spazi nel cuore della città.

Ma il Parco del Centenario è un ottimo posto anche per concedersi una pausa, lontano dal caos cittadino e dal caldo caraibico
6. Il “Castillo de San Felipe de Barajas”
Nella lista di cosa vedere a Cartagena de Indias, il Castillo de San Felipe de Barajas deve essere in cima a tutti i costi. Non è solo un monumento, ma un gigante di pietra che racconta secoli di assedi, pirati e battaglie epiche. Infatti, data la sua posizione strategica, Cartagena era il bersaglio preferito dei corsari (come il famigerato Sir Francis Drake) e delle potenze europee, inglesi e francesi in primis, che volevano strappare questo gioiello alla corona spagnola. Fu proprio per difenderla che si scelse di costruire una fortezza inespugnabile sulla collina di San Lázaro. I lavori iniziarono a metà del ‘500, e ad innalzare questi bastioni furono le migliaia di schiavi africani deportati, uomini che qui non posarono solo pietre, ma sacrificarono letteralmente la loro vita tra stenti e sofferenze indicibili. Storie orribili a parte, nel corso dei secoli il castello ha subito innumerevoli modifiche ed espansioni fino a diventare ciò che vediamo oggi: un simbolo indiscusso di Cartagena e, insieme al centro storico, un prezioso Patrimonio dell’Umanità UNESCO che merita assolutamente una visita.

La struttura del Castello di San Felipe conserva intatto il suo fascino, confermandosi ancora oggi una gioia per gli occhi
La sua importanza però è data non solo dal fatto che fosse la più grande fortezza mai costruita nel Sud America, ma anche perché il Castello di San Felipe è un vero capolavoro di ingegneria militare, pieno di segreti affascinanti. Innanzitutto, si dice che a differenza di quanto accade normalmente, la costruzione del castello avvenne partendo dal punto più alto, detto “Bonete” (dal tipico cappello a quattro punte dell’epoca), per poi scendere verso valle. Le sue pareti, anziché essere verticali, sono inclinate verso l’interno proprio per deviare meglio i colpi di cannone e ridurre i danni. Inoltre sotto il castello si snoda una fitta rete di tunnel, studiata ingegnosamente per far muovere le truppe al riparo dagli occhi nemici garantendo al contempo una ventilazione naturale per la struttura. Esiste persino una “leggenda” oscura che narra come nella malta utilizzata per la costruzione fosse stato mescolato il sangue di buoi (per rendere il tutto più resistente e impermeabile) e, purtroppo, di alcuni degli schiavi che vi lavorarono…

Il Castello è così poco considerato dalla maggior parte dei turisti, che sarà piacevolissimo camminare al suo interno senza quasi nessuno intorno
Ma oltre alle decine di storie, all’architettura geniale, alle numerose gallerie da visitare e alle postazioni dei cannoni (repliche storiche), il motivo principale per salire fin quassù è soprattutto la vista panoramica mozzafiato. Una volta raggiunta la parte alta, avrete davanti uno degli scorci più iconici della Colombia: da un lato lo skyline moderno di Bocagrande riflesso nell’oceano, dall’altro le mura coloniali che abbracciano i colori del centro storico. È il posto perfetto per scattare foto incredibili!

Dai vari punti panoramici potrete ammirare il netto contrasto tra lo skyline moderno di Bocagrande e il fascino senza tempo del centro storico
Il castello vi aspetta tutti i giorni dalle 7:00 alle 18:00 e il biglietto d’ingresso costa 38.000 COP (circa 9,00€), ma se volete approfondire ogni segreto potrete prendere parte ad un Free Tour, che non vi deluderà assolutamente. Arrivare ai suoi piedi sarà molto semplice, dato che è proprio vicino alle mura cittadine: se vi sentite in forma basterà una passeggiata di 20 minuti dal centro, ma se preferite non faticare potrete saltare su un taxi o un App di ride-sharing (dalla Torre del Reloj la corsa vi costerà intorno ai 12.000 COP, meno di 3,00€). Se invece volete muovervi come i locali, ci sono diversi “Colectivos” che passano proprio lì davanti (cercate quelli con la scritta “Castillo” sul parabrezza), e per pochi spiccioli avrete raggiunto la vostra destinazione in modo unico. Cercate comunque di visitare il castello presto la mattina o nel tardo pomeriggio, poco prima della chiusura, dato che la fortezza è quasi tutta al sole e il caldo caraibico a mezzogiorno non scherza affatto!

In poche parole, il Castello di San Felipe è una cosa da vedere a Cartagena de Indias!
7. Il quartiere Manga oppure il “Mercado de Bazurto”
Poco fuori dalle mura del centro storico si aprono altri due mondi diametralmente opposti, capaci di regalare uno sguardo autentico sulla vita locale lontano dai soliti circuiti. Onestamente, farli entrambi ci sembra eccessivo (c’è molto di meglio da vedere in città), a meno che non abbiate parecchio tempo a disposizione; tuttavia, vi consigliamo di sceglierne almeno uno in base ai vostri “gusti”. Da un lato c’è l’eleganza residenziale e un po’ decadente del quartiere Manga, un’isola collegata da ponti dove il tempo sembra essersi fermato tra ville d’epoca e viali alberati; dall’altro, il caos primordiale del Mercato di Bazurto, l’anima rumorosa e verace della città commerciale dove serve un minimo di pelo sullo stomaco per orientarsi tra i banchi. In poche parole, se la prima rappresenta il respiro calmo di Cartagena, la seconda ne è il battito accelerato e senza filtri: scegliere dove dirigersi dipende tutto dal tipo di viaggio (e di avventura) che state cercando.
Scegliete il quartiere Manga se…
Manga è la meta ideale se a Cartagena state cercando del puro relax e quel fascino d’altri tempi che profuma di storia. Questo quartiere residenziale di classe è celebre per le sue splendide ville in stile Art Déco e repubblicano, spesso immerse in una vegetazione lussureggiante che offre una tregua dal caldo tropicale. È qui che le famiglie facoltose di fine ‘800 costruirono le loro “quinte” da sogno: non perdetevi una visita (purtroppo soltanto dalla strada) alla fiabesca Casa Román, con i suoi dettagli moreschi, o all’elegantissima Casa Vélez Daníes, vero simbolo dello stile repubblicano. Per un tuffo nella storia militare (ma con stile), fate un salto al Forte di San Sebastián del Pastelillo, una fortificazione bassa e affascinante (con una bella vista) che oggi ospita uno dei ristoranti più esclusivi della città. Manga è inoltre il rifugio perfetto per il viaggiatore “slow” o per chi è in cerca una passeggiata senza troppi pensieri: potrete camminare sul lungomare (Paseo Peatonal), ammirare gli yacht ormeggiati e godervi la brezza della baia con uno sguardo pazzesco sullo skyline moderno di Bocagrande. Lontano dal caos turistico di Getsemaní, il quartiere vi accoglierà in modo sicuro e piacevole, svelando la sua bellezza nei dettagli architettonici e nel silenzio suggestivo del Cimitero di Santa Cruz de Manga, un gioiellino monumentale. Non aspettatevi comunque che questo quartiere vi offra le classiche attrazioni da lasciarvi senza fiato: Manga è più un luogo dove respirare la vita quotidiana della Cartagena “bene” tra eleganza, tranquillità e tramonti niente male. E spesso questo vale ugualmente tanto.

Casa Román è una vera chicca per gli appassionati di edifici particolari

Il Forte di San Sebastián del Pastelillo non rende in foto, ma si rivela una piacevole sorpresa per chi sceglie di passeggiare sui suoi bastioni

Se come noi siete appassionati di cimiteri monumentali, Santa Cruz de Manga non vi lascerà delusi
Sceglete il Mercado de Bazurto se…
Al contrario, il Mercado de Bazurto è una tappa imperdibile per chi cerca l’anima cruda, caotica e più autentica della Colombia. Dimenticate i percorsi turistici ordinati e i palazzi colorati del centro: qui si entra nel “realismo magico” più selvaggio, quello dove non bisogna temere di sporcarsi un po’ le scarpe. Bazurto non è un posto per viaggiatori delicati, ma un’esperienza sensoriale totale: un immenso labirinto in cui la musica “champeta” (tipica del Caribe) pompa a tutto volume tra grida di venditori, sporcizia e odori intensissimi di spezie, carne e pesce “fresco”. È una vera e propria città nella città dove, tra montagne di frutta esotica mai vista e banchi che vendono letteralmente di tutto, si muove l’economia locale e si respira la Cartagena più vera.

Non abbiamo nessuna foto decente del mercato, anche perché è uno di quei luoghi che vanno semplicemente vissuti – Immagine presa da internet
I meno schizzinosi potranno assaggiare il miglior pesce fritto con riso al cocco della zona al banco di “Donde Rosa la primorosa” (un’istituzione assoluta), mentre i più curiosi potranno immergersi in scene di vita quotidiana impossibili da vedere altrove. Ma mettetevelo bene in testa: il mercato è vasto, confusionario, puzza, sporchissimo, rumoroso. e…a noi è piaciuto tantissimo! Tecnicamente il mercato è attivo tutti i giorni 24 ore su 24, ma il momento migliore per visitarlo è la mattina tra le 7:00 e le 11:00, quando l’energia è al massimo (considerate che la maggior parte dei banchi fa orario 6:00-18:00). Evitate invece di avventurarvi qui nelle ore notturne e cercate di muovervi il più leggeri possibile; lasciate gli oggetti di valore in camera (occhio ai borseggiatori!) e, se preferite, fatevi accompagnare da una guida locale per godervi il caos in totale serenità. Insomma, lasciate a casa il kit da turista perfetto e preparatevi a un’immersione che non dimenticherete facilmente (nel bene e nel male).

Se poi il Mercado de Bazurto pensate che non faccia per voi, ripiegate pure sul Mercado Santa Rita, più moderno e meno autentico ma ugualmente vivace
8. Il quartiere Bocagrande
Oramai Bocagrande ve l’abbiamo fatta vedere da ogni angolazione possibile, perciò è giunto il momento di andarci di persona. Dimenticate per un momento il fascino coloniale del centro storico: una volta messo piede qui, vi sembrerà di essere stati catapultati dritti a Miami. L’anima colorata delle mura svanisce, lasciando il posto a uno skyline di grattacieli moderni che si specchiano sul Mar dei Caraibi. Bocagrande è il volto glamour e balneare di Cartagena, il posto perfetto per una passeggiata rigenerante sul bagnasciuga, magari osservando i pescatori locali che si confondono con il viavai dei turisti, o per concedersi un po’ di shopping al centro commerciale Plaza Bocagrande. Ma cosa fare in un quartiere così moderno? Lo ammettiamo, ce lo siamo chiesti anche noi appena ci siamo arrivati, ma il nostro consiglio è di non limitarvi a camminare tra i viali: salite in uno dei tanti rooftop bar, come l’iconico “51 Sky Bar”, e godetevi una vista a 360° che vi lascerà a bocca aperta (previa consumazione). E, perché no, sorseggiate un aperitivo mentre le luci dei palazzi iniziano a brillare sull’acqua: è il contrasto perfetto per chiudere in bellezza la giornata.

Raggiungere il quartiere Bocagrande a piedi è un’ottima scusa per ammirare le bellezze di Cartagena de Indias da fuori le mura

Senza bisogno di fare shopping o entrare nei locali più esclusivi, Plaza Bocagrande regala scorci mozzafiato a costo zero: sia sul centro storico…

…che sui grattacieli del quartiere. Anche se questo paesaggio non fa per noi, ammirare questi giganti di vetro che si affacciano sul mare ha sempre il suo fascino.
Tuttavia, bisogna essere onesti: se sognate il mare cristallino da cartolina, non è qui che vorrete stendere l’asciugamano, poiché la spiaggia cittadina è scura, vulcanica e spesso troppo caotica. Inoltre, sebbene questo mix di vetro e cemento abbia un indubbio fascino contemporaneo, per noi non regge il confronto con la magia del centro storico. Il quartiere Bocagrande merita comunque una breve visita per apprezzarne i contrasti, ma se cercate il relax caraibico, il consiglio è di lasciarvi i grattacieli alle spalle e puntare dritti verso le isole paradisiache a pochi chilometri da Cartagena…

Questo non sarà di certo il Mar dei Caraibi che vi aspettavate in Colombia

Eppure, passo dopo passo, cambierete idea su questo Bocagrande, apprezzando dettagli sempre nuovi
9. Islas del Rosario
Se il vostro obiettivo è il paradiso caraibico, il consiglio è di lasciarvi fortificazioni storiche e grattacieli alle spalle e puntare dritti verso le Islas del Rosario. Questo arcipelago, parte integrante del Parque Nacional Natural Corales del Rosario y San Bernardo, è un vero gioiello di 21 isole incastonate in acque turchesi. Sebbene esistano altre mete rinomate nei dintorni, come la splendida ma spesso troppo affollata Isla Múcura o la remota Isla Tintipán, noi abbiamo preferito concentrarci sulle Rosario: offrono il mix perfetto tra natura e avventura, sono facilmente raggiungibili in giornata e vantano un eccellente rapporto qualità-prezzo. E, col senno di poi, non avremmo potuto fare scelta migliore.

Ora sì che ci sentiamo nel Mar dei Caraibi!

Ma non illudetevi che queste isole siano dei paradisi: ovunque andrete sarete circondati da folle di turisti e da una distesa di edifici pronti a ospitarli…

…e da montagne di spazzatura a due passi da uno dei mari più belli al mondo.
Per esplorare l’arcipelago, affidarsi a un tour guidato è la scelta più pratica. Le opzioni sono infinite: si va dalle escursioni mirate al relax su una singola spiaggia, fino agli itinerari più intensi per chi, come noi, vuole vedere il più possibile. Abbiamo così scelto un programma di quattro isole che culminasse con l’esperienza più magica di tutte, la bioluminescenza. Ecco perché vi parleremo nel dettaglio soltanto del tour che abbiamo seguito. Partiti dal Molo della Bodeguita, punto di partenza per quasi tutte le escursioni, la prima tappa è stata nei dintorni di San Martín de Pajarales, per uno snorkeling rigenerante tra coralli e pesci tropicali. La giornata è proseguita tra l’atmosfera vivace di Cholón e le acque cristalline di Agua Azul, per approdare infine alla celebre Isla Barú. Qui, dopo un pranzo tipico incluso nel pacchetto, abbiamo avuto tutto il tempo di rilassarci in attesa del calar del sole.

La parte più bella del tour è senza dubbio il lasciarsi dondolare da queste acque surreali

Lo snorkeling vi regalerà avvistamenti di centinaia di pesci colorati, ma purtroppo il corallo vivo è ormai ridotto a pochi frammenti

Basterà sbarcare su una qualunque spiaggia delle isole per capire, con amarezza, che fine abbia fatto tutto il corallo

Ma alla maggior parte dei turisti sembra non importare: basta un drink in mano, servito in uno dei tanti bar immersi nell’acqua

Per fortuna ci ha pensato questo tramonto incantevole a rimetterci in pace con il mondo
E poi, il momento clou: la bioluminescenza. Per chi non la conoscesse, si tratta di un fenomeno naturale incredibile in cui l’acqua si illumina di bagliori blu elettrico. Il merito è di microscopici organismi chiamati dinoflagellati, un tipo di fitoplancton che, come forma di difesa, emette luce quando viene disturbato. In pratica, basta un movimento della mano o una bracciata per scatenare una scia luminosa che trasforma il mare in un cielo stellato. Ma non fatevi scoraggiare se, al vostro arrivo, l’acqua vi sembrerà del tutto scura. Quando la nostra barca ha raggiunto il punto designato, il cielo era ancora tinto dal tramonto e molti compagni di viaggio, scettici, hanno preferito restare a bordo. Noi non ci siamo arresi: siamo entrati in acqua, lasciando che i nostri occhi si abituassero al buio pesto. La pazienza è stata ripagata. Non appena l’oscurità è diventata totale, ogni nostro movimento ha fatto brillare l’acqua di strisce luminescenti. È stata un’emozione rara, di quelle che si provano in pochissimi posti al mondo e che rendono questo tour un’esperienza assolutamente da provare!

Basta un tuffo per rimanere a bocca aperta davanti all’incredibile magia della bioluminescenza
10. San Basilio de Palenque
Parlando di un luogo da visitare nei dintorni di Cartagena, che vi porti “lontano” pur restando vicini, dobbiamo per forza presentarvi San Basilio de Palenque, un luogo che sembra venire direttamente dal cuore dell’Africa. Passeggiando per Cartagena de Indias noterete sicuramente le “palenqueras“, icone viventi di Cartagena che sfilano fiere con i loro abiti variopinti e ceste di frutta tropicale in perfetto equilibrio sul capo. Spesso (se non sempre) avvicinano i turisti per offrire un assaggio di frutta fresca o per proporsi per una fotografia in cambio di un’offerta. Sebbene a tratti possano risultare insistenti, vi invitiamo a guardare oltre, poiché dietro quei sorrisi si cela una storia straordinaria. Queste donne sono infatti le custodi di San Basilio de Palenque (da cui deriva il loro soprannome), la prima comunità di schiavi ad ottenere l’indipendenza dalla corona spagnola nel lontano 1716 e quindi a guadagnarsi la nomea di “Primo popolo libero d’America“.

Loro sono le “palenqueras”, e sarà impossibile non incontrarle durante la vostra visita a Cartagena de Indias
A soli 50 km da Cartagena sarete catapultati in un universo dove la lingua, le tradizioni e l’atmosfera creano un mondo a parte rispetto al resto della Colombia. Trattandosi di un luogo così unico, dichiarato dall’UNESCO Opera maestra del patrimonio orale e immateriale dell’umanità, non potevamo certo lasciarci sfuggire l’opportunità di visitarlo. Ed il migliore modo per farlo è sicuramente con un tour accompagnati da una guida palenquera.

Eccoci tutti e tre a “Palenge” (è così che si pronuncia nella loro lingua) per scoprire un pezzo di storia unico al mondo!

Esiste anche la possibilità di arrivare a Palenque con i mezzi pubblici, ma non sappiamo dirvi molto altro al riguardo
Una volta arrivati nel cuore dell’identità afro-colombiana, si capisce subito che San Basilio de Palenque è più un’esperienza umana che un insieme di “cose da vedere”. In poche parole, a livello monumentale non c’è proprio niente! Il villaggio è estremamente semplice e spartano e le attrazioni sono essenzialmente due: la statua all’ingresso di Benkos Biohó, il leggendario leader della rivolta, e quella dedicata a Kid Pambelé, il pugile che ha reso questo villaggio celebre nel mondo dello sport. Il percorso del tour è però un’immersione totale in una quotidianità che vive di regole proprie: avrete modo di imparare qualche parola di “palenquero” (la lingua creola unica al mondo che ancora resiste), scattare foto ricordo, visitare la scuola locale per conoscere i progetti educativi, parlare con il “dottore-sciamano” del villaggio e sedervi a tavola per un pranzo tipico che, a dir la verità, è pressoché identico a quello che si trova ovunque in Colombia (peccato…).

Se San Basilio de Palenque è conosciuto oggi come il “primo popolo libero d’America”, lo si deve quasi interamente alla visione e al coraggio di quest’uomo, Benkos Biohó

Il meraviglioso motto di Palenque, “I love being black”, racchiude l’essenza di un popolo che ha fatto della propria eredità africana un simbolo di libertà
Durante la giornata, la nostra guida ci ha fatto sbirciare tra le mura domestiche, portandoci a visitare alcune abitazioni private e a fermarci nella sede dei Kombilesa Mi (= I miei amici), il gruppo musicale locale che ha inventato il genere “RFP” (Rap Folclórico Palenquero). Sono stati momenti preziosi, che ci hanno permesso di scoprire da vicino la quotidianità di questa gente e di toglierci qualche curiosità sul loro stile di vita. È un’esperienza che vi porterà a toccare con mano un mondo distante anni luce dalla frenesia turistica della costa, anche se dovrete essere pronti a confrontarvi con una realtà che, pur orgogliosa delle proprie radici ancestrali, è oggi profondamente segnata dal turismo.

Visitare la sede dei Kombilesa Mi è stata la sorpresa più grande del tour. Non capita tutti i giorni di trovarsi così vicini a delle vere leggende locali. Ascoltate una loro canzone per capire il loro talento.
Ed è proprio su questo che vogliamo essere onesti con voi: l’organizzazione del nostro tour, alla fine dei conti, ci ha lasciato l’amaro in bocca. Questo perché la nostra visita è stata strutturata più per cercare mance extra che per raccontare davvero la cultura locale. Il copione è sempre lo stesso: vi presentano il medico della comunità, ed è il momento della mancia; imparate una parola di “palenquero”, mancia; volete una foto o visitare la scuola? Mancia, che domande! Questo clima di pressione costante ci ha impedito di goderci appieno l’autenticità del posto, trasformandoci più in “portafogli a soffietto” che in visitatori. Sia chiaro: noi siamo i primi a voler sostenere le economie locali e a contribuire volentieri, ma quando il rapporto umano viene filtrato solo attraverso il denaro, la magia svanisce. Il nostro consiglio? Non rinunciate a questa tappa, che per la sua storia merita assolutamente di essere inserita nel vostro itinerario, ma cercate una guida o un tour che vi garantisca un approccio meno commerciale. Solo così riuscirete a concentrarvi davvero sulla bellezza di questo luogo unico, prima di puntare dritti verso la prossima tappa.

Avremmo dato non so cosa per poter camminare in totale libertà tra le strade di Palenque
E adesso dove andiamo?
Dopo aver spuntato queste 10 cose da vedere a Cartagena (e dintorni), i vostri sensi saranno pieni di ricordi indelebili, ma la voglia di viaggiare non si sarà certo placata. Certo, lasciare questa città è un po’ come svegliarsi da un sogno troppo vivido: vi resteranno addosso il profumo dei fiori che scendono dai balconi coloniali, i colori dei murales, il calore umido della sera e quel ritmo lento, quasi ipnotico, che solo i Caraibi sanno regalare. Dopo essersi persi tra i vicoli della Ciudad Amurallada e aver respirato la magia autentica di Getsemaní, sembrerà difficile immaginare di poter provare lo stesso innamoramento altrove. Sarà una sfida, quasi un azzardo, ma la bellezza del viaggio sta proprio in questo: nell’avere sempre un nuovo orizzonte da esplorare, una nuova strada da imparare a conoscere, un pezzetto di mondo che ci aspetta per sorprenderci ancora e ancora. Noi abbiamo già chiuso lo zaino, pronti a cercare la prossima meraviglia. E voi, che fate? Venite con noi?

E ricordate che in viaggio la meraviglia non è solo nei luoghi, ma anche negli incontri: come amici nati dal caso e ritrovati nel caos del Carnevale di Barranquilla





