In Australia abbiamo vissuto per due anni. Due anni ricchi di avventure, dove abbiamo percorso oltre 40.000 km “On the Road”, sperimentato avventure pazzesche, visto luoghi meravigliosi e collezionato emozioni indelebili. Ma se c’è un ricordo che più di altri portiamo nel cuore è quello dell’incontro con gli animali australiani. Spesso si parla di loro solo per riferirsi ai più velenosi, pericolosi e mortali, anche se questa è solo una piccola, piccolissima parte di tutte le meravigliose specie che abitano questo enorme Paese. Perché tutti conoscono canguri e koala, ma cosa ci dite del magpie, del casuario, dello wombat o del canguro degli alberi? Non ne avevate mai sentito parlare, vero?
Allora seguiteci in questa lista, ahinoi incompleta (ma lunghissima), dei 46 animali australiani più strani che abbiamo avvistato (e alcuni che avremmo tanto voluto avvistare) durante il nostro viaggio. Vi sveleremo tante curiosità, vi daremo dei consigli su come vederli in libertà e dove. Perché credeteci, non c’è niente di meglio che avere la fortuna di ammirarli nel loro habitat. E l’Australia, con la sua natura incontaminata, è uno dei luoghi migliori al mondo per riuscirci.
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Il Canguro
Nome scientifico: Macropus (“Grandi piedi”)
Come non iniziare la nostra lista degli animali australiani dal marsupiale di cui tutti certamente conoscono l’esistenza? Il canguro, simbolo per eccellenza dell’Australia. Sembrerà strano, ma stancarsi di vederli saltellare allegramente mentre si esplora l’Australia è quasi impossibile. La maggior parte dei visitatori che raggiungono il Paese sceglierà come prima méta una città, ma basterà spostarsi di pochi chilometri nell’entroterra per iniziare ad avvistarne uno. Il canguro, come la maggior parte della fauna selvatica, è più attivo all’alba e al tramonto, motivo per il quale in questi orari è altamente sconsigliato guidare: potreste facilmente investirne uno. E non vorrete di certo fare una cosa del genere a questi teneri musini, vero?

Curiosità sul canguro
- Il popolo aborigeno dei Guugu Yimidhirr lo chiamava “Gangurru” (il motivo è incerto). Proprio da questa parola deriva il termine inglese “kangaroo” e, di conseguenza, il nostro “canguro”.
- In Australia i marsupiali hanno nomi diversi a seconda della fase di crescita o del sesso, anche se sono i canguri ad essere chiamati più spesso con questi appellativi. I piccoli, per esempio, vengono chiamati “joey“; quando crescono, invece, il maschio adulto prende il nome di “boomer”, mentre la femmina adulta viene definita “flyer”.
- La muscolatura del canguro si concentra per l’80% nelle zampe posteriori e nella coda, permettendogli di fare balzi superiori ai 9 metri di lunghezza e di difendersi con poderosi calci (sferrati mentre usa la coda come “terza gamba” d’appoggio). Non dev’essere piacevole riceverne uno.
- Esistono oltre 40 specie di canguro, tuttavia il più famoso è il “Red kangaroo”, il marsupiale più grande al mondo. Il “canguro rosso” puo’ arrivare a superare il metro e mezzo di altezza e un peso di 90 kg, diventando molto pericoloso (sia per gli altri animali che per l’uomo) se fatto arrabbiare. Trovarselo davanti è un misto di stupore e paura.
- E ve lo siete mai chiesti per quale motivo il canguro salta? In pratica, lo fa perché le sue zampe funzionano come delle super molle: ogni volta che tocca terra, i suoi tendini accumulano energia e lo “sparano” in avanti senza che debba fare troppa fatica. Questo trucchetto gli permette di viaggiare per chilometri senza stancarsi mai, coordinando addirittura il respiro con il ritmo dei balzi. È un modo davvero ingegnoso che la natura ha scelto per farlo muovere velocemente (fino ai 70 km/h), senza sprecare preziose energie.
- Però il canguro ha molta difficoltà a muoversi all’indietro (lo fa in modo molto goffo) e perciò è propenso ad andare sempre in avanti. Questa creatura, insieme all’emù, si trova all’interno dello stemma australiano proprio per questo motivo: è simbolo di progresso. L’Australia guarda sempre avanti!

E lo sapevate che i canguri vanno pazzi anche per i pop-corn? E che non amano essere toccati sopra la testa (cosa che tutti fanno)?
Dove e quando vedere i canguri in Australia
L’Australia è il regno del canguro! Questo iconico marsupiale popola gran parte del continente, sebbene di norma è più facile trovarlo fuori dalle città (un’eccezione è il parco di Heirisson Island a Perth), con i Parchi Nazionali i luoghi più adatti per vederli. Uniche zone dell’Australia dove i canguri non hanno trovato un loro habitat adatto sono il caldo centro, l’umida punta nord del Queensland e quasi tutte le isole, compresa gran parte della Tasmania. Ma quali sono i posti più belli per conoscerli? Ovviamente l’isola dei canguri, Kangaroo Island, e la splendida Lucky Bay (nel Cape Le Grand National Park di Esperance), dove poter vedere i simpatici canguri saltellare su una delle spiagge più belle d’Australia.
E quand’è il momento migliore per incontrarli? Senza dubbio il crepuscolo, ovvero le ore dell’alba e del tramonto. Essendo animali crepuscolari, è in questi momenti che escono allo scoperto per brucare, mentre durante il giorno tendono a riposare all’ombra per sfuggire al caldo. Per quanto riguarda il periodo dell’anno, l’inverno australiano (da giugno ad agosto) e la primavera (da settembre a novembre) sono ideali: le temperature più fresche li rendono attivi più a lungo anche durante le ore diurne e i paesaggi verdi offrono lo sfondo perfetto per i vostri avvistamenti. Siamo sicuri che ne vedrete a bizzeffe!

Fare volontariato in un centro per la salvaguardia degli animali
Purtroppo gli incidenti con i canguri sono frequenti. Per fortuna ci sono molte associazioni di volontariato nel Paese che si occupano della tutela dei canguri, intervenendo in caso di feriti gravi. Molto spesso succede che il piccolo nel marsupio della mamma possa sopravvivere nella tasca anche per diverse ore, anche se rimastro orfano. Se avete il tempo necessario e volete fare un’esperienza unica in Australia, cercate centri che accettano volontari dove vi occuperete di aiutare questi piccoli marsupiali a diventare grandi saltatori. I giorni che abbiamo trascorso all’Express Wildlife Rescue (vicino Perth) ce li ricorderemo per sempre: fare da “mamme” a tanti piccoli canguri orfani (e non solo) salvati da morte certa ci ha riempito il cuore, ci ha insegnato tante cose e, soprattutto, ci ha fatto sentire davvero utili.

Nonostante il pessimo carattere della padrona, la loro presenza rendeva tutto molto più bello
Il Koala
Nome scientifico: Phascolarctos cinereus (“Orso con il marsupio dal colore grigio”)
Impossibile non preoseguire con il koala, che con il suo aspetto paffuto e le grandi orecchie arrotondate, è uno degli animali più teneri e amati d’Australia. Questo marsupiale arboricolo trascorre la maggior parte della sua vita sugli eucalipti, di cui si nutre esclusivamente; questa dieta molto povera lo rende un animale molto lento e sedentario, che passa gran parte della giornata a dormire. Vederlo nel suo habitat naturale non è per niente difficile, basterà raggiungere i suoi luoghi preferiti ed alzare la testa verso i rami più grossi degli eucalipti. Va detto però che nonostante la sua apparenza tenera, il koala è pur sempre un essere vivente selvatico ed è giusto ammirarlo da una distanza di sicurezza. Essere toccato è una cosa che lui odia. Ma state tranquilli, perché vi innamorerete del koala anche da lontano…

Ma quanto è dolce?
Curiosità sul koala
- Il nome koala deriva dalla parola “gula” degli aborigeni Daruk. Il significato? “Colui che non beve”, dato che lo vedevano sempre e solo mangiare foglie di eucalipto. Oggi sappiamo che è tutto falso, dato che il koala ogni tanto si disseta, anche se la sua vita non è molto movimentata.
- Non lasciatevi ingannare dalle apparenze: il koala è molto più di un semplice “peluche” vivente. Insieme ai primati, è uno dei pochi mammiferi al mondo a possedere mani e piedi con pollici opponibili e, curiosamente, delle vere e proprie impronte digitali, incredibilmente simili alle nostre. Tuttavia, dietro questa fisionomia quasi “familiare” e l’aspetto mite, si nasconde un carattere deciso: se si sente minacciato o si agita, il koala rompe il silenzio con grida impressionanti e quasi raccapriccianti. Un contrasto bizzarro che ci ricorda come, sotto quella pelliccia morbida, batta il cuore di una creatura selvatica ed imprevedibile.
- Nel 1800 in Australia c’erano milioni di koala, mentre oggi si stima che la loro popolazione sia fra i 2.000 e gli 8.000 esemplari. In soli dieci anni, il 90% della popolazione è svanito a causa di un clima impazzito, tra incendi e alluvioni sempre più presenti nel Paese. Sono stati così ufficialmente inseriti nell’elenco delle specie a rischio di estinzione, ed è molto probabile che a breve diventino solo un meraviglioso ricordo. È tremendo pensare che un giorno qualcuno non potrà conoscere i koala.
- A rendere le cose ancora più difficili c’è lo stile di vita super rilassato del koala: pensate che può starsene beatamente immobile sul suo albero di eucalipto anche per 18 ore al giorno! Non è però semplice pigrizia, ma un trucco per risparmiare energie, visto che mangia solo foglie poco nutrienti. Purtroppo questo ritmo “lento” si riflette anche sulla sua vita sessuale e così nascono troppo pochi cuccioli per far crescere la popolazione. Il recupero della specie è veramente una sfida difficilissima.
- Infine, se sognate di vedere un koala o magari di abbracciarlo, con tanto di foto, in uno zoo o nei “Sanctuary”, ricordate che dietro quel musino adorabile c’è un animale che ama la sua libertà. Vivere in cattività è molto stressante per loro: pensate che in natura possono vivere fino a 20 anni, mentre in cattività spesso non superano i 14. Anche se sembrano “creati” apposta per le foto, sono creature selvatiche che meritano rispetto e spazio. Il modo migliore per amarli è ammirarli da lontano, nel loro habitat naturale!

E’ inutile che fai finta di niente, stavamo parlando proprio di te!
Dove e quando vedere il koala in Australia
Per vedere questo splendido marsupiale australiano nel suo habitat naturale, dovrete necessariamente spingervi fino alla costa est del Paese. I koala si possono vedere quasi in tutta la parte orientale, anche se esistono luoghi dove è quasi sicuro incontrarne uno. I migliori sono sicuramente Magnetic Island (un vero e proprio paradiso per i koala), Raymond Island (famosa per ospitare centinaia di questi dolci marsupiali), Kangaroo Island (oltre ai canguri c’è molto di più) e la celebre strada australiana conosciuta come Great Ocean Road. Se poi non avete la possibilità o la fortuna di ammirare i koala in questi posti, allora potreste optare per alcuni Parchi Nazionali o Riserve in cui il marsupiale vive allo stato brado ma allo stesso tempo protetto da alcune estese aree recintate: stiamo parlando del Yanchep National Park (vicino Perth) e del Tidbinbilla Nature Reserve (vicino Canberra) dove sarà impossibile non scovarlo.
Per avere la certezza di trovarlo, sarebbe meglio cercarlo durante le ore più fresche del mattino o al tardo pomeriggio, quando hanno maggiori probabilità di muoversi o nutrirsi prima di sprofondare nei loro lunghi sonnellini diurni. Per quanto riguarda le stagioni, la primavera e l’estate australiana (da settembre a febbraio) sono i periodi ideali: è la stagione della riproduzione, i koala sono molto più attivi e rumorosi, ed è più facile scorgere i piccoli aggrappati alla schiena delle mamme tra i rami di eucalipto, trasformando l’avvistamente in un sogno ad occhi aperti.
P.S.: Se poi volete vedere un koala, facendogli anche del bene, dovete per forza visitare il “Koala Hospital” a Port Macquarie, L’organizzazione si impegna (tra le tante altre attività) a soccorrere, curare e riabilitare i koala feriti, per poi liberarli nuovamente nel loro ambiente naturale. Il vostro contributo, attraverso il biglietto d’ingresso (o una donazione mensile, qui il sito ufficiale), sarà fondamentale per questa enorme missione: salvare il koala dall’estinzione. Adesso non avete più scuse per lasciarvi sfuggire il koala ed il suo amorevole musetto.

L’Emù
Nome scientifico: Dromaius novaehollandiae (“Corridore della Nuova Olanda”)
Finiamo il trittico di animali iconici dell’Australia con l’emù, il secondo uccello più imponente del mondo (il primo è lo struzzo). Sebbene la sua stazza possa spaventare, in realà è un pennuto estremamente pacifico, e spesso si muove in aree antropizzate senza nessun timore. Conoscere da vicino un emù è un’altra imperdibile esperienza da fare nel Continente australiano.

Curiosità sull’emù
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Dopo lo struzzo, l’emù si impone come il secondo uccello più grande del pianeta, e le sue proporzioni sono tutt’altro che trascurabili: questo gigante piumato può infatti sfiorare i 2 metri d’altezza e superare i 60 kg di peso. Una stazza simile non può che produrre uova altrettanto spettacolari: quelle dell’emù sono tra le più grandi al mondo, veri e propri giganti della natura che possono pesare oltre mezzo chilo. Ma la vera sorpresa risiede nella “voce”, dato che l’emù comunica attraverso un verso gutturale, basso e incredibilmente profondo, molto simile al battito di una grancassa.
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Proprio come il suo parente struzzo, l’emù non sa volare, ma ha compensato questa mancanza con la capacità di raggiungere i 50 km/h a corsa. E vi ricordate anche perché l’emù è stato scelto, insieme al canguro, sullo stemma nazionale australiano? Sono entrambi animali che non sanno camminare all’indietro! Per questo sono diventati il simbolo perfetto di un Paese che guarda sempre avanti, puntando al progresso e alla crescita costante.
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Ma la curosità più bella sull’emù sembra uscita direttamente da una fiaba: “La grande guerra contro gli emù“. Siamo nel 1932 e la proliferazione degli emù sta causando danni alle colture e mettendo a rischio l’economia australiana. Lo Stato non sa più che fare, quindi decide di dispiegare l’esercito e dichiarare guerra al povero pennuto. Vengono impiegate addirittura armi da fuoco, ma incredibilmente…vincono gli uccelli, dimostrando un’intelligenza e una capacità di adattamento superiore a quella dell’uomo. Una storia che dovremmo raccontare più spesso, a ricordarci che non siamo noi a comandare.

Sono così teneri che anche Leo ha provato ad addestrarne un paio
Dove e quando vedere gli emù in Australia
Grazie a questo spirito di adattamento fuori dal comune, l’emù regna sovrano in quasi tutta l’Australia: lo si trova ovunque, dalle coste bagnate dall’oceano fino al cuore arido del deserto, passando per le foreste più fitte. Il periodo ideale per incontrare gli emù è la primavera australiana, tra settembre e novembre, quando il clima è piacevole e si possono addirittura avvistare i tenerissimi cuccioli assieme ai genitori. Anche l’autunno (da marzo a maggio) è un’ottima scelta per esplorare l’entroterra senza il caldo soffocante dell’estate. Sebbene l’Outback di ogni Stato ne sia pieno, i posti dove siamo riusciti a fare gli incontri più ravvicinati sono la selvaggia Kangaroo Island, il bel Wilsons Promontory e la leggendaria Great Ocean Road. Spesso verranno addirittura gli emù a trovarvi nei campeggi. Tuttavia, Tower Hill resta il nostro posto del cuore: un vero paradiso per vederli da vicino nel loro habitat e magari “scambiarci due parole”.

Il Magpie
Nome scientifico: Gymnorhina tibicen (“Pifferaio dal naso nudo”)
C’è un altro protagonista australiano che imparerete quasi subito a conoscere: il magpie. Lungo circa 40 cm e con un piumaggio bianco e nero che ricorda le nostre gazze (anche se non sono per niente parenti), questo uccello è onnipresente nei parchi e nelle strade del continente. La sua voce è una meraviglia, con quel mix di fischi e gorgheggi che fa da colonna sonora a ogni alba e tramonto. Tuttavia, non fatevi incantare troppo dal suo canto, dato che dietro l’apparenza pacifica si nasconde un animale incredibilmente territoriale. Durante la stagione degli amori (da settembre a dicembre), l’istinto protettivo dei maschi si accende e dà il via al temuto“magpie-swooping“: picchiate improvvise e attacchi diretti con becco e artigli contro chiunque si avvicini al nido, umani compresi. I bersagli preferiti? Ciclisti e pedoni. Perché In Australia, anche un uccello apparentemente innocuo può rivelarsi un avversario temibile.

Curiosità sul magpie
- Rimanendo sul discorso degli attacchi territorali del magpie, vogliamo snocciolarvi qualche dato: ogni anno in Australia si registrano più di 3.500 attacchi alle persone, con quasi il 15% che finisce per ferire gravemente (principalmente agli occhi, ahia!). Tuttavia, esiste una buona notizia: soltanto il 10% dei maschi diventa aggressivo, cosicché la probabilità di incontrare un esemplare aggressivo è relativamente bassa. Voi comunque passateci sempre a distanza.
- Gli australiani per proteggersi dai temuti attacchi del magpie indossano, e fanno indossare soprattutto ai più piccoli, elmetti con attaccate delle fascette da elettricista o cappelli a tesa larga, e occhiali da sole per proteggere gli occhi. Alcuni utilizzano addirittura bandiere o ombrelli per dissuadere del tutto gli uccelli. Quindi se per strada incontrare persone con fascette sulla testa mentre vanno in bicicletta o ombrelli quando c’è il sole pieno non vi preoccupate, è tutto normale.
- Lo sappiamo, vi abbiamo spaventato con il “magpie-swooping”. Sappiate però che, al di là di questa aggressività stagionale, il magpie è un animale socievole, capace di creare legami forti con le persone che lo rispettano e lo nutrono. Questo perché sono uccelli molto intelligenti, capaci di riconoscere i volti umani e formare legami con le persone che si prendono cura di loro o che li nutrono regolarmente. Questo però vale anche al contrario: se provate a fargli del male, si ricorderanno di voi e prima o poi potrebbero farvi pentire delle vostre azioni. Il “Karma” in carne e..piume!

Il magpie è una tale minaccia che, oltre ai cartelli stradali, gli australiani hanno dovuto creare un vero e proprio database online, chiamato “Magpie Alert”, per segnalare in tempo reale le zone pericolose.
Dove e quando vedere il magpie in Australia
Il magpie australiano è un vero genio dell’adattamento, un volatile così intelligente che ha imparato a vivere benissimo tra noi, diventando un vicino di casa fisso in città e nei sobborghi. Che si tratti del giardinetto sotto casa o di una foresta selvaggia, lui è sempre lì, a suo agio ovunque ci sia un po’ di cibo e un buon ramo su cui stare. Proprio per questo, è facilissimo incontrarlo nei parchi o nelle zone agricole di quasi tutta l’Australia, con l’eccezione del grande deserto centrale o del profondo nord. Quindi potrebbe essere proprio lui il primo animale ad accogliervi al vostro arrivo in Australia. E non fatevi spaventare dalla loro “cattiveria”: noi ne abbiamo incontrati tantissimi e non abbiamo mai avuto problemi. Basta solo fare un po’ più di attenzione tra settembre e dicembre, quando diventano un po’ più protettivi verso il territorio, ma per il resto dell’anno sono dei compagni di viaggio davvero simpatici.

Il Coccodrillo d’acqua salata
Nome scientifico: Crocodylus porosus (“Coccodrillo pieno di callosità”)
Il coccodrillo d’acqua salata, che gli australiani chiamano affettuosamente (e con un timore reverenziale) “Saltie“, è il sovrano indiscusso del Top End. È il rettile vivente più grande del pianeta: un predatore preistorico capace di dominare con la stessa letale naturalezza sia le profondità dell’oceano che i fiumi d’acqua dolce, rendendo ogni specchio d’acqua un suo potenziale territorio. Si tratta di una vera macchina perfetta, rimasta quasi identica per milioni di anni e sopravvissuta al tempo. Vederlo scivolare silenzioso nell’acqua o restare immobile sulle rive è un’esperienza che toglie il fiato (in tutti i sensi); è l’animale che più di ogni altro ci ha fatto venire la pelle d’oca, ricordandoci con un solo sguardo quanto l’Australia sappia essere ancora selvaggia, primordiale e pericolosa.

Un animale splendido, che preferiamo ammirare soltanto da una certa distanza…
Curiosità sul coccodrillo d’acqua salata
- Qualche dato per farvi tremare le gambe. I maschi di coccodrillo di acqua salata possono superare i 6 metri e pesare più di una tonnellata, dei veri dinosauri moderni con una pelle così coriacea da respingere persino i proiettili. Inoltre il loro morso è il più potente del pianeta, capace di frantumare ossa e gusci di tartaruga senza sforzo. Ma non sono solo muscoli: sono predatori intelligentissimi che memorizzano le abitudini delle prede (umani inclusi!), motivo per cui non bisogna mai campeggiare nello stesso punto per più giorni in una zona da loro abitata. Esiste però una “buona” notizia: sebbene i “Saltie” abbiano una forza micidiale nel chiudere la bocca, i muscoli per aprirla sono debolissimi. In teoria, un uomo potrebbe tenerla chiusa a mani nude. Chi se la sente di provare?
- Sapevate che i coccodrilli di acqua salata ingoiano anche le pietre? Non è affatto stupidità, anzi: questi sassi agiscono come una sorta di macina nello stomaco, aiutandoli a triturare e digerire i pasti più pesanti. Eppure, nonostante siano predatori insaziabili, c’è un solo animale che non oserebbero mai mangiare, il piviere egiziano. Tra i due esiste un patto incredibile: l’uccellino entra con estrema disinvoltura nella bocca spalancata del coccodrillo per ripulirla dai parassiti. In fondo, anche lui tiene alla sua igiene orale!
- La sua tecnica di caccia è un capolavoro di pazienza e mimetismo. Il coccodrillo resta quasi del tutto sommerso vicino alla riva, immobile, potendo rimanere sul fondo addirittura fino a 2 giorni interi. Per riuscirci rallenta il cuore fino a soli due o tre battiti al minuto, riducendo al minimo il consumo di ossigeno. In questo stato di trance letale diventa quasi invisibile, pronto a scattare verso la preda.
- Secondo i ricercatori, la chiave per curare l’HIV e la resistenza agli antibiotici potrebbe essere nel sangue di coccodrillo. Nel 2019, uno studio ha notato qualcosa di incredibile: i coccodrilli si infliggono ferite gravi l’uno sull’altro, ma nonostante vivano in acque infestate da batteri, guariscono in pochissimo tempo e senza riportare alcuna infezione.
- Si dice che i coccodrilli piangano dopo aver divorato le loro prede, un’immagine che ha dato vita al celebre detto “lacrime di coccodrillo“. In realtà, non c’è alcun pentimento: è un processo fisiologico che serve a lubrificare l’occhio e a espellere il sale in eccesso. Ma la cosa più incredibile è che queste lacrime diventano una risorsa preziosa per altri abitanti della natura, dato che farfalle e api si posano delicatamente sul muso del predatore per cibarsene.
- In Australia circolano storie leggendarie di cacciatori che narrano di “Salty” lunghi oltre 8 metri. Il caso più celebre è quello di Normanton, nel Queensland, dove si racconta di un colosso di ben 8,63 metri (soprannominato “Krys“) abbattuto nel 1957. Tuttavia, senza prove fotografiche certe o misurazioni certificate secondo gli standard moderni, queste storie restano sospese tra il mito e la realtà, alimentando il mistero che circonda i sovrani del Top End.
- E per ultimo, ma “Il coccodrillo come fa“? Beh, finalmente avete una risposta: a differenza di quanto si possa immaginare, il coccodrillo di acqua salata è un animale incredibilmente rumoroso! I maschi dominanti emettono ruggiti così profondi da far vibrare l’acqua e il petto di chi li ascolta, mentre per avvertire gli intrusi utilizzano soffi d’aria simili a potenti compressori. Persino i piccoli sono “chiacchieroni”, comunicando con la mamma attraverso cinguettii già prima di uscire dall’uovo. A questo coro naturale si aggiunge il suono più inquietante di tutti: il colpo secco e violento delle mascelle che si chiudono a scatto, un rumore che, una volta sentito dal vivo, non si dimentica più. Noi ne siamo testimoni…

Ecco la scala reale del mito: se “Kris” fosse esistito davvero, Leo non sarebbe che un piccolo spuntino per le sue fauci.
Dove e quando vedere il coccodrillo d’acqua salata in Australia
I “Salties” abitano la parte settentrionale del continente, in una fascia che va da Broome (nel Western Australia), attraversa tutto il Northern Territory e arriva fino a Rockhampton (nel Queensland). Per un avvistamento in totale sicurezza, le tappe imperdibili sono il Kakadu National Park e il Daintree River: quest’ultimo, in particolare, offre le migliori crociere d’Australia con avvistamento praticamente garantito. Un’altra méta celebre è l’Adelaide River, vicino a Darwin, famoso per i “coccodrilli saltanti”, un’esperienza che però ci sentiamo di non consigliarvi (a nostro parere non è etico). In questi luoghi potrete vederli tutto l’anno, anche se il momento ideale per incontrarli è la stagione secca, da maggio a ottobre. In questo periodo il livello dei fiumi si abbassa e i coccodrilli d’acqua salata trascorrono ore sulle rive a scaldarsi al sole, rendendo molto facile scovarli. Durante la stagione delle piogge, invece, i livelli dell’acqua si alzano e la vegetazione si allaga, permettendo ai coccodrilli di disperdersi nel territorio e diventando, così, molto più difficili da avvistare.

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Il Coccodrillo d’acqua dolce
Nome scientifico: Crocodylus johnstoni (“Coccodrillo di Johnston”)
In Australia il pericolo non arriva solo dall’oceano. Sebbene il temibile coccodrillo d’acqua salata possa spingersi talvolta nei fiumi, la vera sorpresa delle acque interne è il coccodrillo d’acqua dolce, chiamato confidenzialmente dagli australiani “Freshie“. Questo abitante dei corsi d’acqua del nord si distingue nettamente dal cugino marino, il che lo rende facilmente riconoscibile: è più piccolo, snello (in media raggiunge i 2,3 metri per 70 kg) e possiede un muso lungo e sottile, perfetto per cacciare pesci e piccoli anfibi. I suoi denti lunghi e sottili, visibili anche quando la bocca è completamente chiusa, gli donano un aspetto quasi preistorico. Ma la notizia migliore è che, nonostante sia un predatore, il “Freshie” è generalmente schivo e non attacca quasi mai l’uomo, a meno che non si senta minacciato (non andate a stuzzicargli i cuccioli, quindi…). È proprio questa sua natura riservata a rendere l’incontro con lui uno dei momenti più affascinanti e autentici dell’Outback australiano.

Sarà anche innocuo, ma non moriamo dalla voglia di farci il bagno insieme. Terrore puro, in formato ridotto.
Curiosità sul coccodrillo d’acqua dolce
- Il suo muso stretto e affusolato non è solo una scelta estetica, ma uno strumento di precisione progettato perfettamente per l’acqua. È così affilato che fende l’acqua minimizzando la resistenza e le vibrazioni, permettendogli di sferrare un attacco laterale fulmineo contro pesci e rane senza quasi fare rumore o onde. Inoltre, mentre i coccodrilli di acqua salata hanno denti fatti per frantumare ossa, quelli del “Freshie” sono sottili e affilati come spilli, perfetti per “impalare” pesci agili e crostacei.
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Il coccodrillo d’acqua dolce è uno dei rarissimi rettili al mondo capaci di “galoppare“. Quando si sente minacciato sulla terraferma, può spingersi con le zampe posteriori e sollevare l’intero corpo, raggiungendo così anche i 20 km/h. Questo movimento asimmetrico, simile a quello di un cavallo o di uno scoiattolo, gli permette di superare rapidamente terreni accidentati per tuffarsi in acqua e salvarsi letteralmente la pelle.
- Scovare un coccodrillo d’acqua dolce purtroppo non è affatto semplice, ma se ci riuscirete lo troverete quasi certamente appollaiato su rocce elevate. È infatti un agile scalatore, capace di scalare pareti rocciose ripide e superare piccoli argini per raggiungere bacini isolati o per godersi il sole in posizioni sopraelevate, lontano da potenziali disturbatori.
Dove e quando vedere il coccodrillo d’acqua dolce in Australia
Il “Freshie” abita esclusivamente le acque dolci dell’entroterra tra il Queensland, il Western Australia e il Northern Territory, ed è proprio in quest’ultimo che avrete le migliori probabilità di avvistarlo. I luoghi ideali per scovarli nel Top End sono le spettacolari gole del Katherine Gorge nel Nitmiluk National Park, dove vengono organizzati ottimi tour, i suggestivi “billabong” del Kakadu National Park, magari partecipando alla famosa crociera sul Yellow Water, oppure gli specchi d’acqua intorno alle cascate del Litchfield National Park. Se invece vi trovate negli altri due Stati, vi consigliamo di cercarli lungo le sponde del Lake Argyle in Western Australia o durante una navigazione sul Kuranda River nel Queensland. Li vedrete spesso immobili sulle rocce o intenti a crogiolarsi al sole proprio ai piedi delle cascate, specialmente nei punti in cui l’acqua è più calma e ferma. Il segreto per avvistarli, proprio come i cugini d’acqua salata, è andare in questi posti durante la stagione secca, da maggio a ottobre. Con il ritiro delle acque, questi rettili si concentrano in pozze e laghetti permanenti (i cosiddetti “billabong”), diventando estremamente facili da individuare. Ricordatevi però che anche se sembrano tranquilli, sono pur sempre coccodrilli! Noi, purtroppo, abbiamo dovuto rinunciare alle crociere per una questione di budget, ma la fortuna è stata comunque dalla nostra parte: siamo riusciti a vederne uno, seppur in lontananza, proprio tra le rocce del Katherine Gorge, mentre facevamo uno dei numerosi percorsi all’interno del Parco.

Il Vombato (Wombat)
Nome scientifico: Vombatus ursinus (“Simile a un orso”)
Dopo avervi messo un po’ di timore con gli ultimi animali, è il momento di farvi battere il cuore con la creatura che più di tutte incarna la dolcezza australiana. E non parliamo di una tenerezza qualunque, ma dell’essere più adorabile che possiate mai incontrare sulla faccia della terra: il vombato (che preferiamo chiamare con il nome inglese, “wombat”). Questo marsupiale, unico nel suo genere, è un abitante timido e riservato, un “batuffolo” massiccio con un pelo foltissimo e zampe corte e robuste. Sembra quasi un incrocio magico tra un orsetto e un tasso, con un musetto così dolce che vi farà venire voglia di portarvelo a casa all’istante! Per noi non ci sono dubbi: il wombat deve essere in cima alla vostra lista di “Animali da vedere in Australia”.

Quanti morsini ti darei!
Curiosità sul wombat
- Il wombat è un abile scavatore, capace di creare intricate reti di tunnel sotterranei che gli offrono riparo e protezione. Le sue tane, vere e proprie fortezze sotterranee, possono estendersi per decine di metri e ospitare diverse camere, utilizzate per dormire, partorire e allevare i piccoli.
- Proprio per questo il marsupio è una delle sue principali caratteristiche. A differenza degli altri marsupiali, quello del wombat è rivolto all’indietro (come una felpa messa al contrario): un adattamento geniale alla vita sotterranea che impedisce a terra e detriti di finire in faccia al piccolo mentre la mamma scava le sue enormi tane. Insomma, un animale che unisce un’intelligenza pratica a una tenerezza infinita.
- Nonostante la sua apparenza goffa e il suo passo lento, il wombat è capace di scatti di velocità sorprendenti. La sua reputazione di animale pigro è vera solo quando si dedica al pascolo, brucando erba e radici con calma. Ma quando il pericolo si avvicina, il wombat si trasforma in un fulmine, coprendo il terreno con una rapidità inaspettata. Può raggiungere velocità di punta di 40 km/h. Peccato non averlo visto correre, solo immaginandocelo ci scoppia il cuore.
- Il wombat ha uno stomaco minuscolo ma efficiente. Queste dimensioni ridotte lo collocano tra gli animali con lo stomaco più piccolo in proporzione al corpo. Ma in natura tutto ha una ragione: grazie alla sua dieta ricca di fibre, lo stomaco si è adattato ad estrarre il massimo nutrimento da ogni boccone, ottimizzando al massimo le risorse disponibili.
- Ma il vero primato detenuto dal wombat è molto singolare: è l’unico mammifero al mondo a produrre feci dalla forma cubica! Questa particolarità non è un semplice capriccio della natura, ma un ingegnoso adattamento evolutivo. Le feci cubiche, infatti, non rotolano via come quelle di altri animali, ma rimangono saldamente al loro posto, diventando dei veri e propri segnali di confine. Imbattersi in un piccolo cubo marrone è un indizio inequivocabile: un wombat è nelle vicinanze. Così tanta dolcezza in un singolo animale, che deve per forza soffrire di diabete…

Sono talmente buffe che riescono nell’impresa impossibile di non sembrare affatto schifose
Dove e quando vedere il wombat in Australia
Se il wombat non è ancora nella vostra lista dei desideri australiani, dovete rimediare subito! Avvistarli in natura può essere una piccola sfida, ma la ricompensa è un’emozione che non si dimentica. Ci sono comunque posti dove incontrarli è più semplice del previsto: nel Victoria sono famosi il Wilsons Promontory e Tower Hill, anche se, a dire il vero, la nostra esperienza personale non abbia confermato questa fama. Per fortuna, però, ce ne sono altri: i nostri primi incontri ravvicinati sono avvenuti in Tasmania, a Cradle Mountain, dove però erano schivi e scappavano via troppo in fretta. E poi c’è un posto magico che batte tutti, sia per bellezza che per possibilità di avvistarli. Stiamo parlando di Maria Island, la nostra isola del cuore. È un vero santuario naturale dove i wombat sono ovunque e passeggiano tranquilli tra i visitatori senza alcun timore. Se la visitate tra aprile e agosto, magari uscendo verso l’ora del crepuscolo, vedrete il vostro sogno realizzarsi in un attimo. Poter osservare il wombat mentre vi si avvicina curioso è un privilegio che difficilmente dimenticherete.

Noi, a dire il vero, è come se fossimo ancora lì con loro!

Il Canguro Arboricolo (degli Alberi)
Nome scientifico: Dendrolagus (“Lepre degli alberi”)
Se pensate che i canguri sappiano solo saltare tra le pianure polverose, il canguro arboricolo (o “degli alberi”, che suona molto più simpatico!) vi farà letteralmente cambiare idea. Mescolate un piccolo canguro, un lemure e una scimmia e vi verrà fuori questo dolcissimo marsupiale con una folta pelliccia lanosa, una coda lunghissima che usa come bilanciere per non cadere e zampe anteriori forzute con artigli perfetti per scalare i tronchi. A differenza dei suoi parenti terrestri, questi incredibili acrobati si muovono con un’agilità pazzesca tra le chiome della foresta pluviale, saltando da un ramo all’altro come se nulla fosse. Vi diciamo la verità: non ne avevamo mai sentito parlare prima di venire in Australia, ed è stata una delle creature più rare e straordinarie del nostro viaggio!

La foto non rende giustizia (l’abbiamo scattata sotto una pioggia torrenziale), ma dal vivo vi assicuriamo che è davvero meraviglioso!
Curiosità sul canguro degli alberi
- Si pensa che i progenitori dei canguri in origine vivessero sugli alberi, e quindi fossero piccoli marsupiali arboricoli molto simili ai possum australiani di oggi. A un certo punto decisero di scendere a terra e, col tempo, il loro corpo è cambiato per permettergli di saltare velocemente tra rocce e pianure. Resta tuttavia un mistero cosa abbia spinto, in seguito, i canguri arboricoli a compiere il percorso inverso, tornando a popolare le chiome degli alberi.
- Una cosa però è certa: si sono riabituati alla vita sospesa alla perfezione! Se il canguro degli alberi a terra puo’ sembrare lento e un po’ impacciato, con un’andatura traballante dovuta alla sua stazza, una volta tra le chiome si trasforma in qualcosa d’incredibile. Si arrampicano a folle velocità, trattenendo con gli arti anteriori il tronco dell’albero e saltellando con le potenti zampe posteriori, permettendo alle “mani” di scivolare. Per farlo usano braccia robuste e piedi larghi, dotati di cuscinetti gommosi e lunghi artigli che garantiscono una presa d’acciaio. Inoltre, a differenza dei loro cugini terrestri, hanno una flessibilità incredibile: possono muovere le zampe in modo indipendente e persino camminare all’indietro, doti fondamentali per districarsi tra i rami. E poi la loro lunghissima coda, spesso più grande del corpo, non serve per appendersi (non è prensile come quella delle scimmie) ma fa da bilanciere perfetto per mantenere l’equilibrio durante le manovre più azzardate. E se devono scendere in fretta? Niente paura: sono saltatori eccezionali, capaci di balzare da un ramo all’altro per 9 metri o di lanciarsi nel vuoto da oltre 18 metri. Atterrano al suolo senza un graffio, grazie a una capacità di ammortizzare i colpi che farebbe invidia a una molla!
Dove e quando vedere il canguro degli alberi in Australia
Vedere un canguro degli alberi è una vera sfida: con così pochi esemplari rimasti, è uno degli animali più difficili da scovare in tutta l’Australia. Queste creature timide e solitarie vivono esclusivamente nelle fitte foreste del Far North Queensland, tra le Atherton Tablelands e il Daintree National Park e non si spostano mai da questa stretta fascia tropicale. Se volete tentare la fortuna, il periodo migliore è la stagione secca (da maggio a ottobre), preferendo le ore dell’alba o del crepuscolo, quando i canguri si svegliano per nutrirsi. Durante il giorno è quasi impossibile notarli perché dormono raggomitolati tra le fronde, da veri maestri del mimetismo. Ma se cercate un colpo sicuro, c’è un unico posto da visitare: le “Nerada Tea Rooms”. In questa piantagione di tè, i canguri amano riposare sugli alberi proprio accanto alla caffetteria, tanto che i dipendenti sanno (quasi) sempre indicarvi dove avvistarne uno.

Se trovate questo cartello, siete sulla giusta strada!

La Farfalla Ali d’Uccello di Cairns
Nome scientifico: Ornithoptera euphorion (“Ala d’uccello di Euforione”)
Già che vi siete spinti fino al Queensland tropicale, alzate gli occhi al cielo: potreste avvistare la farfalla ali d’uccello di Cairns, la più grande specie endemica d’Australia. Il nome non è stato scelto a caso: con un’apertura alare che in media sfiora i 15 centimetri, il suo volo è così maestoso e ritmato da ricordare quello di un uccellino piuttosto che quello di un comune insetto. Inoltre in questa specie maschio e femmina sembrano appartenere a due mondi diversi. Il maschio è un capolavoro di contrasti, con ali nero velluto striate di un verde smeraldo così elettrico da apparire fluorescente sotto il sole. La femmina, pur rinunciando a quei riflessi brillanti, è una vera regina per dimensioni: superando nettamente il compagno, si aggiudica lei il titolo di “gigante d’Australia”, sfoggiando un’eleganza sofisticata tra ricami bianco-crema e tocchi di giallo su sfondo scuro.

Curiosità sulla farfalla ali d’uccello di Cairns
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Con un’apertura alare che può raggiungere anche i 18 centimetri, le femmine di questa specie sono così grandi che, vedendole sorvolare le chiome degli alberi, è davvero facile scambiarle per piccoli uccelli. Questa maestosità fa sì che il maschio, per conquistarla, diventi un corteggiatore instancabile. Insegue così la femmina librandosi sopra di lei e inondandola di feromoni, prodotti da speciali scaglie sulle ali, in una danza aerea che sembra quasi un gioco di seduzione d’altri tempi.
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La vita di queste farfalle è legata a doppio filo a una pianta specifica, la “Aristolochia acuminata“. Quando sono bruchi se ne nutrono avidamente, accumulando nel proprio corpo potenti tossine che li rendono velenosi per qualsiasi predatore. La cosa incredibile è che questa protezione chimica rimane efficace per tutta la vita, rendendo la farfalla adulta un boccone letale per uccelli e lucertole, che imparano presto a tenersi alla larga da quei colori così appariscenti.
- Sfortunatamente questo perfetto equilibrio naturale è oggi minacciato da l’introduzione di una pianta rampicante invasiva, nota come “Fiore di calicò“. Questa pianta straniera inganna le farfalle madri, che la scambiano per la loro pianta adorata “Aristolochia acuminata” e vi depongono le uova. Tuttavia le sue foglie sono troppo tossiche anche per i suoi bruchi, che muoiono non appena iniziano a nutrirsi, mettendo a serio rischio le popolazioni locali di questo magnifico gigante del Queensland.
Dove e quando vedere la farfalla ali d’uccello di Cairns
Il nome dovrebbe già dire tutto, ma se aveste ancora qualche dubbio sappiate che questa meraviglia vive esclusivamente nelle foreste pluviali del Queensland nord-orientale, in quella magica fascia che va da Mackay fino a Cooktown. I luoghi dove avrete più chance di avvistarla sono comunque i dintorni di Cairns, Kuranda e il Daintree National Park dove, grazie al clima tropicale, vola praticamente tutto l’anno. Ma il vero spettacolo avviene tra settembre e maggio, con un picco magico a fine estate (febbraio-marzo), quando il caldo e l’umidità rendono queste farfalle particolarmente attive. Tuttavia, nonostante le dimensioni generose, vederle nel fitto della giungla resta una sfida. Se non volete affidarvi solo alla fortuna, vi consigliamo un luogo davvero speciale e soprattutto etico: l’“Australian Butterfly Sanctuary” di Kuranda. Non è un farfallario-zoo tradizionale, ma un rifugio dove le farfalle vengono curate e poi rimesse in libertà. Proprio per questo i ritmi sono quelli lenti della natura; sicuramente non ne vedrete a decine tutte insieme, ma la soddisfazione di osservare da vicino gli esemplari più rari e spettacolari del Paese è un’emozione impagabile.

Tra i vari esemplari, al farfallario di Kuranda potrete vedere anche la rara “Farfalla Coda di Rondine degli Agrumi”…

…e ammirare anche la maestosa “Falena Ercole”, il lepidottero più grande al mondo! Se la vedrete protetta in una teca, non è per cattiveria, ma è per garantirle la tranquillità necessaria per completare il suo brevissimo ciclo vitale, lontano dai pericoli del mondo esterno.

Il Dingo
Nome scientifico: Canis dingo (“Cane dingo”)
Il dingo è, in poche parole, l’equivalente del nostro lupo o del coyote nordamericano. Questo affascinante canide selvatico è il vero re dell’Outback, capace di adattarsi alle condizioni più estreme d’Australia. Non fatevi però ingannare dal suo aspetto: non è un cane domestico randagio, ma una specie a sé stante con tratti unici e un istinto predatore purissimo. Un consiglio? Ammiratelo da lontano, perché noi, fossimo in voi, non vorremmo proprio farlo arrabbiare.

Curiosità sul dingo
- Come vi dicevamo, questi animali sono geneticamente molto diversi dai nostri amici a quattro zampe: il dingo ha infatti preso una strada tutta sua, separandosi dai cani domestici circa 10.000 anni fa. Questo spiega in parte anche perché non sappia abbaiare, ma emetta solamente ululati profondi; un dettaglio curioso che gli è valso il soprannome di “Dumb Dog”, ovvero il cane muto.
- Per la rubrica “Capita solo in Australia...“: per evitare gravi perdite nei greggi di pecore dell’Australia meridionale, nel 1885 fu terminata la “Dingo Fence“, ovvero una delle strutture artificiali più lunghe e singolari al mondo. Pensate che questa recinzione si estende per ben 5.614 km lungo il Paese, partendo da Jimbour nel Queensland fino alla costa di Nundroo nel Southern Australia. In poche parole una staccionata lunga quasi 5 volte l’Italia…
Dove e quando vedere il dingo in Australia
Il dingo è un predatore formidabile ma anche un tipo piuttosto timido, quindi avvistarlo in libertà richiede un pizzico di fortuna. Se volete andare sul sicuro, il posto per eccellenza è Fraser Island, un’isola Patrimonio UNESCO in cui questi canidi sono i veri padroni di casa e ormai sono abituatissimi alla presenza umana. Se purtroppo, come è successo a noi, non riuscite a includere l’isola nel giro, puntate dritti verso l’Outback o i grandi Parchi Nazionali del Northern Territory, come il Kakadu o l’Uluru-Kata Tjuta. Il segreto è andarci durante l’inverno australiano, tra giugno e agosto: con il clima più fresco, i dingo restano attivi anche di giorno invece di nascondersi dal sole cocente. Ma ricordate che il momento magico, come per quasi tutti gli animali del “Down Under”, resta sempre il crepuscolo. Comunque vi avvisiamo: non è scontato vederli! Noi, ad esempio, non ne abbiamo visto nemmeno uno in quelle zone, ma siamo stati sorpresi da diversi avvistamenti durante la traversata della splendida Savannah Way, nell’estremo nord del Paese.

Il Dromedario
Nome scientifico: Camelus dromedarius (“Cammello corridore”)
Rimanendo tra le terre rosse e infinite dell’Outback, è impossibile non parlare del dromedario. Sebbene la mente voli subito ai deserti arabi e alle carovane del Sahara, questo gigante del deserto è diventato una presenza tanto inaspettata quanto affascinante nel panorama australiano. Vederli sbucare tra i cespugli di “spinifex” è sempre un colpo d’occhio incredibile, soprattutto se si pensa che qui vivono totalmente allo stato brado, liberi di vagare in branchi numerosi tra le dune e le distese di terra bruciata dal sole. Tuttavia, per quanto sembrino a casa propria, il dromedario non è affatto un animale endemico, e qui sotto vi sveliamo tutta la loro incredibile storia.

Ah, ricordatevi sempre che il dromedario è quello con una gobba sola, a differenza del cammello che ne ha due!
Curiosità sul dromedario
- Torna “Capita solo in Australia…”! Come avrete immaginato, i dromedari non sono esattamente originari dell’Australia. Furono spediti qui nel XIX secolo per fare il lavoro sporco come instancabili animali da soma, ma con l’arrivo dei motori nel Novecento vennero “licenziati” e abbandonati in massa. Liberi e senza veri predatori intorno, i dromedari si sono moltiplicati alla velocità della luce, creando la popolazione selvatica più grande del pianeta.
- Tra il 2000 e il 2009, la “Millennium Drought” mise in ginocchio l’Australia con una siccità senza precedenti. Spinti dalla sete, migliaia di dromedari invasero le piccole comunità dell’Outback, distruggendo cisterne e tubature in cerca di sollievo. Per arginare l’emergenza, il Northern Territory scelse la via più drastica: un piano di abbattimento per 6.000 esemplari nel tentativo di proteggere le ultime risorse idriche. È il triste paradosso della storia umana: prima li abbiamo importati per costruirci un futuro, poi li abbiamo eliminati perché diventati un ostacolo.

Povero dromedario: sedotto, abbandonato e infine addirittura ucciso
Dove e quando vedere il dromedario in Australia
Per avvistare un dromedario selvatico c’è un solo modo: spingersi nel cuore profondo dell’Outback, dove il caldo e gli spazi infiniti creano l’habitat perfetto per questi giganti. Se volete tentare la fortuna, il momento d’oro è l’inverno australiano (da giugno ad agosto), ma in generale tutto il periodo tra aprile e ottobre è ottimo grazie al clima secco, che rende più sicure le piste sterrate del Red Centre, aumentando le probabilità di vederli sbucare tra le dune. Noi siamo stati molto fortunati a incrociarli durante il nostro viaggio da sogno (che a tratti è diventato un vero incubo) sulla leggendaria Great Central Road, mentre puntavamo verso Uluru. I dromedari sono infinitamente più belli quando corrono liberi che con una sella sopra la loro gobba.

Il Delfino
Nome scientifico: Delphinus (“Pesce con l’utero”)
Troppo facile parlare di “delfino” in un Paese come l’Australia. Quest’isola ospita una varietà straordinaria di delfini, che popolano le sue coste e le sue acque interne. Essendo però ignoranti sull’argomento, vi parleremo in generale di questo mammifero marino con una pinna ed un musetto tanto dolce quanto intelligente. Una cosa però la sappiamo: i delfini in Australia sono talmente ben protetti da aver sviluppato una straordinaria confidenza con l’uomo, rendendo il Paese perfetto per chi ha sempre sognato di nuotare vicino ai delfini.

Non avevamo mai visto dei delfini così vicino alla riva
Curiosità sul delfino
- I delfini comunicano attraverso un sofisticato sistema di ultrasuoni, con un “vocabolario” che conta circa 200 suoni distinti, ognuno con un significato ben preciso. La cosa davvero straordinaria, però, è che ogni delfino viene identificato con un suono univoco, proprio come facciamo noi con i nomi. Incredibile, no?
- Ma il delfino non è solo straordinariamente intelligente, ma anche profondamente empatico. È stata dimostrata la sua capacità di percepire la sofferenza dei suoi simili e di non abbandonare mai gli esemplari in difficoltà. Oltre a tutto questo, il delfino è anche un abilissimo nuotatore, capace di balzi spettacolari fino a 7 metri d’altezza, immersioni fino a 300 metri di profondità e velocità massime di 65 km/h.
- Ma le sorprese non finiscono qui, perché questi animali sanno essere anche dei veri romantici! I maschi di alcune specie offrono doni speciali alle femmine per conquistarle, come spugne di mare o piccoli crostacei. Un comportamento che aggiunge un altro tocco di prodigio a questi animali già fin troppo speciali.
- Un altro incredibile segreto dei delfini? Hanno l’amore negli occhi…letteralmente! Le loro pupille, infatti, hanno una particolarissima forma a cuore. Meraviglia pura!
Dove e quando vedere il delfino in Australia
Chiudete gli occhi e immaginate di trovarvi su una spiaggia paradisiaca, davanti a un oceano così azzurro da sembrare finto. All’improvviso, un gruppo di delfini inizia a giocare tra le onde, puntando verso la riva senza timore. In Australia, questo non è un sogno, ma la normalità! Per vivere anche voi questa magia avete due strade: saltare su un kayak o una barca con uno dei tantissimi tour guidati (date un’occhiata a GetYourGuide, ce ne sono di ottimi) o avventurarvi in autonomia lungo la costa. Se preferite il “fai da te”, la tappa obbligatoria è Monkey Mia, in Western Australia: nel suo “Conservation Park” i delfini arrivano ogni giorno a un passo dalla sabbia per salutarvi. Uno spettacolo unico che permette incontri ravvicinati incredibili (e Leo, come vedete in foto, ha avuto addirittura l’onore di dargli la colazione!).
Non perdetevi poi Port Stephens, la capitale dei delfini nel New South Wales, le coste selvagge di Kangaroo Island o le spiagge cristalline del South Australia. Il momento migliore per vederli? Sicuramente l’estate australiana (da dicembre a febbraio), quando il mare piatto come l’olio rende tutto più facile. Ma non preoccupatevi: in posti come Monkey Mia sono di casa e vi aspettano tutto l’anno. Credeteci, non importa quante volte li abbiate già visti: scorgere quella pinna che taglia l’acqua vi farà battere il cuore ogni singola volta.

A chi lo do questo pesciolino?

Il Ragno dalla Schiena Rossa (Red-back)
Nome scientifico: Latrodectus hasselti (“Morsicatore furtivo”)
Dopo aver visto tanti animali teneri e coccolosi, è arrivato il momento di scoprire perché l’Australia è famosa per essere il Paese con le creature più letali al mondo. Vi presentiamo il Ragno dalla schiena rossa (Red-back), le cui femmine sono inconfondibili grazie al corpo nero corvino con una vistosa macchia rosso-arancio sul dorso (i maschi, purtroppo per noi, sono meno appariscenti). Questo aracnide endemico è il secondo più velenoso d’Australia (e il quarto al mondo), superato solo dal temibile “Funnel-web Spider” (che costruisce ragnatele a imbuto). Niente panico, però, poiché non è un tipo aggressivo e morde solo se si sente minacciato. Il suo veleno però non scherza: colpisce il sistema nervoso causando dolori fortissimi e, nei casi più gravi, paralisi che possono portare alla morte. Per fortuna oggi gli antidoti sono efficacissimi e le complicazioni sono sempre più rare. Preferivate il wombat, vero?

Vi assicuriamo che trovarsela davanti all’improvviso non è stata proprio un’esperienza piacevole!
Curiosità sul red-back
- Sfortunatamente per noi, il Red-back adora vivere vicino alle abitazioni. Costruisce le sue tele in luoghi asciutti e riparati come fessure tra le rocce, legnaie, cumuli di rifiuti, capannoni e persino nei nostri sgabuzzini. Come se non bastasse, è un ragno incredibilmente resistente, capace di sopravvivere a lungo senza cibo né acqua.
- Per questo motivo i morsi in Australia sono piuttosto comuni, specialmente in estate, con oltre 250 casi all’anno che richiedono l’antidoto. La buona notizia? Non si registrano decessi da oltre 60 anni. Voi, però, fate sempre attenzione a dove infilate le mani, per favore!
Dove e quando vedere il red-back in Australia
Un’altra brutta notizia sul Red-back è che la sua diffusione è estremamente ampia, trovandosi in tutte l’aree urbane e rurali d’Australia. Non crediamo che abbiate molta voglia di fare la sua conoscenza, ma in caso contrario puntate molto sulla prevenzione: indossate guanti e scarpe chiuse se doveste armeggiare in un giardino o in ambienti poco frequentati e prestate soprattutto attenzione a dove si mettono le mani. Il periodo di massima attività è l’estate australiana, tra ottobre e marzo, quando il caldo ne favorisce la riproduzione. Di giorno resta nascosto nel suo groviglio di ragnatela, mentre diventa più attivo e visibile dopo il tramonto. Nella nostra esperienza lavorativa in Australia, quando per un breve periodo facevamo le pulizie per diversi appartamenti a Perth, abbiamo tolto una ragnatela da uno sgabuzzino e, immediatamente, ne è uscita una femmina di Red-back. Non potete immaginare la velocità con cui siamo scappati (poi però siamo tornati a fotografarlo)…

Il Serpente Tigre (Tiger Snake)
Nome scientifico: Notechis scutatus (“Vipera dorsale scudata”)
Il serpente tigre, o “Tiger Snake” che fa più fico, è uno di quegli animali che vorresti tanto incontrare…ma magari non da troppo vicino! Endemico dell’Australia, è il sesto serpente più velenoso al mondo e può uccidere un uomo in soli trenta minuti. In realtà è un gran fifone e tende a scappare, ma se si sente minacciato diventa pericolosissimo. Riconoscerlo non è affatto semplice: il nome deriva dalle tipiche striature sul corpo, che però cambiano colore o possono persino mancare del tutto. La buona notizia? Esiste un antidoto super efficace, a patto di correre in ospedale immediatamente.

Per immortalarlo ci siamo fatti bastare questo scatto rubato dal finestrino dell’auto
Curiosità sul serpente tigre
- Quando un serpente tigre si sente minacciato solleva da terra la parte anteriore del corpo e appiattisce la testa ed il collo sibilando nervosamente, esattamente come un cobra. Un tantino teatrale, certo, ma meglio non prenderlo in giro. Se si viene morsi, la situazione è critica: senza l’antidoto, il tasso di mortalità è stimato tra il 40% e il 60%. Statisticamente, questo serpente causa circa un decesso all’anno, posizionandosi come la seconda specie più letale d’Australia (dopo il Serpente Bruno). Un dato che invita alla massima prudenza: meglio fare il possibile per non finire dalla parte sbagliata della statistica.
- Spesso la paura spinge le persone a uccidere o addirittura a investire deliberatamente il serpente tigre. Tuttavia, la legge australiana tutela questa specie in modo molto rigoroso: ferire o uccidere un esemplare può costare una multa fino a 7.500AU$ e, in alcuni Stati Federali, una condanna fino a 18 mesi di reclusione. Severo, ma decisamente giusto.
- Per mettervi ancora più timore, sappiate che non è raro trovarlo in situazioni del tutto inaspettate, come all’interno di auto in corsa. Grazie alla sua straordinaria capacità di adattamento, il serpente tigre riesce infatti a prosperare persino nelle aree urbane, infilandosi nei posti più impensabili. Un dettaglio che conferma quanto questo rettile sappia essere presente, anche quando meno te lo aspetti.
Dove e quando vedere il serpente tigre in Australia
Il vero regno del Tiger Snake è senza dubbio la Tasmania: qui si sente a casa ovunque, specialmente lungo i litorali. Noi stessi ne abbiamo avvistati diversi proprio lì, restando fortunatamente al sicuro in auto, mentre percorrevamo la strada che dal Freycinet National Park porta a Bicheno. Per incontrarlo (o evitarlo) il periodo perfetto va da ottobre a marzo, quando l’umidità di paludi e fiumi attira questi rettili fuori dai loro rifugi. A differenza di altri serpenti, infatti, il serpente tigre ama l’umidità e si avvista con facilità vicino a fonti d’acqua come paludi, fiumi, laghi e zone costiere. Se la Tasmania non è nei vostri piani, esiste un altro luogo leggendario chiamato Carnac Island (tra Perth e Rottnest Island). Quest’isola è nota per un’incredibile densità di popolazione, con una media di un serpente tigre ogni 25 m². Infine, nonostante non abbiamo avuto modo di constatarlo direttamente, sembra che il serpente tigre prediliga anche le zone costiere e le aree umide di gran parte della costa meridionale dell’Australia. Volete provare a indagare voi stessi?

Il Casuario
Nome scientifico: Casuarius casuarius (“Casuario casuario”)
Il casuario è senza dubbio uno degli incontri più incredibili e “preistorici” che possiate fare in Australia. Con un’altezza imponente che può sfiorare i 1,8 metri, questo uccello non volatore sembra un vero sopravvissuto del Cretaceo. Lo riconoscete subito grazie al suo aspetto alieno: il corpo massiccio è rivestito da piume nere simili a lunghi capelli, evolute per proteggerlo dai rami della foresta pluviale, mentre il collo blu elettrico spicca grazie ai vivaci bargigli rossi pendenti. Sulla testa svetta il caratteristico casco osseo, una struttura spugnosa che l’animale utilizza per farsi strada nel sottobosco o per amplificare i suoi profondi richiami gutturali. Il problema è che dietro la sua bellezza primordiale, e la sua natura schiva, si nasconde un predatore con un artiglio a pugnale lungo 12 cm, capace di sferrare calci letali se disturbato. È, senza ombra di dubbio, una delle creature più maestose che abbiamo incontrato in Australia, un autentico capolavoro dell’evoluzione da ammirare con infinito stupore…ma sempre a debita distanza di sicurezza.

Che belle zampine!
Curiosità sul casuario
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Il casuario è, senza mezzi termini, l’uccello più pericoloso del mondo. Nonostante la sua natura timida e solitaria, se messo alle strette puo’ caricare con beccate fulminee e testate devastanti, rese micidiali da quel casco osseo duro come roccia. Tuttavia, l’arma letale nel suo arsenale è il famoso artiglio interno a ogni zampa, lungo 12 centimetri e affilato come un rasoio. Grazie a una serie di calci sferrati verso il basso, questo animale è in grado di frantumare ossa e causare lacerazioni profonde. Un singolo colpo ben piazzato può squarciare la pancia o la gola di un essere umano (scusate per l’immagine…). E cosa potrebbe esserci di più spaventoso di un moderno dinosauro di 56 chilogrammi con artigli assassini? Uno che può correre fino a 50 km/h nella foresta fitta, non esita a buttarsi in acqua e che riesce a saltare a 1,5 metri da terra per ottenere il massimo dagli artigli. Ora capite perché è meglio stargli alla larga?
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Ma il casuario non è solo terrore dato che è, prima di tutto, il giardiniere instancabile della foresta pluviale. Considerato una “specie chiave di volta”, questo uccello mantiene l’equilibrio e la biodiversità del suo habitat attraverso la dispersione dei semi. Il segreto risiede nel suo apparato digerente primitivo, che tratta i frutti (sua quasi esclusiva dieta) con estrema delicatezza: i semi “escono“ intatti e vengono depositati sul suolo pronti per la germinazione, già immersi in un naturale “cumulo di compost” di letame. Il casuario è infatti uno dei pochi animali capaci di ingerire e disperdere i semi di oltre 70 specie di alberi, i cui frutti sono semplicemente troppo grandi per qualsiasi altro abitante del sottobosco. Senza di lui, la foresta pluviale cesserebbe di esistere. Adesso non fa più tanta paura, vero?
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L’altra cosa tenera del casuario è che scombina tutte le regole del regno animale, invertendo completamente i ruoli. Durante la stagione riproduttiva (che va da giugno a ottobre), la femmina è la vera protagonista: può accoppiarsi con più maschi, lasciando in custodia a ciascuno di loro un nido fatto di rametti e foglie. Una volta deposte tre o quattro uova (spettacolari, giganti e di un verde brillante quasi alieno) la madre “saluta” e passa oltre, lasciando tutto il lavoro sporco al partner. È qui che entra in gioco il papà casuario. Per circa 50 giorni cova le uova con pazienza infinita e, una volta nati i piccoli, si dedica a loro per altri nove mesi, proteggendoli e insegnando loro a cavarsela nella foresta. In pratica, per quasi un anno, il maschio è un genitore single a tempo pieno, pronto a tutto pur di difendere i suoi pulcini. Dovremmo prenderne spunto anche noi umani.
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Sapevate che i casuari sono “parenti stretti“ dei piccoli kiwi della Nuova Zelanda? Entrambi discendono da un antenato comune che scorrazzava per il pianeta circa 40 milioni di anni fa. Dopo tutto questo tempo sulla Terra, indovinate un po’? Oggi la vita per un casuario è diventata una vera corsa a ostacoli: tra l’impatto dell’uomo e i cambiamenti ambientali, questi giganti stanno attraversando il loro momento più difficile. Le ultime stime sono un campanello d’allarme che non possiamo ignorare: restano appena 1.500 adulti in tutta l’Australia. Le foreste dove vivono vengono costantemente frammentate per far spazio a centri residenziali o all’agricoltura, distruggendo l’habitat continuo di cui hanno bisogno per sopravvivere. Questo li spinge ad attraversare strade trafficate dove gli incidenti automobilistici sono diventati, tristemente, la prima causa di morte per gli adulti. A complicare il quadro ci pensano i cani lasciati liberi, spesso aggressivi con i pulcini, e i cinghiali selvatici (introdotti dall’uomo), che devastano il sottobosco compromettendo l’intero ecosistema.

Davanti a tutto questo, viene naturale chiedersi: chi è davvero l’animale più pericoloso: il casuario o l’uomo?
Dove e quando vedere il casuario in Australia
Dovrete assolutamente cercare di vedere un casuario in Australia, ma per trovarlo dovrete spingervi fino alle foreste pluviali del Far North Queensland. Per massimizzare le chance di incontrarli, il periodo ideale per il vostro viaggio va da giugno a novembre: tra la stagione secca e l’inizio degli amori i maschi sono nel pieno dell’attività e, con un pizzico di fortuna, verso la fine dell’anno potreste avvistarli mentre scortano i loro dolcissimi pulcini striati. A noi è successo proprio così, ce li siamo visti spuntare sulla strada e ci si è sciolto il cuore! Comunque, a prescindere dal mese, ci sono dei posti dove l’avvistamento è quasi assicurato. Mission Beach è la loro capitale e a Etty Bay Beach capita spesso di vederli passeggiare pigramente sulla sabbia; noi però, ad esempio, abbiamo avuto un incontro indimenticabile a Coquette Point, vicino a Innisfail. Un’altra zona fantastica è quella tra la Daintree Rainforest e Cape Tribulation, dove la giungla si tuffa nel mare: qui è facilissimo vederli sbucare dal sottobosco lungo il Dubuji Boardwalk, al Daintree Discovery Centre o mentre attraversano la strada asfaltata. Mi raccomando, guidate piano e godetevi lo spettacolo…a debita distanza! L’incontro con questi giganti dall’aspetto preistorico ci ha così colpito che abbiamo dedicato loro un intero paragrafo del nostro articolo su “Cosa Vedere in Queensland” intitolato proprio “Dove vedere i casuari in libertà”. Grazie a questo, vederli sarà assicurato.

Triste, divertente, maledettamente reale. Tutto in un solo cartello.

Il Quokka
Nome scientifico: Setonix brachyurus (“Artiglio setoloso dalla coda corta”)
Dopo tanti brividi, è arrivato il momento di riportare un po’ di pura dolcezza! E chi meglio del quokka può riuscirci? Questo piccolo marsupiale, grande circa come un gatto, ha un aspetto davvero curioso: sembra un canguro in miniatura, ma con una bizzarra coda sottile che lo fa somigliare a un “topone“. Vive quasi esclusivamente in una minuscola isola del Western Australia (Rottnest Island), ma la sua fama ha fatto ugualmente il giro del pianeta. Il motivo non è la sua rarità o la sue capacità, ma il suo irresistibile sorriso perenne, che gli è valsa il titolo ufficiale di “Animale più felice del mondo“. Un sorriso naturale, non una posa per i turisti, dovuto alla conformazione della bocca e dei muscoli facciali che lo fa apparire costantemente felice. Vi basterà un solo sguardo (e un immancabile selfie) per innamorarvi perdutamente del quokka!

Il segreto per immortalare al meglio il quokka è quello di scattare un selfie dal basso verso l’alto…e poi sorridere insieme a lui!
Curiosità sul quokka
- Il nome di questo simpatico animale ha radici antichissime: deriva infatti dalla parola “gwaga” (che non ha alcun significato), che appartiene alla lingua dei Noongar. Questo popolo aborigeno custodisce ancora oggi l’angolo sud-occidentale del Western Australia da oltre 45.000 anni, vivendo in armonia con la terra e con i suoi piccoli abitanti.
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Questa è pura fantascienza naturale. Le femmine possono usare la “diapausa embrionale“: se c’è siccità o poco cibo, “congelano“ lo sviluppo dell’embrione per farlo ripartire solo quando il clima migliora. In condizioni normali, danno alla luce un solo cucciolo all’anno dopo 27 giorni di gestazione. Avvistare i piccoli che fanno capolino dal marsupio raggiunge un livello di tenerezza davvero insostenibile.
- Peccato che, sempre parlando di cuccioli di quokka, c’è un dettaglio che rompe l’incantesimo del loro aspetto angelico. In caso di pericolo estremo, se la mamma si sente braccata da un predatore, può arrivare a “sacrificare“ il piccolo che ha nel marsupio. Rilassando i muscoli, lo lascia cadere a terra, così da guadagnare tempo prezioso per scappare e mettersi in salvo. Spesso si sente dire che le mamme “lancino” letteralmente i piccoli contro i predatori, ma si tratta di una leggenda metropolitana. I quokka non hanno né l’istinto né la coordinazione per un gesto simile.
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In passato il quokka non era confinato solo sulle isole ma viveva serenamente in gran parte del South-West australiano. Sebbene venisse cacciato dagli aborigeni (che però ne rispettavano l’equilibrio da millenni), non avevano mai affrontato veri predatori naturali. Tutto è cambiato con l’introduzione (da parte dei coloni) di volpi, gatti e cani che hanno decimato i quokka e li hanno spinti sull’orlo dell’estinzione. Loro però non smettono di essere felici…
- A differenza degli altri marsupiali, i quokka sono abili nuotatori e scalatori, capaci di raggiungere i 2 metri d’altezza sugli alberi. Tuttavia non ne hanno molta voglia, e restano più volentieri con le zampe per terra.
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I quokka sono i veri maestri del risparmio energetico! Sono in grado di “riciclare” i propri scarti, digerendo il cibo due volte (sì, avete capito bene: mangiano, vomitano e rimangiano) per estrarre ogni singola vitamina dalle piante secche. In più possono resistere fino a un mese senza bere, estraendo tutta l’idratazione necessaria dalle piante succulente. E anche con il caldo se la cavano alla grande: mentre noi cerchiamo disperatamente l’aria condizionata, loro sopportano temperature fino a 44°C. E quando sentono troppo caldo ansimano proprio come i cani, un riflesso che li fa sembrare ancora più sorridenti.
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Il nome dell’isola dove vivono deve tutto a loro. Quando l’esploratore olandese Willem de Vlamingh arrivò lì nel 1696, scambiò i quokka per ratti giganti. Inorridito, chiamò il posto “Rotte nest” (= Nido di ratti). Chissà che faccia avrebbe fatto sapendo che oggi la gente vola dall’altra parte del mondo solo per farsi un selfie con quei “toponi”.

Dove e quando vedere il quokka in Australia
Come vi accennavo, il quokka vive solo in una piccolissima parte del Western Australia, avendo scelto come rifugio due zone molto diverse tra loro. La prima è la costa sud, tra Margaret River e Albany, dove però sono timidi e rarissimi da avvistare (noi, ad esempio, abbiamo trovato solo dei cartelli che ne segnalavano la presenza nella suggestiva Valley of the Giants). Il loro vero posto felice è invece Rottnest Island, una meravigliosa isola a pochi chilometri da Perth: ne troverete a centinaia in ogni angolo dell’isola e, dato che non hanno alcun timore dell’uomo, potrete scattare i selfie più simpatici della vostra vita in totale relax. Per vivere al meglio questa magia, il periodo ideale per visitarli va da ottobre ad aprile, quando il clima è perfetto e le giornate lunghe vi permetteranno di godervi la loro compagnia dall’alba al tramonto. Ricordatevi però verso agosto e settembre avrete più possibilità di vedere i piccoli fare capolino dal marsupio.

È inutile dirvi di quanto possano essere dolci…
Il Kookaburra
Nome scientifico: Dacelo novaeguineae (“Martin Pescatore della Nuova Guinea”)
Ecco un’altra vera icona australiana, il kookaburra! Nonostante le dimensioni (in media 45 cm), è a tutti gli effetti il membro più grande della famiglia dei martin pescatori. Il suo aspetto è davvero unico e simpatico, con quella testona un po’ sproporzionata e il becco lungo e robusto, anche se il suo vero “marchio di fabbrica” è il verso: un richiamo che sembra in tutto e per tutto una fragorosa e contagiosa risata umana. Esistono ben cinque specie diverse di kookaburra, ma il re indiscusso dei parchi e delle foreste è certamente il “Laughing Kookaburra” (quello “sghignazzante”). Sentirlo ridere tra gli alberi mentre siete in giro è un’esperienza incredibile: è praticamente impossibile non incontrarlo e, soprattutto, non farsi trascinare dalla sua risata!

Curiosità sul kookaburra
- La parola kookaburra nasce dal termine aborigeno “Guuguubarra“. È un’espressione onomatopeica: in pratica, nella lingua dei Wiradjuri (una delle più grandi nazioni aborigene dell’Australia), hanno dato all’uccello il nome del suono che emette. Mentre, dall’altra parte, gli scienziati moderni hanno fatto un bel pasticcio: lo hanno battezzato ufficialmente “Dacelo novaeguineae”, ovvero “Martin pescatore della Nuova Guinea“. Peccato che, poco dopo, si siano accorti che questo uccello è prettamente dell’Australia. Nonostante l’errore geografico, il nome è rimasto congelato nel tempo, regalandoci questo buffo paradosso della biologia.
- Nonostante sia un parente dei martin pescatori, il pesce è l’ultimo dei suoi pensieri. È un predatore formidabile e coraggioso: mangia piccoli mammiferi, insetti e perfino serpenti velenosi, che cattura con precisione chirurgica grazie al suo becco potentissimo.
- Gli australiani lo chiamano il “Bushman’s Clock” (= L’orologio del boscaiolo), poiché Il kookaburra è puntualissimo: ride fragorosamente all’alba e al tramonto per segnare il proprio territorio, funzionando come una vera sveglia naturale per chi vive nel bush. La sua “risata” poi è così iconica che è diventata l’effetto sonoro standard per eccellenza. Se in un film o in un documentario sentite i suoni della giungla o dell’outback, quasi certamente c’è un kookaburra che ride in sottofondo.
- Fate attenzione ai vostri barbecue australiani! Il kookaburra è famoso per la sua audacia: non ha paura degli umani ed è un esperto nel piombare dall’alto per scippare una salsiccia o un pezzo di carne direttamente dalle griglie o dalle mani dei turisti distratti. Poi a ridere sarà soltanto lui…
Dove e quando vedere il kookaburra in Australia
In Australia, sentire la risata del kookaburra è quasi un rito di passaggio. Questi uccelli sono diffusi in buona parte del Paese, specialmente lungo tutta la costa est e sud-est, e si sono adattati così bene alla presenza umana da sentirsi a casa ovunque: dai fitti boschi dell’outback fino ai parchi cittadini e ai giardini di periferia. Potreste trovarveli davanti quando meno ve lo aspettate, magari appollaiati su un ramo vicino a dove state dormendo. Per quanto riguarda il momento ideale per incontrarli, il kookaburra non è affatto timido e si lascia avvistare tutto l’anno. Tuttavia, se volete vivere l’esperienza acustica più intensa, i momenti migliori sono l’alba e il tramonto: è in queste ore che il “Bushman’s Clock” dà il meglio di sé, esibendosi in cori di risate collettive per marcare il territorio e salutare l’inizio o la fine della giornata.

Potrete ammirare varie specie di Kookaburra, una più singolare dell’altra

L’Ornitorinco
Nome scientifico: Ornithorhynchus anatinus (“Muso d’uccello simile a un’anatra”)
È tempo di confessioni: per Leonardo, avvistare un ornitorinco era il desiderio numero uno di tutto il viaggio in Australia. Non era solo una questione di rarità, ma il bisogno di vedere con i propri occhi quello che è a tutti gli effetti il più grande enigma della natura ed uno degli animali più bizzarri e affascinanti del Pianeta. Solo incontrandolo dal vivo, nel silenzio del suo habitat naturale, si smette finalmente di dubitare della sua esistenza. Essendo endemico dell’Australia, non c’era posto migliore al mondo per tentare l’impresa. Potremmo scrivere pagine intere su questo incredibile animale detto anche platipo (e che gli inglesi chiamano “platypus”), ma per non travolgervi con troppe informazioni, abbiamo deciso di racchiudere i suoi incredibili “superpoteri” nel paragrafo delle curiosità…

Curiosità sull’ornitorinco
- Siete pronti a scoprire quanto sia assurdo l’ornitorinco? È un mammifero, ma depone le uova (primato che condivide solo con l’echidna) e vive immerso nei corsi d’acqua dolce. Il suo aspetto poi è un vero puzzle biologico: piedi palmati, becco d’anatra, coda da castoro e una pelliccia impermeabile degna di una lontra. Ma le stranezze non finiscono qui. Allatta i cuccioli pur senza avere capezzoli, secernendo il latte dai pori della pelle proprio come fosse sudore; i maschi nascondono uno sperone velenoso sulle zampe posteriori (un caso rarissimo tra i mammiferi), e il becco è dotato di elettrorecettori per cacciare al buio nelle acque torbide. Se non bastasse, la sua pelliccia diventa fluorescente (verde-blu) sotto i raggi UV, non possiede lo stomaco e ha ben 10 cromosomi sessuali! Insomma, sembra che Madre Natura abbia giocato a combinare le migliori parti degli animali di tutto il mondo, dando vita alla creatura più stranamente affascinante che si possa incontrare.
- Scientificamente, l’ornitorinco appartiene all’ordine dei “monotremi“, mammiferi con una storia documentata da fossili di 120 milioni di anni fa. Questo fa dell’ornitorinco uno dei discendenti più antichi dei mammiferi moderni assieme all’echidna, l’altro esempio unico di biodiversità australiana.
- L’origine dell’ornitorinco sfida da sempre ogni classificazione scientifica, ma la sua origine trova una spiegazione poetica nelle leggende degli aborigeni australiani. Secondo il mito l’ornitorinco (da loro chiamato “Boonaburra“) sarebbe il frutto dell’unione forzata tra un’anatra solitaria e un topo d’acqua che la rapì. Da questo singolare incrocio nacquero due cuccioli con quattro zampe palmate, il becco e la pelliccia: un piccolo miracolo della natura che ancora oggi sembra sospeso tra due mondi.
- Quando i primi scienziati europei ricevettero un esemplare imbalsamato alla fine del XVIII secolo, pensarono immediatamente a uno stupido scherzo. George Shaw, il primo a descriverlo ufficialmente nel 1799, era così scettico che cercò persino di tagliare la pelle con le forbici per trovare le cuciture, convinto che qualche tassidermista cinese avesse cucito il becco di un’anatra sul corpo di un castoro per scherzo!
Dove e quando vedere l’ornitorinco in Australia
Nonostante l’ornitorinco sia endemico dell’Australia, è una creatura talmente timida e schiva che sarà difficile da avvistare. Avrete bisogno di tanta fortuna e ancor di più pazienza, oltre a scegliere i posti da lui preferiti. Per avere più chance possibili dovrete cercarlo da agosto a maggio, per la stagione degli amori, con buonissime possibilità all’alba e al tramonto. Indirizzarvi poi verso i laghi ed i corsi d’acqua dolce situati sulla costa est dell’Australia, in Tasmania o nella parte ovest di Kangaroo Island (molto difficile vederli qui). Noi lo abbiamo cercato dappertutto in Tasmania, specialmente nella Warrawee Reserve di Latrobe, definita la “Platypus Capital of the World” (ecco perché c’è un gigantesco ornitorinco all’ingresso della città) e nel Meander River all’altezza dell’Apex Caravan Park a Deloraine. Senza però mai riuscirci. Poi siamo tornati sulla terraferma ed il nostro sogno si è avverato grazie al Broken River nell’Eungella National Park, e agli stagni all’interno della Tidbinbilla Nature Riserve. Un altro luogo dove viene assicurata la presenza dell’ornitorinco è il Lake Elizabeth, nel Great Otway National Park, che tuttavia non possiamo testimoniare. Voi però fate di tutto per vederlo!

N.B.: Già che ci siamo, vogliamo darvi qualche dritta per avvistarlo. Prima di tutto, l’alba e il tramonto sono i momenti migliori, essendo l’ornitorinco un animale prettamente notturno. Trovato il luogo per voi più ideale, armatevi di pazienza e silenzio: osservate il pelo dell’acqua cercando piccole onde o increspature circolari e cercate di evitare ogni minimo rumore (l’ornitorinco è molto timoroso). Se poi vedete emergere delle bollicine continue (tipo acqua che bolle), è quasi certo che un platipo stia rovistando sul fondo e stia per tornare in superficie (può restare in apnea anche 3-4 minuti!). Quanto tempo ci vorrà per vederlo? Impossibile dirlo, ma la ricompensa sarà impagabile. Se ce l’ha fatta Leo, con la pazienza di un bambino di un anno, ce la potete fare anche voi!

Eccolo che sta per arrivare!
L’Echidna
Nome scientifico: Tachyglossus aculeatus (“Lingua rapida dotato di aculei”)
Nuovo giro, nuovo animale stravagante! L’echidna è un altro piccolo miracolo evolutivo: immaginate un incrocio tra un istrice e un formichiere, con un inconfondibile tocco preistorico. Il suo corpo è un’impenetrabile corazza di aculei appuntiti, ma il vero spettacolo è il muso: allungato, sottile e rigorosamente senza denti, perfetto per scovare formiche e termiti di cui va ghiotto. La sua arma segreta? Una lingua lunghissima e appiccicosa che scatta con una rapidità sorprendente. Non fatevi ingannare dall’andatura buffa: grazie alle zampe robuste e alle unghie affilate, è un abile scavatore capace di sparire nel terreno in un batter d’occhio. Proprio come l’ornitorinco anche l’echidna è un “monotremo” (sì, proprio quei rarissimi mammiferi che depongono le uova), diventando così l’ennesima creatura da incontrare assolutamente in Australia.

Curiosità sull’echidna
- L’echidna non è certo da meno dell’ornitorinco, in quanto a stranezze. Ha il muso allungato e mangia insetti come un formichiere, si protegge appallottolandosi e rizzando le spine a mò di riccio, depone uova in un marsupio cutaneo tipo i canguri (dove secerne il latte) e scava le buche con la rapidità di una talpa.
- Come se non bastasse, l’echidna è privo di ghiandole sudoripare, sistema essenziale per la termoregolazione in molti mammiferi. Rischierebbe la vita costantemente durante le ondate di calore, se non fosse che ha trovato rimedi alternativi, come il farsi esplodere bolle di muco sul naso per abbassare la temperatura del corpo. Pura poesia!
- Ma è la riproduzione dell’echidna la curiosità più affascinante. Essendo animali solitari, si incontrano con altri individui solo durante la stagione degli amori. In quel momento, il maschio utilizza il suo pene a quattro teste, (QUATTRO!) di cui solo due funzionano, per fecondare la femmina, il cui tratto riproduttivo è…biforcato. Li state già cercando su internet, non è vero?
- Nonostante tutto ciò, gran parte delle sue abitudini rimangono tutt’oggi un mistero. L’echidna continua ad essere uno degli animali più enigmatici proprio insieme all’ornitorinco, il che lo rende ancora più affascinante! Non per niente il nome “echidna” deriva da una creatura della mitologia greca per metà donna e per metà serpente. Échidna, per l’appunto.
Dove vedere l’echidna in Australia
L’echidna dal becco corto è la specie più diffusa e, fortunatamente, quella più semplice da avvistare (a differenza della cugina dal becco lungo, che vive solo nelle foreste della Nuova Guinea). È una creatura timida che richiede spirito d’osservazione, un pizzico di fortuna e la voglia di allontanarsi dalle méte più affollate. Se sognate un incontro quasi garantito, il momento magico è la primavera australiana (da settembre a novembre): è la stagione degli amori e le echidna sono molto più attive, specialmente nelle ore centrali di giornate tiepide, quando amano crogiolarsi al sole. Per quanto riguarda i posti del cuore, la Tasmania vince a mani basse: noi ne abbiamo incrociate diverse tra i paesaggi selvaggi di Cradle Mountain. Se invece restate sulla terraferma, il Great Otway National Park nel Victoria o il Royal National Park alle porte di Sydney sono ottime alternative. Ma la vera magia dell’Australia è che questo curioso animale può spuntare dove meno te lo aspetti: a noi è successo persino a Perth, mentre passeggiavamo tranquillamente tra i sentieri del Kings Park!

Il Corvo Imperiale australiano (Currawong)
Nome scientifico: Strepera graculina (“Taccola chiassosa”)
Il currawong (che in Italia abbiamo ribattezzato come corvo imperiale australiano) è l’ennesimo protagonista carismatico del cielo dell’Australia. Anche se i turisti lo scambiano spesso per un corvo comune o per un magpie, basta un’occhiata ravvicinata per capire che siamo davanti a un uccello unico: piumaggio nero come la pece, un becco possente e due incredibili occhi giallo acceso che sembrano osservare con estrema intelligenza. È un uccello di grandi dimensioni (niente a che vedere con i nostri corvi), elegante ma dal carattere deciso, che domina le chiome degli alberi con il suo portamento fiero. Sarà sicuramente uno dei primi animali che ammirerete in Australia e, nonostante lo vedrete spuntare praticamente ovunque, incontrarlo sarà ogni volta un piacere.

Curiosità sul corvo imperiale
- Proprio come il kookaburra, anche il suo nome deriva dal suo verso. Il richiamo più celebre è un “curra-wong, curra-wong” melodico e quasi malinconico che sembra fatto apposta per riecheggiare nelle foreste. Ma non fatevi ingannare dalla sua semplicità: questi uccelli possiedono un repertorio di suoni vastissimo e amano esibirsi in veri e propri concerti di gruppo. Creano armonie complesse che cambiano a seconda del territorio e della stagione, trasformando ogni incontro in una performance sonora sempre diversa e sorprendente.
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Sono uccelli estremamente furbi e opportunisti, capaci di risolvere problemi complessi per un pasto e per “giocare” con oggetti o con altri uccelli. Lungo i sentieri australiani troverete spesso cartelli che avvisano di non lasciare gli zaini con le zip in vista: il nostro corvo imperiale sa come aprirle tutte per fare manbassa! Nelle aree urbane sono diventati leggendari per la loro audacia, capaci di approfittare di ogni minima distrazione durante un pic-nic per rubare il pranzo direttamente dalle borse.
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Nonostante l’aspetto elegante, il kurrawong è un predatore temibile. Oltre a bacche e insetti, non si fa problemi a razziare nidi o cacciare piccoli rettili, anche se il suo vero capolavoro è la sfida al velenoso rospo delle canne (Cane Toad), vera piaga per le coltivazioni australiane. Questi uccelli hanno capito che il veleno si concentra nelle ghiandole dietro la testa e nella pelle del dorso. Con una tecnica quasi chirurgica, capovolgono il rospo e iniziano a mangiarlo dalla pancia (che non è tossica), estraendo solo le parti sicure come le cosce, la lingua e gli organi interni, lasciando intatta la “sacca” di veleno. Diteci voi se questa non è intelligenza.

Durante l’Overland Track era indispensabile coprire lo zaino con la copertura antipioggia, o i kurrawong ci avrebbero lasciati a digiuno per il resto del trekking
Dove e quando vedere il corvo imperiale in Australia
Il corvo imperiale è un uccello tipico delle regioni meridionali dell’Australia. Lo troverete praticamente ovunque lungo la costa sud, da Perth al Queensland fino alla Tasmania, passando per gran parte del Victoria. Anche se il suo habitat naturale sono le foreste di eucalipto e le zone montuose, si è adattato così bene alla vita di città che ormai è un ospite fisso nei parchi di Sydney, Melbourne, Canberra e persino Perth. Inoltre è un uccello stanziale che si può avvistare durante tutto l’anno, anche se durante l’inverno (da giugno ad agosto) tende a spostarsi dalle zone più alte e fredde verso le pianure e le città in cerca di cibo, diventando ancora più visibile nei giardini urbani. Impossibile lasciarselo scappare!

La balena Megattera
Nome scientifico: Megaptera novaeangliae (“Grandi ali della Nuova Inghilterra”)
Proprio come per i delfini, quando parliamo di balene entriamo nel mondo sommerso di una varietà incredibile di cetacei. Le acque australiane sono solcate da giganti di ogni tipo: dai maestosi capodogli alle rarissime balene franche australi, dalle colossali balene blu fino alle leggendarie orche e ai socievoli beluga. Ognuna di queste specie compie migrazioni epiche che le portano a solcare le acque australiane, mostrando comportamenti sorprendentemente simili nonostante la loro diversità. Tuttavia, la regina incontrastata di questi mari resta la megattera, ed è proprio lei la protagonista del nostro capitolo. Non solo per la sua bellezza e le sue spettacolari acrobazie, ma perché abbiamo avuto l’immenso privilegio di incontrarla da vicino: uno spettacolo indimenticabile per chiunque abbia la fortuna di assistervi.

L’abbiamo vista saltare più volte, ma eravamo così incantati che volevamo solo goderci il momento!
Curiosità sulla megattera (e sulle balene in generale)
- Proprio come noi, le balene sembrano avere un debole per la musica. La loro comunicazione è fatta di suoni così articolati da essere chiamati veri e propri “canti”. Le megattere, in particolare, sono le grandi compositrici dell’oceano: creano sinfonie che possono durare anche 20 minuti e viaggiare per centinaia di chilometri sott’acqua. La cosa incredibile? Questi canti sono “virali“: gli altri membri del gruppo imparano le hit del momento e le ripetono finché, quando si stancano della solita playlist, iniziano a inventare nuove melodie.
- Vi è mai capitato di vedere una megattera fare “breaching”? È quel momento magico in cui questo gigante del mare decide di sfidare la gravità con salti spettacolari fuori dall’acqua. Non sappiamo con certezza cosa le spinga a farlo, ma è probabile che possano essere utilizzati per comunicare, per rimuovere parassiti o semplicemente…per divertimento. E noi non possiamo che rimanere a bocca aperta ogni volta che succede!
- Le balene non amano per niente stare ferme. Alcune compiono migrazioni pazzesche, percorrendo oltre 5.000 km ogni anno! Le megattere, ad esempio, fanno un lunghissimo viaggio dalle acque gelide dell’Antartide fino ai tropici, solo per riprodursi al calduccio. E se cercate una prova che il movimento faccia bene alla salute, eccola: questi giganti sono tra gli animali più longevi del pianeta. Pensate che la balena della Groenlandia può superare tranquillamente i 200 anni…
- L’eleganza delle megattere non è affatto un caso: il loro segreto sono le pinne pettorali, le più lunghe tra tutti i cetacei, che possono misurare quanto un terzo del loro intero corpo! In acqua funzionano come delle enormi ali, capaci di regalare manovre agili e spettacolari tra le onde. Ma la vera sorpresa è nascosta all’interno: se potessimo guardare oltre la pelle, scopriremmo una struttura ossea praticamente identica al nostro arto superiore. Hanno un braccio, un avambraccio, e, incredibilmente, una mano completa di cinque dita.
- La balenottera azzurra è la creatura più imponente che sia mai esistita sulla Terra! Con i suoi 30 metri di lunghezza e un peso che tocca le 200 tonnellate, fa sfigurare anche i dinosauri. Tutto in lei è fuori scala, specialmente il cuore: un muscolo così grande che una persona potrebbe nuotare agilmente attraverso le sue arterie.

Direttamente dal 2016 (dalla Penisola di Valdés), una foto che testimonia la profonda somiglianza tra noi e le balene
Dove e quando vedere la megattera (e le balene in generale) in Australia
L’Australia è un palcoscenico privilegiato per chiunque sogni di assistere alla maestosa migrazione dei giganti del mare. Tra maggio e ottobre le sue coste si trasformano in una rotta affollatissima: dalle massicce balene franche australi, che cercano baie tranquille per i loro cuccioli, alle spettacolari megattere, le acrobate dell’oceano famose per i loro balzi tra le onde. Se cercate le megattere, puntate a nord tra maggio e novembre: sulla costa est la “capitale” è Hervey Bay, ma anche il Nuovo Galles del Sud regala passaggi magici. Sulla costa occidentale, invece, le troverete da giugno a dicembre tra Exmouth e la splendido Ningaloo Reef. Se invece preferite la dolcezza delle balene franche, dirigetevi a sud tra giugno e ottobre: la Great Ocean Road e la Tasmania diventano dei veri “asili nido” naturali. E per un brivido in più, a Bremer Bay tra gennaio e marzo si radunano le orche per uno spettacolo selvaggio e rarissimo. Orche che possono essere avvistate anche in altre zone dell’Australia, ma meno frequentemente. Il modo migliore per vedere tutto ciò è sicuramente con un tour di “whale watching” (a meno che non abbiate una barca vostra) e, sebbene siano un’esperienza piuttosto costosa in Australia, la loro impronta responsabile e l’altissima probabilità di avvistamento vi ripagheranno di ogni centesimo investito. Ma le sorprese non finiscono qui: tra i colossi del mare australiano c’è anche un abitante che, a dispetto del nome, non è affatto una balena. Stiamo parlando del “gigante gentile”, conosciuto da tutti come squalo balena…

Lo Squalo Balena
Nome scientifico: Rhincodon typus (“Dente nel muso”)
Non fatevi ingannare dalla mole imponente e da quella bocca immensa che potrebbe quasi intimidire: il pesce più grande del pianeta è, in verità, un gigante pacifico. Lo squalo balena è infatti un filtro vivente che attraversa gli oceani nutrendosi solo di plancton. Purtroppo però, nel nostro viaggio in Australia non siamo riusciti a incrociarlo, ma resta il sogno numero uno nel cassetto: vederlo sfilare con quella sua calma solenne è come godersi una danza perfetta nel blu profondo, un’emozione che vale l’intero viaggio. Affidarsi ai tour specializzati è la via migliore per vivere questo incontro magico e, al tempo stesso, imparare a rispettare un gigante tanto straordinario quanto vulnerabile: proteggere lui, e la biodiversità dei nostri oceani, resta infatti la sfida più grande del nostro tempo.

Prima o poi riusciremo ad incontraci! – Foto di Ishan @seefromthesky su Unsplash
Curiosità sullo squalo balena
- Lo squalo balena in media raggiunge i 12 metri di lunghezza e il peso di 20 tonnellate, ed ha una bocca larga un metro capace di “inghiottire” 6.000 litri d’acqua ogni ora. Detto così farebbe paura, ma per nostra fortuna è un tipo che non morde e che va matto solo per il plancton. Ma la cosa paradossale è che possiede circa 3.000 minuscoli denti disposti in ben 300 file; totalmente inutili per mangiare e per questo rappresentano uno dei tanti enigmi della sua evoluzione. Il che lo rende ancora più affascinante.
- Ma lo squalo balena non finisce mai di stupire: pensate che ha i denti persino sugli…occhi! È l’unico animale al mondo ad avere questa stravaganza: circa 3.000 minuscoli “denticoli” che circondano ogni bulbo oculare. Dato che non ha le palpebre per chiudere gli occhi, questa corazza di dentini serve a proteggere la sua vista da graffi, detriti e parassiti.
- Questi colossi sono tra i più longevi del pianeta, con una vita media che può toccare i 100-150 anni. Sinceramente dovrebbero dare qualche lezione di stile agli squali più aggressivi: altro che azzannare gli umani, il segreto della giovinezza è il plancton!
- Anche la loro pelle è un vero capolavoro della natura: una distesa di macchie chiare su sfondo scuro che sembra proprio un cielo stellato. Ma il vero tocco di magia è che questa trama funziona proprio come un’impronta digitale: ogni esemplare ha il suo disegno unico e irripetibile, tanto che gli scienziati usano algoritmi nati appositamente per riconoscerli! Oltre a essere bellissima, però, è anche un’armatura incredibile: con uno spessore che può raggiungere i 15 centimetri, è tra le pelli più spesse al mondo. Praticamente un giubbotto antiproiettile naturale che lo rende quasi inattaccabile dai predatori.
- Nonostante la loro mole imponente, questi giganti sanno essere incredibilmente schivi, tanto che la loro vita privata è ancora un mezzo rompicapo per gli scienziati. Sappiamo che sono ovovivipari, ovvero che i piccoli si schiudono direttamente nella pancia della mamma prima di venire alla luce, ma tutto il resto rimane un enigma. Dove si accoppino o dove nascano i cuccioli è uno dei segreti meglio custoditi dal blu profondo, un mistero che il mare non sembra avere alcuna intenzione di svelarci.
Dove e quando vedere lo squalo balena in Australia
Le acque cristalline e la barriera corallina del Ningaloo Reef, lungo la selvaggia costa del Western Australia, rappresentano senza dubbio il santuario d’eccellenza per chi sogna l’incontro della vita con lo squalo balena. Ogni anno, tra marzo e luglio, questo paradiso dichiarato Patrimonio dell’Umanità si trasforma in un esclusivo punto di ritrovo per centinaia di giganti buoni, che si radunano in queste acque basse e trasparenti per nutrirsi di plancton. Numerosi tour operator organizzano escursioni di snorkeling e immersioni, permettendo di nuotare accanto a questi giganti gentili. Guide esperte vi accompagneranno in questa avventura, assicurandosi che possiate interagire con gli squali balena in modo sicuro e rispettoso, rendendo l’incontro con questi maestosi pesci dal manto stellato un’esperienza tanto semplice quanto profondamente commovente. Fatelo e fateci sapere come è andata: vi invidieremo tantissimo!

Il Diavolo Spinoso (Thorny Devil)
Nome scientifico: Moloch horridus (“Moloch ispido”)
Il Diavolo Spinoso (detto soprattutto “Thorny Devil”) è una creatura che sembra uscita da un racconto fantasy, un piccolo rettile endemico che incarna alla perfezione l’incredibile spirito di adattamento della fauna australiana. Nonostante l’aspetto intimidatorio, questo “drago in miniatura” (lungo circa 20 cm e con un peso che varia dai 35 ai 100 grammi) è un animale del tutto innocuo e un vero capolavoro dell’evoluzione: il suo corpo è interamente ricoperto da spine coniche ed è capace di variare la sua colorazione dal giallo ocra al bruno scuro per mimetizzarsi tra le sabbie del deserto o per regolare la propria temperatura corporea. Osservarlo mentre si muove con la sua tipica andatura cauta e dondolante, per poi vederlo immobilizzarsi all’improvviso per fingersi morto, è un’esperienza ipnotica che non potrete assolutamente perdervi.

Fosse lungo qualche metro in più, farebbe davvero venire i brividi!
Curiosità sul diavolo spinoso
- Il diavolo spinoso è conosciuto anche come “Moloch“, un nome che incute un certo timore: deriva infatti da un’antica e oscura divinità a cui venivano offerti sacrifici umani. È stato scelto proprio per evocare l’immagine di un mostro regale e spaventoso, ma la realtà è quasi comica: dietro questo nome si nasconde un rettile lungo appena 20 centimetri che, anziché sacrifici umani, preferisce di gran lunga fare scorpacciate di formiche (può mangiarne migliaia in un solo giorno!). Insomma, ha un nome da leggenda ma un cuore decisamente più tranquillo.
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La sua pelle spinosa non serve solo come armatura contro i predatori, ma nasconde un segreto affascinante: è solcata da minuscoli canali che, grazie al principio della capillarità (proprio come le radici di una pianta), trasportano ogni goccia di umidità del terreno da qualsiasi punto del suo corpo direttamente alla bocca. In pratica, gli basta toccare l’acqua con una zampa o seppellirsi nella sabbia umida per “bere” attraverso la pelle. Incredibile!
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Oltre a cambiare colore per mimetizzarsi tra le dune, il Diavolo Spinoso è un vero osso duro. È ricoperto di spine affilate che rimangano indigeste a chiunque provi a mangiarlo, anche se la sua dote più particolare è la “falsa testa“: possiede infatti una protuberanza ossea sulla nuca che ricorda una seconda testa. Questa caratteristica confonde i predatori, che spesso attaccano la falsa testa, permettendo al Diavolo Spinoso di fuggire illeso.
Dove e quando vedere il diavolo spinoso in Australia
Il Diavolo Spinoso è un altro dei numerosi piccoli tesori tutti australiani: essendo una specie endemica, potrete avvistarlo solo tra le terre rosse di questo continente. Il suo regno sono le zone aride e i suoli sabbiosi dell’Outback, tra il Western Australia, South Australia, il Northern Territory ed il Queensland, dove però è difficile da incontrare grazie al suo mimetismo prodigioso. Per incontrarlo, il segreto è puntare la sveglia presto o cercarlo nel tardo pomeriggio, quando è più attivo. Se siete nel Western Australia, il Kalbarri National Park è un’ottima méta, ma tenete gli occhi aperti anche nei dintorni di Coral Bay: è proprio lì che noi siamo riusciti a scovarlo, mentre attraversava con tutta calma in mezzo alla strada sterrata.

Capito quanto è piccolo e difficile da vedere?

La Sterna Crestata
Nome scientifico: Thalasseus bergii (“Creatura del mare di Bergius”)
La sterna crestata è tra gli uccelli marini più dinamici delle coste australiane. Grande quasi quanto un gabbiano, si distingue per il piumaggio bianco e grigio, il lungo becco giallo limone e, soprattutto, per la sua iconica cresta di penne nere. Questo ciuffo spettinato, che solleva quando è eccitata o durante il corteggiamento, le regala un’aria buffa, quasi indossasse un parrucchino, ed è capace di strapparvi un sorriso anche nelle giornate più uggiose.

Curiosità sulla sterna crestata
- Vedere una sterna crestata in cerca di cibo è una vera gioia. Quando avvista un pesciolino, rimane sospesa in volo per un secondo per poi lanciarsi in picchiata dritta nell’oceano. Sparisce sott’acqua per un battito di ciglia e riaffiora subito dopo con la preda nel becco.
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Questi piccoli pesci diventano persino i protagonisti di un romantico corteggiamento: il maschio li offre alla sua compagna come un vero e proprio dono nuziale. È un rituale dolcissimo e super scenografico che avviene spesso a due passi dalla riva, trasformando la battigia in un palcoscenico naturale dove va in scena una delle storie d’amore più curiose del mondo animale.
- A parte la curiosità precedente, le sterne crestate sono tipi piuttosto minimalisti: non costruiscono nidi elaborati, ma preferiscono deporre le uova in piccole buche scavate nella sabbia o direttamente sulla roccia. Il loro asso nella manica contro i predatori? Il mimetismo. Le uova hanno colori e macchioline così simili al terreno che diventano praticamente invisibili, fondendosi perfettamente con l’ambiente. È una difesa geniale, ma rappresenta una sfida per noi: se vi capita di scorgere stormi di sterna crestata sulle spiagge, fate molta attenzione a dove mettete i piedi!
Dove e quando vedere la sterna crestata in Australia
Potete avvistare la sterna crestata praticamente ovunque lungo le coste australiane, dalle spiagge tropicali del Queensland fino alle scogliere della Tasmania. Le sue mete preferite sono le isole al largo e le grandi barriere coralline come il Ningaloo Reef, ma è facilissimo vederla anche appollaiata sulle boe o sui moli dei porti. Sebbene sia presente tutto l’anno, il periodo migliore per ammirarla è tra ottobre e marzo: durante l’estate australiana, infatti, le colonie si radunano per la riproduzione, rendendo i cieli e le spiagge un vero teatro di spettacolari corteggiamenti.

La Volpe Volante (“Flying Fox”)
Nome scientifico: Pteropus poliocephalus (“Piede alato dalla testa grigia”)
La volpe volante, in inglese Flying Fox, è tra gli abitanti più chiassosi dei cieli australiani. Ma non lasciatevi ingannare dal nome: è in realtà un pipistrello gigante goloso di frutta (e quindi innocuo per l’uomo), che deve il suo soprannome al musetto allungato e alle orecchie a punta che ricordano proprio quelle di una volpe. Vederlo solcare il cielo al tramonto è uno degli spettacoli più incredibili della natura australiana.

Tranquilli, se vi dovesse capitare di passare vicino a una loro colonia, sarà praticamente impossibile non accorgersene
Curiosità sulla volpe volante
- Le volpi volanti giocano un ruolo fondamentale per l’ecosistema. Nutrendosi di nettare, polline e frutta, volano per chilometri ogni notte impollinando alberi e disperdendo semi, rigenerando così le foreste australiane e non solo. Pensate che il loro contributo è vitale per oltre 450 specie di piante nel mondo, molte delle quali sono fondamentali anche per noi e per le nostre attività commerciali. Senza di loro, il paesaggio australiano non sarebbe lo stesso.
- Alcuni di questi esemplari superano i 40 cm di lunghezza ed i più grandi arrivano a pesare quasi 1 kg. Ma è quando aprono le ali che lasciano senza fiato, con un’apertura alare che può sfiorare il metro e mezzo. E a differenza dei pipistrelli più piccoli a cui siamo abituati, le volpi volanti non hanno bisogno dell’ecolocalizzazione per orientarsi: si affidano a una vista eccellente (la migliore di tutte le specie di pipistrelli), perfetta anche di giorno, e a un olfatto finissimo che le guida infallibilmente verso i fiori e i frutti più dolci.
- Le volpi volanti vivono in colonie enormi, chiamate “camp”, che possono ospitare migliaia di esemplari molto rumorosi. Se passate vicino a un loro rifugio di giorno, sarete investiti da un baccano fatto di stridii e battibecchi che vi farà sicuramente sorridere. Eppure, dietro questa vitalità si nasconde una fragilità estrema: a causa del cambiamento climatico, questi animali sono a rischio estinzione. Soltanto nel 2020 una tremenda ondata di calore, nel nord del Queensland, ha causato la perdita di oltre 23.000 volpi volanti in pochissimo tempo. È un dato straziante se pensate che rappresenta circa un terzo dell’intera specie in Australia. Purtroppo, con le temperature che continuano a salire ogni anno, questi animali si ritrovano senza difese di fronte a un caldo sempre più letale, rendendo la loro sopravvivenza una vera sfida contro il tempo.
Dove e quando vedere la volpe volante in Australia
Le volpi volanti popolano gran parte dell’Australia, dalle calde zone tropicali fino alle regioni più temperate del sud. Se volete incontrarle, i luoghi migliori sono il Queensland, il New South Wales e il Territorio del Nord: a Cairns, ad esempio, vivono sugli alberi in pieno centro città, ed è facilissimo avvistarle tra le fronde dei Royal Botanic Gardens di Sydney o in Dowle Street a Bellingen. In generale basta quindi una passeggiata nei parchi cittadini o tra gli eucalipti per scovarle, anche se il vero spettacolo inizia al tramonto: è in questo momento che l’intera colonia si alza in volo simultaneamente e vedere migliaia di ali oscurare il cielo per diversi minuti è un’esperienza da brividi. Se poi volete conoscere la loro storia, vedere i piccoli da vicino e magari “toccare con mano” la loro dolcezza, non perdetevi il “Tolga Bat Hospital” di Tolga, appunto. Qui troverete volontari meravigliosi che si prendono cura di esemplari feriti e cuccioli appena nati: è il posto perfetto per innamorarsi definitivamente di questi incredibili giganti buoni.

Impossibile averne paura quando ti guardano con quegli occhietti. Ma quanto sono teneri da cuccioli?

Il Pellicano australiano
Nome scientifico: Pelecanus conspicillatus (“Pellicano appariscente”)
Il pellicano australiano è tanto particolare quanto incredibilmente facile da incontrare durante un viaggio lungo la costa. È un uccello davvero imponente, immediatamente riconoscibile per il contrasto netto del suo piumaggio bianco e nero e per quel becco rosa pastello, così lungo e massiccio da sembrare un errore della natura. Non fatevi ingannare dalla sua andatura un po’ goffa a terra, dato che è un volatore magistrale, capace di planare per ore senza sosta sfruttando le correnti termiche. È simpaticissimo poi osservarli mentre “pattugliano” i moli o le spiagge in cerca di qualche avanzo dei pescatori, restando immobili con un’aria quasi aristocratica.

Curiosità sul pellicano australiano
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Il pellicano australiano detiene il record mondiale per il becco più lungo tra tutti gli uccelli, potendo raggiungere i 50 cm di lunghezza. E a proposito di becco: l’iconica sacca sotto di esso (chiamata “sacca golare“) è fatta di pelle fibrosa e può contenere fino a 13 litri d’acqua. Ma contrariamente a quanto si pensa, non serve a conservare il cibo, ma funge da vera e propria rete da pesca. Una volta catturata la preda, il pellicano drena l’acqua grazie a questa sacca e inghiotte tutto immediatamente.
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Per riuscire a sollevare la sua mole, possiede ossa piene d’aria (dette “penumatiche”). Pensate che l’intero scheletro del pellicano pesa solo il 10% del suo peso complessivo, rendendolo incredibilmente leggero in rapporto alla stazza. Anche per questo puo’ sfruttare al massimo le correnti termiche e, con l’aiuto della sua apertura alare di 2,5 metri, può volare fino a 3.000 metri di altezza. È inoltre capace di restare in aria per 24 ore consecutive, coprendo distanze enormi (fino a 480 km in un solo viaggio) durante le migrazioni verso l’entroterra.
- Sebbene si nutra principalmente di pesci è un predatore opportunista. Può mangiare crostacei, anfibi, tartarughe e persino altri uccelli. Su internet non è difficile trovare video di pellicani che inghiottono anche interi piccioni davanti ai passanti sbigottiti. Andandoli a vedere il pellicano potrebbe disgustarvi giusto un pochino…
Dove e quando vedere il pellicano in Australia
Il pellicano australiano è praticamente ovunque ci sia acqua, dalle coste dell’Australia alle zone umide dell’entroterra. È comunissimo vederlo sui moli di Kangaroo Island, lungo la Great Ocean Road, nei laghi del Queensland o nelle zone del Western Australia dove i fiumi incontrano l’oceano. Un luogo magico ma imprevedibile è il Lake Eyre nel South Australia: normalmente è una meravigliosa distesa di sale, ma quando si riempie d’acqua dopo le grandi piogge, migliaia di pellicani volano dal resto del Continente per nidificare lì in una colonia gigantesca. Anche per quanto riguarda il periodo non avrete molti problemi, dato che potrete avvistarlo tutto l’anno lungo le zone costiere e i fiumi perenni. Tuttavia, la stagione riproduttiva varia: nel nord del Paese il picco va da maggio ad agosto (stagione secca), mentre nel sud tendono a nidificare da settembre a fine dicembre (tra la primavera e l’inizio dell’estate australiana).

L’Uccello Lira (Lyre-Bird)
Nome scientifico: Menura novaehollandiae (“Coda a forma di luna della Nuova Olanda”)
L’uccello lira (conosciuto anche come “Lyre-Bird” o “Menura”) è una delle creature endemiche più straordinarie e antiche dell’Australia, un vero “fossile vivente” che popola le foreste pluviali del Paese. È stato uno dei volatili che abbiamo cercato con più ostinazione durante il nostro viaggio, attirati dalle sue caratteristiche uniche che lo rendono quasi leggendario. Grande all’incirca come un fagiano, sfoggia un rarissimo piumaggio bruno-grigiastro, perfetto per mimetizzarsi nel sottobosco e sfuggire agli sguardi indiscreti. Il vero colpo di scena, tuttavia, è riservato alla coda del maschio: durante i rituali di corteggiamento viene dispiegata in tutta la sua bellezza, con le piume esterne che assumono la forma elegante di una lira, svelando l’origine del suo nome. Ma l’estetica è solo metà dell’opera: ciò che rende l’uccello lira un’icona imperdibile è il suo incredibile virtuosismo vocale, che lo trasforma nel miglior “registratore vivente” del regno animale. Cosa significa questo? Continuate a leggere e lo scoprirete…

Vederlo in posa è una sfida così difficile che nemmeno le foto su internet sembrano riuscire a catturarne la maestosità – Immagine presa da “Wikipedia”
Curiosità sull’uccello lira
- Il prestigio dell’uccello lira è tale da averlo reso un vero simbolo nazionale australiano. La sua silhouette è stata scelta come emblema ufficiale del “New South Wales National Parks and Wildlife Service”, sebbene la prova definitiva della sua importanza risiede nelle tasche di ogni australiano: è proprio lui a ornare la moneta da 10 centesimi, dove posa con la coda spiegata e una dignità regale, pari a quella del canguro o dell’emù.
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Siete pronti per una delle curiosità più incredibili di questo articolo? L’uccello lira non è solo un capolavoro estetico, ma è celebre in tutto il mondo per essere l’imitatore più sofisticato del Pianeta. Grazie alla sua “siringe” (l’organo vocale degli uccelli) straordinariamente complessa, può riprodurre alla perfezione qualsiasi suono ascolti nella vita. E non parliamo solo di altri uccelli o mammiferi della foresta. La sua arte tocca livelli quasi inquietanti: riesce a replicare con precisione millimetrica i rumori umani. Immaginate di camminare nel silenzio della foresta pluviale e sentire improvvisamente lo scatto di una fotocamera, l’allarme di un’auto o, ancora più assurdo, il ronzio di una motosega. Non state impazzendo: è un maschio che usa questo assurdo campionario sonoro per impressionare le femmine dal suo “podio“, una collinetta di terra costruita apposta per le sue esibizioni. Noi siamo rimasti folgorati da questo spettacolo, anche se l’artista ha preferito non farsi vedere. Nonostante la fortuna ci abbia fatto incontrare una femmina (molto meno appariscente), essere testimoni uditivi delle mille voci del maschio è stata un’esperienza incredibile. Vi lasciamo un video qua sotto per farvi capire meglio la meraviglia.
Dove e quando vedere l’uccello lira in Australia
Sebbene online si legga spesso di cercare l’uccello lira tra le foreste pluviali della costa orientale, tra Victoria e il Queensland (come nei Dandenong Ranges, nelle Blue Mountains o nel Lamington National Park), se volete davvero massimizzare le probabilità di successo seguite la nostra dritta e puntate dritti al Dorrigo National Park, parco celebre proprio per la presenza massiccia del volatile. Peccato però che nonostante sia un uccello, preferisca di gran lunga correre agilmente tra le felci e i tronchi caduti piuttosto che alzarsi in volo. Questa natura schiva, unita all’abitudine di muoversi nel fitto della vegetazione, lo rende un incontro meraviglioso ma incredibilmente difficile. Se volete tentare la fortuna e scovarlo il segreto è affidarsi all’udito prima che alla vista. Quando durante il trekking avvertite un rumore totalmente fuori posto, fermatevi e trattenete il respiro: potreste essere a pochi passi da un esemplare nascosto tra le felci, impegnato nel suo bizzarro e incredibile concerto solista. Speriamo che abbia voglia di farsi vedere! Il momento d’oro per questo incontro è l’inverno australiano (da giugno ad agosto), quando i maschi sono in pieno corteggiamento e i loro richiami risuonano ovunque, rendendoli molto più individuabili rispetto alla silenziosa stagione estiva. Se poi la fortuna dovesse voltarvi le spalle, potrete sempre cercarlo in un “Museo di Storia Naturale” in giro per il mondo (Italia inclusa). Lo troverete sicuramente lì ad attendervi, anche se, senza il fascino del suo canto dal vivo, perderà gran parte della sua magia.

Noi siamo riusciti a incrociare solo una femmina. Il maschio non si è fatto vedere, ma i suoi mille suoni hanno ugualmente riempito la foresta intorno a noi.

Il Wallaby
Nome scientifico: Macropus (“Grandi piedi”)
Avete presente il classico canguro australiano? Ecco, prendetelo, rimpicciolitelo un po’…e otterrete il wallaby! Spesso confuso con il suo parente più famoso, il wallaby è in realtà il membro più piccolo della famiglia, ma con una personalità tutta sua. Anche se ha le stesse zampe posteriori potentissime e la stessa coda muscolosa del canguro, questo marsupiale di piccola taglia è un concentrato di agilità. Perciò, mentre i canguri dominano le grandi pianure aperte, i wallaby preferiscono zone più riparate, come boscaglie fitte o terreni rocciosi, dove la loro agilità li rende dei veri maestri della fuga.

Curiosità sul wallaby
- Facendo parte della stessa famiglia, il wallaby condivide col canguro alcune curiosità. Anche lui difatti non riesce a camminare all’indietro, e concentra tutta la forza nelle zampe posteriori e in quella coda-sgabello che ormai conosciamo. Anche i nomi in famiglia sono quasi identici: i maschi sono “boomers” e i piccoli “joeys”. L’unica piccola differenza? Le femmine di wallaby vengono chiamate “does”. Ma una grande differenza che li contraddistingue dai canguri c’è (oltre alla stazza): i primi mangiano quasi solo erba, i wallaby amano invece variare con foglie, germogli e persino piccoli frutti.
- Sebbene sia un animale terrestre, il wallaby è un ottimo nuotatore! In acqua riesce a muovere le zampe in modo indipendente per pagaiare, un movimento che sulla terraferma non riesce proprio a fare. A noi non è capitato di avvistarne uno a nuoto, ma deve essere uno spettacolo davvero fuori dal comune.
- Tuttavia la cosa più particolare del wallaby è che le mamme possono produrre contemporaneamente due tipi di latte diversi, da capezzoli differenti, per nutrire un cucciolo neonato e uno già cresciuto che ha esigenze nutrizionali diverse.
Dove e quando vedere il wallaby in Australia
I wallaby abitano gran parte dell’Australia orientale, ma alcuni posti sembrano set cinematografici creati apposta per incontrarli. In Tasmania questa magia è di casa: a Bruny Island potrete scovare il rarissimo “wallaby albino“, al Freycinet National Park il celebre “wallaby di Bennett“, mentre a Cradle Mountain avvistarli tra i sentieri d’alta quota al tramonto è una certezza. Se il vostro tour non tocca l’isola tasmana, puntate dritti verso la selvaggia Kangaroo Island, i paradisi tropicali del Litchfield National Park o la spiaggia di Cape Hillsborough, dove questi piccoli marsupiali saltellano sulla sabbia regalando forti emozioni. Il segreto per l’incontro perfetto? Essendo animali crepuscolari l’alba ed il tramonto sono l’orario giusto; durante il giorno, infatti, preferiscono restare all’ombra dei boschi. Ricordatevi che, mentre i canguri dominano le pianure sconfinate dell’Outback, i wallaby hanno colonizzato le zone riparate e impervie. Perciò, se cercate un wallaby aguzzate la vista tra i cespugli; se cercate un canguro, guardate verso l’orizzonte.

A Bruny Island avevamo ormai perso le speranze, quando, proprio all’ultimo secondo, è spuntato dalle frasche. Non potete immaginare la nostra gioia nel trovarci davanti il rarissimo “wallaby albino”!

Il Pademelon
Nome scientifico: Thylogale (“Donnola col marsupio”)
Adesso prendete un wallaby e rimpicciolitelo ancora un pochino: vi presentiamo il pademelon. Spesso scambiato con un cucciolo di canguro, pur essendo un genere a parte (“Thylogale”), è un marsupiale compatto e arrotondato, con una coda corta e quasi senza peli che lo aiuta a muoversi agilmente nel fitto sottobosco. È l’abitante timido delle foreste pluviali e delle boscaglie umide, dove vive una vita solitaria e riservata, lontano dalle grandi pianure aperte. Assomiglia molto a un quokka, ma al posto del celebre sorriso, lui vi conquisterà con le sue forme così generose da farlo sembrare perennemente sovrappeso. Come non volergli bene?

Curiosità sul pademelon
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Il termine pademelon deriva dalla parola aborigena “badimaliyan“, che significa letteralmente “piccolo canguro della foresta”. Oltre a ciò il suo nome scientifico, “Thylogale”, unisce le parole greche per “marsupio“ e “donnola“, proprio a sottolineare la sua piccola stazza e la sua velocità nel dileguarsi tra i cespugli.
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Nonostante siano timidissimi e solitari, i pademelon si trasformano in vere sentinelle quando avvertono un pericolo. Invece di gridare colpiscono con forza il terreno con le zampe posteriori: questo rumore sordo e ritmico avverte tutti i compagni nei paraggi di mettersi in salvo. Se camminando nel “bush” sentite un improvviso “Thump-Thump” venire dal terreno, non abbiate dubbi: il pademelon di turno vi ha scoperti e ha appena dato l’allarme!
- Un tempo il pademelon era diffuso in gran parte dell’Australia sud-orientale, ma oggi la Tasmania è rimasta il suo vero santuario. Qui è facilissimo avvistarlo perché non deve fare i conti con la volpe rossa, il suo predatore principale (purtroppo introdotto in Australia dall’uomo). Grazie a questa isola sicura il piccolo marsupiale è tornato a prosperare, diventando una delle icone più simpatiche dell’isola.
Dove e quando vedere il pademelon in Australia
Come già detto nelle “Curiosità”, il posto migliore in assoluto per vedere i pademelon è la Tasmania, dove sono così comuni da trovarsi spesso anche nei giardini degli hotel o nei campeggi. Luoghi imperdibili sono Cradle Mountain, il Freycinet National Park e, con certezza assoluta, la splendida Maria Island (nostro posto del cuore in Australia). Se invece siete sulla terraferma, potrete provare a scovare il pademelon nelle foreste pluviali del Queensland (zona di Cairns e Atherton Tablelands) o nel nord del New South Wales, ma dovrete essere piuttosto fortunati. La bella notizia è che i pademelon si lasciano avvistare tutto l’anno, ma come per molti altri marsupiali, il momento magico è il crepuscolo. Durante il giorno preferiscono restare al sicuro nel fitto della vegetazione, ma non appena il sole inizia a calare escono timidamente nelle radure e ai bordi delle strade per mangiare l’erba più fresca. Se poi visitate l’Australia in primavera (da settembre a novembre), avrete anche l’occasione di vedere i piccoli “joey” che iniziano a fare i primi timidi salti fuori dal marsupio della mamma. Che teneri!

Questo cucciolo di pademelon ci ha letteralmente rubato il cuore: avremmo voluto portarlo via con noi!

Il Wallaby delle Rocce
Nome scientifico: Petrogale (“Donnola delle rocce”)
Anche se della stessa famiglia del wallaby, questo particolare marsupiale merita un capitolo a sé stante. Se infatti il wallaby è il “fratello minore” del canguro, allora il wallaby delle rocce è sicuramente il cugino spericolato e amante degli sport estremi! Mentre i suoi parenti si godono la morbida erba delle radure, lui ha scelto di vivere dove nessun altro oserebbe: tra pareti verticali, gole profonde e ammassi di granito. Di taglia piccola e compatta, possiede zampe incredibili dotate di cuscinetti ruvidi che fungono da “suole antiscivolo”, permettendogli di correre su pareti di roccia ripidissime con una grazia che farebbe invidia a un esperto di arrampicata. Ed il suo musetto dolce non è da meno…

Non si direbbe, ma abbiamo scattato questa foto mentre riposava su una parete rocciosa scoscesa, a 15 metri d’altezza
Curiosità sul wallaby delle rocce
- Il wallaby delle rocce durante il giorno si rifugia tra grandi sporgenze rocciose, pronto a sfrecciare tra le pareti più impervie grazie a doti da scalatori nati. Il suo segreto sono i piedi con cuscinetti granulosi, simili a gomma antiscivolo, che garantiscono un “grip” perfetto anche sulle pietre più lisce e scivolose. In questo habitat compie balzi acrobatici fino a 4 metri, mostrandosi agilissimo; al contrario, quando si avventura in pianura, si muove in modo decisamente più goffo e impacciato.
- Come se non bastasse, a differenza degli altri macropodi, usa la sua lunga coda non come “terzo piede”, ma la trasforma in un vero e proprio bilanciere flessibile. Durante i suoi spettacolari balzi tra i massi, la muove nell’aria con una maestria incredibile per mantenere l’equilibrio, comportandosi proprio come farebbe una scimmia tra i rami. Un dettaglio che lo rende super affascinante da osservare in azione!
- Inoltre il wallaby delle rocce è un autentico maestro della sopravvivenza, capace di resistere a lungo senza bere, ricavando i liquidi necessari quasi solo da piante e radici. A renderlo quasi invulnerabile è però il suo mimetismo perfetto: grazie a un mantello che sfuma dal grigio al marrone, scompare come per magia tra le rocce diventando invisibile ai predatori.
Dove e quando vedere il wallaby delle rocce in Australia
Basti pensare che alcune specie di wallaby delle rocce sono talmente rare da vivere esclusivamente su singole catene montuose, per capire la difficoltà nell’avvistarne uno. Per ammirare questi funamboli dovete quindi puntare verso le zone più impervie dell’Australia, anche se esistono luoghi accessibili dove è possibile vederli. I posti migliori sono senza dubbio Magnetic Island e Granite Gorge nel Queensland, dove sono molto socievoli, oppure le pareti di Yardie Creek nel Western Australia (proprio dove li abbiamo scovati noi!). Se siete nel Northern Territory, cercateli tra le rocce infuocate di Alice Springs o, con un pizzico di fortuna, nel Kakadu National Park. Se invece preferite andare sul sicuro, vi basterà recarvi alla Tidbinbilla Nature Riserve, vicino Canberra. In questa riserva etica e curata, gli animali vivono in totale sicurezza, anche se l’emozione di un avvistamento spontaneo in natura resta impareggiabile.. Il periodo ideale? Tutto l’anno, ma l’inverno australiano (giugno-agosto) è il top: con il clima fresco, i wallaby amano crogiolarsi al sole del mattino, diventando i modelli perfetti per le vostre foto.

Il Quoll
Nome scientifico: Dasyurus viverrinus (“Coda folta simile ad un furetto”)
Se pensate che in Australia ci siano marsupiali solamente pigri, erbivori e un po’ tontoloni che saltellano qua e là, preparatevi a ricredervi: il quoll è qui per scompigliare le regole! A vederlo sembra quasi uscito da un libro di fiabe, con il suo musetto appuntito che ispira simpatia, le orecchie sempre vigili e un’aria curiosa, ma in verità è un concentrato di energia racchiuso in un corpo che non supera le dimensioni di un gatto domestico. Perciò non fatevi ingannare dal suo aspetto incantevole, perché questo marsupiale carnivoro ha un carattere decisamente grintoso e non teme nessuno. La sua caratteristica più spettacolare? Quel mantello maculato assolutamente inconfondibile, che lo fa sembrare una via di mezzo tra una mangusta e un piccolo leopardo in miniatura. Proprio per questi motivi il quoll era in cima alla nostra lista dei desideri. Purtroppo, però, la fortuna non è stata dalla nostra parte e non siamo riusciti a vederlo. Un giorno torneremo a cercarlo!

– Immagine presa dal sito del WWF Australia
Curiosità sul quoll
- Il quoll è l’unico marsupiale australiano a sfoggiare un mantello punteggiato di macchie bianche, un dettaglio tanto affascinante quanto strategico. Più che una scelta di stile, si tratta infatti di un mimetismo geniale: sotto i riflessi della luna, queste macchie spezzano la sua sagoma tra le ombre del sottobosco, rendendolo praticamente invisibile. Un piccolo trucco per distinguere le 6 specie esistenti? Solo il “Quoll tigre” vanta le macchie anche sulla coda; per tutti gli altri questa rimane a tinta unita, scura e molto folta. A noi, onestamente, sarebbe bastato vederne uno qualsiasi…
- Guardandolo verrebbe subito voglia di abbracciarlo, ma attenzione: il quoll è un predatore implacabile che non accetta coccole! Nonostante l’aspetto da peluche, nasconde una mascella dalla potenza sbalorditiva rispetto alla sua stazza, capace di non lasciare scampo a insetti, lucertole o piccoli uccelli. È, a tutti gli effetti, un concentrato di pura forza in formato mignon.
- Questa forza esplosiva, però, ha un prezzo: i quoll vivono letteralmente la vita a mille. Complice un metabolismo altissimo e un’energia che sembra inesauribile, il loro tempo sulla Terra è purtroppo brevissimo: in natura raramente superano i 2 o 3 anni d’età. Proprio per questa loro vita breve e frenetica, riuscire a scovarne uno è un regalo della natura davvero raro e prezioso.
Dove e quando vedere il quoll in Australia
Avvistare un quoll è una sfida che mette alla prova anche i viaggiatori più pazienti, data la loro natura schiva e notturna. Se volete tentare la sorte, la vostra carta migliore è la Tasmania, specialmente il Cradle Mountain-Lake St Clair National Park: qui il “Quoll orientale” e il “Quoll macchiato” sono ancora di casa e, a volte, si spingono fin sotto gli alloggi dopo il tramonto. Sul continente, invece, le zone giuste sono il Fitzgerald River in Western Australia (per il “Quoll occidentale”) o le foreste del Far North Queensland (per il raro “Quoll settentrionale”). Il momento ideale? L’inverno o l’inizio della primavera (da giugno a ottobre), quando la stagione degli amori li rende più attivi e “distratti“, aumentando drasticamente le vostre possibilità di incrociare il loro sguardo. Ma un consiglio da amici: non fatevi troppe illusioni o finirete per rimanerci male quanto noi!

Il Pinguino Minore Blu
Nome scientifico: Eudyptula minor (“Piccolo bravo tuffatore minore”)
Se pensavate che i pinguini vivessero solo tra i ghiacci, preparatevi a cambiare idea. In Australia (e Nuova Zelanda) vive il pinguino minore blu, che gli australiani chiamano affettuosamente “Fairy Penguin” (Pinguino Fata) proprio per le sue dimensioni minuscole e quell’aria quasi magica. È, a tutti gli effetti, il pinguino più piccolo del mondo. Alto appena 30 centimetri e con un peso che sfiora il chilo, riconoscibilissimo anche grazie al suo mantello: a differenza dei classici pinguini in “bianco e nero”, lui sfoggia un elegante piumaggio blu indaco sul dorso, che brilla sotto il sole e sfuma in un bianco candido sul ventre. Questo piccolo è un cosiddetto “pendolare“ del mare, dato che trascorre l’intera giornata al largo per pescare, nuotando per chilometri, per poi decidere di rientrare sulla terraferma solo dopo il tramonto. Vederli sbucare dalle onde nel buio, mentre trotterellano goffi sulla sabbia per tornare a casa, è uno spettacolo che vi auguriamo di vivere almeno una volta nella vita.

Non avevamo una macchina fotografica all’altezza, ma vedere un pinguino minore blu dal vivo è meraviglioso!
Curiosità sul pinguino minore blu
- La natura ha equipaggiato il pinguino minore blu di tutto punto per la vita nell’oceano. Il suo mantello è un capolavoro di design: il dorso blu lo nasconde alla vista dei predatori che guardano dall’alto (come le aquile), mentre il ventre bianco lo confonde con il chiarore della superficie per chi guarda dal basso (come gli squali). E sott’acqua? Possiede una terza palpebra trasparente, come molti uccelli marini, che usa come un occhialino da nuoto per vedere chiaramente senza irritare gli occhi. Vivere in mare significa ingerire un sacco di sale, ma lui ha la soluzione anche per questo: una ghiandola sopra gli occhi che filtra il sale dal sangue. Quello in eccesso viene poi espulso…scrollando il becco o con uno starnuto!
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Il suo nome scientifico, Eudyptula, deriva dal greco e significa letteralmente “buon piccolo tuffatore”, una descrizione che calza a pennello per questo nuotatore agilissimo. Ma la vera magia avviene al rientro a casa. Vederli emergere dalle onde e attraversare la sabbia è pura arte: si muovono in piccoli gruppi coordinati, una strategia di difesa fondamentale per proteggersi dai predatori (come gabbiani o aquile di mare) nel momento in cui sono più vulnerabili. Proprio per questo è una delle rare specie di pinguino a essere attiva sia di giorno che di notte, trasformando la spiaggia in un vivace viavai sotto le stelle.
- Ma non fatevi ingannare dalle dimensioni del pinguino minore blu: questi piccoletti sono molto rumorosi. Ogni esemplare ha un richiamo unico, una sorta di “impronta vocale” che permette a partner e pulcini di ritrovarsi tra centinaia di simili nel buio più totale della colonia.

Forse con questa foto riuscite a capire meglio la dolcezza del pinguino minore blu – Immagine (molto meglio della nostra) presa da internet
Dove e quando vedere il pinguino minore blu in Australia
I pinguini minori blu abitano l’intera costa meridionale australiana, da Perth fino a Sydney, Tasmania compresa. Sebbene Phillip Island (vicino Melbourne) sia la méta più celebre al mondo grazie alla sua “Penguin Parade”, esistono ottime alternative per evitare le grandi folle dell’isola. Potete avvistarli al molo St Kilda Pier proprio a Melbourne, a Penguin Island vicino Perth, a Manly a Sydney o a Burnie, in Tasmania, dove noi abbiamo partecipato a uno dei loro bellissimi tour. Essendo residenti stabili, i pinguini minori blu sono avvistabili tutto l’anno, ma il picco di attività si raggiunge durante la stagione riproduttiva, che va da giugno a febbraio. Il momento migliore in assoluto è comunque l’estate australiana (da dicembre a gennaio): in questi mesi i genitori fanno continuamente la spola tra mare e nido per sfamare i piccoli, garantendo parate serali particolarmente numerose e spettacolari.

Il Bandicoot
Nome scientifico: Perameles (“Tasso con la tasca”)
Il bandicoot è uno di quegli animaletti che sembrano nati da un esperimento della natura particolarmente creativo, con un aspetto così bizzarro da ricordare un curioso incrocio tra un topo e un coniglio. Il suo corpo, compatto e piacevolmente arrotondato, è sostenuto da zampe posteriori sorprendentemente robuste che gli permettono di sfrecciare tra la vegetazione con scatti fulminei. Tuttavia, la sua vera firma è il musetto lungo e affilato, che muove senza sosta come un radar di precisione per scovare spuntini nascosti nel sottosuolo, ricordando quasi un piccolo formichiere. Anche se sappiamo che state già pensando ad altro: è impossibile leggere il suo nome senza che la mente voli subito a un certo personaggio dei videogiochi…

Ma dove l’hai lasciato Aku Aku?
Curiosità sul bandicoot
- In effetti, se il nome di questo animale vi ricorda pomeriggi passati davanti alla PlayStation, non vi state sbagliando: è proprio lui ad aver ispirato Crash Bandicoot! Anche se nella realtà i bandicoot non indossano jeans, non rompono casse di legno e sono decisamente più piccoli e schivi del loro alter ego digitale, conservano un’energia frenetica che li rende unici. Vi basterà leggere ad alta voce il suo nome scientifico (Perameles) per capire perché in Italia Crash sia scherzosamente chiamato “Peramele“. In fondo, tutto ha un senso.
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Ma nel bandicoot c’è molto di più da scoprire. Molto similmente ai dolci vombati, le mamme bandicoot hanno il marsupio che si apre da sotto. Dato che passano la vita a scavare con le zampe anteriori, l’apertura verso il retro evita che la tasca si riempia di terra e detriti, tenendo i piccoli al sicuro e, soprattutto, puliti. Questo perché un solo bandicoot può smuovere fino a 4 tonnellate di terra in un anno! Scavano tipiche buche a forma di imbuto per infilare il loro lungo muso alla ricerca di insetti e larve. Questo lavoro è fondamentale per l’ecosistema perché aerano il terreno, ma ammettiamolo: per chi ha un giardino curato o un campo agricolo in Australia, il bandicoot è spesso visto come un piccolo “parassita” che trasforma il tutto in un campo minato.
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Questi marsupiali detengono il record per una delle gravidanze più brevi dell’intero regno animale, che dura appena 12 giorni. I piccoli nascono in uno stato quasi embrionale, minuscoli e fragili, per poi completare il loro sviluppo al sicuro nel marsupio materno. Questa incredibile corsa contro il tempo non è un caso, ma una precisa strategia di sopravvivenza: per una specie che deve fare i conti con una vita piuttosto breve e una lunga lista di predatori sempre in agguato, riprodursi alla velocità della luce è l’unico modo per garantire un futuro alla propria stirpe.
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Infine condividono un limite curioso con i canguri: la struttura delle zampe posteriori non permette loro di camminare all’indietro. Se devono cambiare direzione, devono per forza girarsi o fare un balzo laterale. Perciò adesso spiegateci perché non siano finiti anche loro sullo stemma dell’Australia insieme all’emù e al canguro!
Dove e quando vedere il bandicoot in Australia
I bandicoot sono diffusi in buona parte dell’Australia, dalle foreste pluviali del Queensland fino ai giardini delle periferie di Sydney e Brisbane. Il “Bandicoot dal naso lungo” è comunissimo sulla costa orientale, mentre il raro “Bandicoot fasciato orientale” si trova ormai quasi solo in Tasmania o in zone protette del Victoria. Se quindi sognate un incontro ravvicinato, il North Head Sanctuary a Manly (Sydney) è una scommessa quasi sicura. La cosa positiva è che potete avvistarli tutto l’anno, perché non conoscono il letargo. Il vero trucco, però, sta nell’orario: essendo creature notturne, il crepuscolo è il loro “momento magico”. Se passeggiate vicino a zone boscose dopo il tramonto, aguzzate la vista e soprattutto l’udito: muovendosi tra le foglie secche, emettono dei buffissimi grugniti e dei piccoli “sbuffi” mentre setacciano il terreno col naso in cerca di spuntini. A noi la fortuna ha deciso di bussarci direttamente alla porta…della tenda: un “fasciato orientale” si è palesato al campeggio “The Lea Bush Camping” di Hobart proprio mentre eravamo a cena!

Il Diavolo della Tasmania
Nome scientifico: Sarcophilus harrisii (“L’amante della carne di Harris”)
Dimenticate il vortice di polvere e la canzoncina “Taz Taz Tazmania”: il vero diavolo della Tasmania ha ben poco a che spartire con il celebre personaggio dei Looney Tunes, sia nel look che nel carattere. Se Taz è una furia rotante perennemente affamata, la sua controparte reale è un marsupiale schivo, muscoloso e un po’ scontroso che, in fondo, chiede solo di essere lasciato in pace a sgranocchiare il suo pasto. Quel che è certo è che ci troviamo di fronte al marsupiale carnivoro più grande del pianeta: immaginate un cagnolino tarchiato, tutto muscoli, con una pelliccia nero pece (e non marrone come quella di Taz) spesso decorata da macchie bianche sul petto. La sua testa massiccia ospita una mascella potentissima ma, a differenza della versione animata che divora ogni cosa sul suo cammino, questo marsupiale è un fondamentale “operatore ecologico” della natura: ripulisce i boschi dalle carogne, mantenendo l’ecosistema sano e pulito. Le sue particolarità, però, sono così tante che preferiamo raccontarvele nel dettaglio nel prossimo capitolo…

Se ce lo fossimo trovati davanti senza aver mai visto una sua foto, probabilmente non avremmo nemmeno saputo di essere al cospetto di un diavolo della Tasmania
Curiosità sul diavolo della Tasmania
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Ma perché un animale dal muso così tenero è chiamato proprio “diavolo“? Tutto ebbe inizio con i primi coloni europei: una volta sbarcati in Tasmania, si ritrovarono a passare notti insonni a causa di urla inquietanti e ringhi feroci che squarciavano il buio della foresta. Quei suoni erano così agghiaccianti che i coloni si convinsero di essere circondati da demoni nascosti in quella nuova terra, che loro chiamarono “diavoli della Tasmania”. Indovinate quindi chi era a fare quei versi? In realtà, oggi sappiamo che questi marsupiali comunicano con una gamma incredibile di versi bizzarri: tossiscono, ringhiano, sbuffano, strillano e starnutiscono, solitamente per intimidire gli avversari ed evitare scontri fisici. Noi stessi, dopo averne “pedinato” uno per osservarlo meglio, siamo stati (giustamente) avvertiti con un verso talmente sinistro da convincerci a tornare immediatamente sui nostri passi!
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Anche se non mangia il metallo come Taz, il diavolo della Tasmania ha nientepopodimeno che il morso più potente al mondo tra i mammiferi, in rapporto alle sue dimensioni. La sua testa sovradimensionata gli permette di spalancare la bocca fino a ben 80° e sprigionare una forza tale da frantumare ossa e in grado perfino di spezzare le gabbie del bestiame.
- Fortunatamente, il diavolo della Tasmania usa le sue mascelle poderose soprattutto per divorare carogne…senza lasciarne alcuna traccia. Questi animali mangiano infatti ogni singola parte della preda, ossa comprese, evitando così la diffusione di parassiti e larve nell’ambiente. In questo ambito hanno però un’abitudine un po’ schifosa, ma decisamente pratica: a volte si addormentano direttamente dentro le grandi carcasse di cui si nutrono, così da avere la colazione pronta non appena svegli. Anche se può suonare inquietante, il loro appetito insaziabile è fondamentale per mantenere la natura pulita e igenizzata.
- Proprio come altri marsupiali, il diavolo della Tasmania accumula il grasso nella coda: una coda bella gonfia è il segno inequivocabile di un esemplare in ottima salute. Ma un consiglio: non avvicinatevi troppo per controllare! Soprattutto se notate che le sue orecchie stanno diventando rosso acceso; quel cambio di colore è dovuto all’aumento del flusso sanguigno e significa che il diavolo è molto eccitato o decisamente arrabbiato.
- Alla nascita, i cuccioli sono grandi quanto un chicco di riso! Nonostante le dimensioni ridotte, devono affrontare subito una scalata epica lungo la pelliccia della madre per raggiungere il marsupio che, proprio come accade per altri marsupiali scavatori, ha la particolarità di aprirsi all’indietro. Una volta dentro, i piccoli ci rimangono al sicuro per circa quattro mesi, finché non saranno abbastanza grandi per esplorare il mondo esterno.
- E ora la notizia che non vorremmo mai dare: dal 2008 il Diavolo della Tasmania è ufficialmente in pericolo di estinzione. Dalla fine degli anni ’90, una terribile forma di tumore facciale trasmissibile ha colpito la specie, rendendo loro impossibile nutrirsi. È una sfida durissima che i ricercatori stanno cercando di vincere per salvare questo incredibile animale. Il cuore della resistenza è Maria Island, un’isola-santuario in cui vengono inseriti solamente gli esemplari sani che qui possono vivere e riprodursi lontani dalla malattia. Basterà a salvarli?

O saremo costretti a guardare mentre subiscono lo stesso, triste destino della “Tigre della Tasmania”?
Dove e quando vedere il diavolo della Tasmania in Australia
Dal nome avrete già intuito dove cercarlo: la sua casa è l’isola della Tasmania, a sud dell’Australia. Ma attenzione, non è un incontro così scontato! Essendo una creatura della notte, vederlo richiede un po’ di fortuna. Potreste tentare la sorte a Cradle Mountain o lungo la costa orientale a Freycinet; pensate che, grazie al progetto “Aussie Ark”, una piccola colonia è tornata a vivere anche sulla terraferma, nel New South Wales. Il bello è che non vanno in letargo, quindi sono attivi tutto l’anno. Se però preferite il clima mite, l’estate australiana (da dicembre a febbraio) è il momento ideale per le escursioni notturne sotto le stelle. Ma se volete un consiglio da amici, dimenticate i soliti itinerari: il posto magico per eccellenza è Maria Island. Quest’isola non è solo un paradiso naturale, ma un vero santuario dove i diavoli vivono in gran numero, sani e protetti. Noi qui abbiamo vissuto momenti incredibili e abbiamo avvistato ben due diavoli della Tasmania. Uno di giorno, mentre curiosava in cerca di cibo proprio nell’area del campeggio; uno di notte, che ci ha letteralmente tagliato la strada mentre andavamo a lavarci i denti. Un’emozione che non dimenticheremo facilmente.

Quello di notte ci ha fatto capire chiaramente che non gradiva affatto di essere seguito

La Lucertola dalla Lingua Blu
Nome scientifico: Tiliqua nigrolutea (“Tiliqua nera e gialla”)
In Australia nemmeno le lucertole sono “normali”! Prendete ad esempio la lucertola dalla lingua blu: un rettile dal corpo tozzo, zampe e coda corte e squame così lisce che al tatto sembrano quasi seta. A differenza di molti altri abitanti del continente, non è per nulla aggressiva e, soprattutto, non è velenosa. Allora perché è così speciale? Beh, dal nome dovreste averlo già intuito: la sua lingua è di un blu talmente acceso da sembrare dipinta! Vederla fare la linguaccia è uno spettacolo davvero simpatico. Inoltre è una creatura così tranquilla e pacifica che molti australiani adorano averne una in giardino: è un’ottima disinfestatrice naturale, dato che va ghiotta di lumache e insetti. Insomma, il vicino di casa perfetto.

Curiosità sulla lucertola dalla lingua blu
- La sua celebre lingua blu non è solo per bellezza. Quando si sente in pericolo, la sfodera all’improvviso spalancando la bocca: questo contrasto cromatico improvviso serve a spaventare i predatori, convincendoli che sia velenosa. Un bel bluff che sembra funzionare alla grande.
- Forse lo sapete già, dato che è una cosa comune delle lucertole, ma vale la pena ricordarlo: se le cose si mettono male e un predatore la agguanta per la coda, la lucertola dalla lingua blu puo’ decidere di sacrificarla per scappare via. Col tempo la coda ricrescerà, anche se non sarà mai bella come l’originale.
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Invece, a differenza di quasi tutte le altre lucertole, quella dalla lingua blu non depone uova. È ovovivipara, il che significa che i piccoli crescono protetti dentro la mamma e, quando vengono al mondo, sono già formati, indipendenti e pronti a iniziare la loro avventura.
Dove e quando vedere la lucertola dalla lingua blu in Australia
Per incontrare una lucertola dalla lingua blu non dovrete faticare troppo, anche se dovrete necessariamente visitare la parte est dell’Australia. In questa zona potrete trovarla ovunque: dalle zone costiere più selvagge fino ai sobborghi di grandi città come Sydney o Melbourne. Difatti hanno un incredibile spirito di adattamento e non è affatto raro incrociarle in pieno centro urbano. Sydney ne è letteralmente piena! Il periodo migliore per incontrarle è senza dubbio la primavera e l’estate australiana (indicativamente da settembre a marzo). Con il rialzo delle temperature, escono allo scoperto per godersi il sole e ricaricare le batterie. Durante l’inverno, invece, sono molto più schive: preferiscono schiacciare lunghi pisolini al coperto, diventando davvero difficili da avvistare.

In Australia sarà più facile incontrare lo Scinco Rugoso (“Tiliqua rugosa”). Anche lui con la lingua blu (meno vistosa), ma con una riconoscibile coda corta e tozza, quasi identica alla testa. La sua vera particolarità? È tra i rarissimi rettili monogami, restando fedeli anche per oltre 20 anni. È quasi commovente vederli muoversi nel bush, con il maschio che segue la compagna come un’ombra silenziosa.
Il Varano australiano (Goanna)
Nome scientifico: Varanus varius (“Varano variegato”)
Se la lucertola dalla lingua blu è il vicino di casa pigro e tranquillo, il varano australiano (o Goanna, come lo chiamano qui) è il vero “drago“ del continente. È un rettile imponente dal fascino preistorico, con un corpo muscoloso, artigli affilati come lame (perfetti per scalare gli alberi!) e una lingua biforcuta che agita senza sosta per “assaggiare” l’aria e mappare l’ambiente. Nonostante l’aspetto intimidatorio, molto difficilmente attaccano l’uomo anche se è un predatore incredibilmente intelligente e versatile, capace di dominare ogni clima: dalle rocce roventi del deserto fino all’umidità delle foreste pluviali. In Australia ne esistono circa 30 specie diverse (su 80 presenti in tutto il mondo), con varietà davvero incredibili. Si va dai “Giganti” come il maestoso Perentie, che può superare i 2 metri di lunghezza, agli “Scalatori” come il Lace Monitor (il più rappresentativo del Paese) che si incontra spesso arrampicato sui tronchi, fino ad arrivare ai “Pigmei“, come il Varanus caudolineatus, che non superano i 20-25 centimetri. Tutti diversi tra loro, ma tutti esageratamente belli.

Dalla foto forse non si capisce, ma sono davvero enormi!
Curiosità sul varano australiano
- In inglese vengono chiamati “Monitor Lizards“. Il motivo? Un antico mito sosteneva che queste lucertole monitorassero l’arrivo dei coccodrilli, avvisando le persone della loro presenza. In realtà, non hanno alcun istinto protettivo verso l’uomo, ma sono semplicemente molto attente a tutto ciò che si muove nel loro territorio.
- Qualsiasi varano australiano va ghiotto per le uova… degli altri! Usano la loro lingua biforcuta proprio come un radar, captando le particelle odorose nell’aria per localizzare i nidi di uccelli, coccodrilli o altre lucertole, anche se si trovano sotto terra o in cima a un albero. Una volta individuato il bersaglio, i varani diventano inarrestabili: usano i loro potenti artigli per scavare o forzare l’ingresso dei nidi e fare una scorpacciata di uova. E non solo: alcune specie sono così toste da combattere e mangiare serpenti velenosissimi, verso i quali sembrano avere una naturale e incredibile immunità.
- Con una lunghezza media di circa 140 centimetri e un peso che sfiora i 6 chili, i varani australiani non sono decisamente creature che passano inosservate. Svoltare l’angolo di un sentiero e ritrovarseli improvvisamente davanti può far sobbalzare il cuore e mettere un po’ d’apprensione, ma niente paura: non sono aggressivi per natura. Basta concedergli il giusto spazio e passargli accanto con calma per non avere alcun problema.
- Come abbiamo accennato i varani “molto difficilmente attaccano l’uomo”, ma questo non significa che si debba abbassare la guardia. Il loro morso, infatti, è un’esperienza che vorrete decisamente evitare. Per anni si è creduto che la pericolosità dipendesse solo dai batteri “preistorici” presenti nella loro bocca (di cui noi non abbiamo gli anticorpi), ma la scienza ha recentemente smentito questo mito: si è scoperto che i varani possiedono delle vere e proprie ghiandole velenifere. Anche se il loro veleno non è letale per noi umani, è comunque in grado di causare dolori lancinanti, gonfiori pesanti e una lenta coagulazione del sangue. Perciò la regola d’oro resta sempre la stessa: ammirare da lontano e mai toccare!
- Durante la stagione delle piogge, i maschi diventano dei veri “romantici” (a modo loro). Quando un maschio individua la tana di una femmina, ne costruisce una propria a pochi metri di distanza per starle vicino. Passano diversi giorni a fare amicizia, aumentando il tempo trascorso insieme fino all’accoppiamento. Per un po’ condividono persino la stessa tana, per poi separarsi e tornare alla loro vita solitaria e indipendente una volta finita la “luna di miele”.
Dove e quando vedere il varano australiano in Australia
Se sognate di incontrare il maestoso Perentie, il più grande di tutta l’Australia, dovrete spingervi nel cuore selvaggio dell’Outback e del centro Australia, tra le rocce e le terre rosse. Se invece preferite restare vicini alla costa, il Lace Monitor è una presenza fissa nel New South Wales e nel Queensland: non è raro vederlo gironzolare tra i tavoli delle aree picnic nei Parchi Nazionali in cerca di qualche avanzo. Spostandovi verso il nord tropicale, potreste invece imbattervi nel simpatico Varano di Mertens; lui è un amante dell’acqua e adora godersi il sole pigramente sulle rocce vicino alle spettacolari cascate del Nitmiluk National Park o del Litchfield National Park. La stagione migliore per gli avvistamenti coincide con i mesi caldi, da settembre ad aprile, quando sono molto attivi nella caccia e nella ricerca di un partner. Durante l’inverno tendono a diventare molto meno visibili, rifugiandosi in tane o tronchi cavi per conservare le energie.

Andate tranquilli: la sua presenza è del tutto innocua e potrete fare il bagno in totale sicurezza

Il Lorichetto di Swainson (Arcobaleno)
Nome scientifico: Trichoglossus moluccanus (“Lingua piumata delle Molucche”)
Con il suo piumaggio inconfondibile per l’esplosione di colori, il lorichetto di Swainson (ma noi preferiamo chiamarlo “arcobaleno”) è un pappagallo endemico dell’Australia che amerete fin da subito: testa blu, petto arancione, ali verde brillante e…un carattere da birbante. Estremamente socievole e rumoroso, il lorichetto è famoso per le acrobazie tra gli eucalipti e per una confidenza quasi sfacciata con gli esseri umani. Difatti più che vederlo volare in cielo, è facile trovarlo direttamente sui tavoli dei bar, pronti a scroccare qualcosa o a partecipare attivamente al vostro pranzo.

Come volevasi dimostrare…
Curiosità sul lorichetto arcobaleno
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La dieta dei lorichetti è davvero particolare e si basa su una lingua incredibile che termina con piccole setole (“papille”) simili a un pennello. Queste si aprono a ventaglio per raccogliere polline e nettare con una precisione chirurgica. Non è raro vederli nutrirsi appesi a testa in giù come fossero pipistrelli; grazie alle loro zampe fortissime, riescono a restare aggrappati anche ai rami più sottili pur di raggiungere i fiori più succosi. Ma la loro passione per la frutta e il nettare a volte li mette nei guai: se mangiano frutta troppo matura o fermentata, possono letteralmente “ubriacarsi“, diventando ancora più buffi, rumorosi e decisamente scoordinati nel volo.
- Ma se c’è una cosa che i lorichetti prendono sul serio, quella è l’amore! Questi pappagalli sono incredibilmente fedeli e, una volta scelta l’anima gemella, restano insieme per tutta la vita, difendendo il nido come una squadra affiatatissima. È proprio per questo che li incontrerete praticamente sempre in numeri pari!
Dove e quando vedere il lorichetto arcobaleno in Australia
Potete ammirare lo spettacolo dei lorichetti arcobaleno lungo tutta la fascia costiera orientale, dal Queensland fino al Victoria, oltre al nord della Tasmania. Sono frequentatori abituali dei parchi cittadini che si trovano tra Melbourne e Brisbane, dove non è raro che si avvicinino ai tavolini dei caffè in cerca di uno spuntino. Essendo stanziali, li troverete in ogni stagione, ma il momento perfetto è per la fioritura degli eucalipti (tra ottobre e febbraio): in quel periodo si radunano a centinaia, trasformando il tramonto in un’esplosione di colori e in un baccano gioioso.

Il Leone Marino australiano
Nome scientifico: Neophoca cinerea (“Foca nuova color cenere”)
Il leone marino australiano rappresenta uno dei mammiferi marini più rari del nostro pianeta. A differenza di molte altre specie d’acqua, questo animale è un autentico tesoro endemico dell’Australia, il che significa che non è possibile incontrarlo allo stato selvatico in nessun altro luogo della Terra. Ciò che lo rende immediatamente riconoscibile e amato è il suo inconfondibile muso “da cucciolo“, con tratti che ricordano incredibilmente quelli di un cane, uniti a un’indole straordinariamente curiosa e giocosa. Questa combinazione di bellezza e simpatia lo ha trasformato in una delle icone naturalistiche più preziose del Paese.

Curiosità sul leone marino australiano
- Mentre le otarie prediligono le scogliere frastagliate, il leone marino australiano ama rilassarsi sulle distese di sabbia, diventando il simbolo di luoghi magici come Seal Bay a Kangaroo Island. Nonostante i maschi possano raggiungere i 300-400 kg, la capacità di ruotare le pinne posteriori permette loro di “camminare“ e correre con sorprendente agilità sulla riva. Grazie a questa mobilità e alla loro natura pacifica, questi giganti si lasciano ammirare facilmente mentre si crogiolano al sole, offrendo uno spettacolo naturalistico unico a chiunque visiti le coste australiane.
- Oltre a queste doti terrestri, il leone marino australiano è un nuotatore provetto ed eccezionalmente agile. In cerca di cibo, può immergersi a oltre 100 metri di profondità per cacciare polpi, seppie, pesci e persino piccoli squali sul fondo dell’oceano. Un’abitudine affascinante che lo aiuta in queste sfide è quella di ingoiare piccoli sassi: si ritiene infatti che le pietre fungano sia da zavorra naturale per facilitare la discesa, sia per aiutare la digestione dei cibi più duri.
- La loro rarità dipende anche da una biologia davvero fuori dal comune. A differenza di quasi tutte le altre foche, i leoni marini australiani non seguono un’agenda annuale per riprodursi, ma preferiscono prendersela con calma con un ciclo di circa 18 mesi. Questo rende ogni nuovo cucciolo un piccolo miracolo, fondamentale per proteggere la specie. Inoltre, le mamme sono incredibilmente legate alle proprie radici: sono così fedeli al luogo in cui sono nate che tornano sempre sulla stessa identica spiaggia per dare alla luce i loro piccoli. Ma le sorprese non finiscono qui: sono gli unici mammiferi al mondo a produrre un latte totalmente privo di lattosio!

A chi piace stare in acqua alzi la mano!
Dove e quando vedere il leone marino australiano in Australia
Nonostante la sua rarità, il leone marino australiano non è affatto timido e incontrarlo può essere più semplice di quanto pensiate. Essendo un animale stanziale, non migra mai e rimane fedele alle sue spiagge tutto l’anno, anche se il momento ideale per fargli visita è durante l’estate australiana, da ottobre a febbraio: vi aspetteranno un clima splendido e colonie nel pieno della loro vivacità. Se sognate un pizzico di avventura, puntate verso la Eyre Peninsula (in South Australia) per un’emozionante nuotata con loro a Baird Bay (qui il link), oppure esplorate le acque cristalline vicino a Jurien Bay e nei dintorni di Perth, in Western Australia. Tuttavia il “posto d’onore” per un avvistamento quasi garantito è la terrazza panoramica sulla meravigliosa Seal Bay, a Kangaroo Island. La spiaggia bianca e l’oceano celeste sono un ottimo scenario per ammirare una colonia protetta che si gode pigramente il sole. Un piccolo consiglio per Seal Bay? Cercate di arrivare la mattina presto, prima delle 11:00, o nel tardo pomeriggio. In questi orari non solo eviterete la folla, ma potrete godervi l’atmosfera magica e il suono dell’oceano in totale tranquillità.

Sulle scogliere frastagliate di Kangaroo Island, come quelle dell’Admiral’s Arch, potrete avvistare anche numerose otarie orsine. Che musini!

Il Drago dal Collare
Nome scientifico: Chlamydosaurus kingii (“Lucertola col mantello di King”)
Il drago dal collare, noto anche come Clamidosauro, è senza dubbio uno dei rettili più scenografici di tutta l’Australia…che noi non abbiamo visto (sigh)! Fatto sta che questo incredibile rettile ha una corporatura snella che può raggiungere i 90 cm di lunghezza (inclusa la coda), ma la sua particolarità assoluta è la grande membrana di pelle, chiamata “clamide”, che circonda il collo. Di solito resta ripiegata con discrezione sulle spalle, ma se il drago si sente minacciato, la spalanca all’improvviso come un ombrello colorato per spaventare i predatori. È un’immagine potentissima che riporta subito alla memoria i dinosauri di milioni di anni fa e che lo rende una vera celebrità della natura australiana.

Incrociamo le dita d’incontrarlo dal vivo la prossima volta! – Immagine presa da Wikipedia
Curiosità sul drago dal collare
- Se guardando il drago dal collare avete pensato da subito ad un dinosauro è perché proprio questo rettile ha ispirato il temibile Dilofosauro di “Jurassic Park”. Ma niente panico, poiché il drago australiano è assolutamente innocuo per l’uomo. Potete stare tranquilli, non sputa veleno e non ha nessuna intenzione di inseguirvi nella giungla. Anche perché, nonostante lo si veda spesso a terra, trascorre il 90% del suo tempo sui rami degli alberi, dove si mimetizza perfettamente grazie ai suoi colori grigio-marroni che imitano la corteccia.
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Quando spalanca la clamide, il drago dal collare mette in atto un vero show teatrale: apre anche la bocca per rivelare un interno giallo o rosa acceso, un contrasto cromatico studiato per spiazzare e intimidire anche il predatore più coraggioso. Se però questo non basta, il rettile passa al piano B: scatta in una fuga fulminea correndo sulle sole zampe posteriori. Vederlo correre così, con il corpo sollevato da terra, lo fa sembrare davvero un piccolo dinosauro in miniatura. Ma la clamide non è solo un’arma di difesa: grazie alla fitta rete di vasi sanguigni che la attraversa, funziona come un pannello solare biologico. L’animale la orienta per catturare i raggi del sole, permettendogli di regolare la temperatura corporea e ricaricare le energie in tempi record.
Dove e quando vedere il drago dal collare
Noi non siamo esattamente le persone più adatte per darvi lezioni su come scovare un drago dal collare, visto che nonostante i mille tentativi ci è sempre sfuggito. Però, proprio perché ci abbiamo provato in tutti i modi, abbiamo imparato bene dove si nasconde. Il suo regno sono le calde regioni settentrionali: lo potete trovare in un arco che parte dai paesaggi selvaggi del Kimberley (Western Australia), attraversa tutto il Top End (è di casa nei dintorni di Darwin) e scende lungo la costa del Queensland, arrivando fin quasi a Brisbane. Se volete avere qualche chance in più di noi, puntate tutto sulla stagione delle piogge (da novembre ad aprile). È proprio in questo periodo che il drago dà il meglio di sé: con l’umidità diventa iperattivo e scende spesso dagli alberi in cerca di spuntini, diventando molto più visibile. Durante la stagione secca, invece, resta immobile tra le chiome più alte per risparmiare energia, mimetizzandosi così bene che potreste averlo davanti agli occhi senza accorgervene.

L’Oca di Cape Barren
Nome scientifico: Cereopsis novaehollandiae (“Faccia di cera della Nuova Olanda”)
Non lasciatevi ingannare dal nome: pur essendo chiamata “oca”, questa creatura è l’unica specie del genere “Cereopsis”, con caratteristiche che la collocano a metà strada tra le oche e i cigni. A colpirvi sarà subito la sua stazza imponente (supera anche il metro di lunghezza) e il piumaggio grigio cenere punteggiato di nero, ma i veri dettagli magnetici sono il muso e le zampe. Il becco è quasi interamente avvolto da una membrana cerosa di un incredibile verde brillante, mentre le zampe rosa acceso regalano un tocco di involontaria comicità: sembrano quasi delle gambe umane depilate! Questo mix di colori accesi e forme curiose le conferisce un fascino preistorico che non ha eguali nel panorama ornitologico australiano.

Curiosità sull’oca di Cape Barren
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L’Oca di Cape Barren deve il suo nome proprio all’omonima isola nello Stretto di Bass (Cape Barren Island), il luogo dove gli europei la avvistarono per la prima volta. Nonostante le sue origini insulari, preferisce però di gran lunga la terraferma: le sue zampe, infatti, sono solo parzialmente palmate perché ha scelto di passare la maggior parte del tempo a pascolare nei prati, quasi fosse un piccolo mammifero erbivoro, piuttosto che nuotare. Ha comunque un rapporto formidabile con l’acqua, essendo una delle poche specie al mondo capace di bere tranquillamente acqua salata o salmastra. Una dote incredibile che le permette di prosperare in totale autonomia su isole remote e selvagge, dove l’acqua dolce è un vero miraggio.
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Ma non aspettatevi il classico starnazzato: questa “oca” comunica in modo bizzarro. Mentre il maschio emette suoni acuti, la femmina vi sorprenderà con un verso profondo che somiglia incredibilmente al grugnito di un maiale. E non fatevi intenerire troppo dal loro aspetto: durante la nidificazione (da luglio ad agosto) diventano estremamente territoriali e non hanno paura di attaccare chiunque si avvicini troppo, turisti inclusi!
- Una grinta fuori dal comune che, molto probabilmente, è stata la chiave della sua sopravvivenza: negli anni ’50 l’oca di Cape Barren ha sfiorato l’estinzione. Fortunatamente, grazie a rigidi programmi di protezione, la popolazione è tornata a crescere e a riprendersi i propri spazi. Anche se ancora oggi resta una delle specie di oche più rare al mondo.
Dove e quando vedere l’oca di Cape Barren
L’oca di Cape Barren vive esclusivamente lungo le coste meridionali dell’Australia e sulle isole degli stretti circostanti. Se volete provare a cercarla, i posti migliori sono l’Arcipelago di Recherche in Western Australia, le isole dello Stretto di Bass (dove si trova la Cape Barren Island che le dà il nome) e tutta Kangaroo Island. Ma una menzione speciale va, ancora una volta, alla nostra amata Maria Island, in Tasmania: qui è facilissimo vederle pascolare nei pressi del campeggio dell’isola. Il momento perfetto per l’incontro è tra giugno e ottobre, durante l’inverno e la primavera australiana, che coincide con la loro stagione riproduttiva. In questi mesi le oche lasciano gli isolotti più piccoli per spostarsi sulla terraferma o sulle isole maggiori in cerca di erba fresca per i piccoli, rendendo molto probabile avvistarle nei prati costieri. Attenzione però a non farvi attaccare!

Il Cacatua (in generale)
Nome scientifico: Cacatuidae (“La famiglia dei Kakatua”)
L’Australia è un vero paradiso per chi ama i volatili, ma i cacatua sono senza dubbio i protagonisti assoluti dei suoi cieli. Pensate che delle 21 specie esistenti al mondo, quasi tutte hanno radici in questo angolo di pianeta: 11 vivono esclusivamente qui, mentre le restanti si dividono tra la Nuova Guinea, l’Indonesia e le isole del Pacifico. Esplorando l’Australia se ne incontrano di ogni tipo: dai maestosi “Cacatua ciuffogiallo”, con il loro piumaggio bianco candido, ai rari e magnetici “Cacatua neri”, fino ai piccoli e vivaci “Corella”. A renderli immediatamente riconoscibili (e decisamente simpatici) è la loro scenografica cresta mobile, che alzano e abbassano per farci capire se sono eccitati, incuriositi o magari un po’ allarmati. Oltre a questo look inconfondibile, sono famosi per un’intelligenza fuori dal comune e per un becco così potente da frantumare senza fatica anche i semi più duri. Ogni specie ha il suo carattere unico, ma tutte sono accomunate da una personalità esuberante e da una voglia incredibile di stare in compagnia. Non vi resta che sperare di vederne il più possibile!

Secondo voi qui era più eccitato, incuriosito o impaurito dalla nostra presenza?
Curiosità sul cacatua
- Il nome di questa famiglia deriva dal malese “kaka(k)tua“, un affascinante intreccio tra le parole “kaka” (pappagallo) e “tuwah” (sorella maggiore). Ma c’è anche una spiegazione più immediata: molti vi leggono un’onomatopea che richiama il loro grido iconico, quel “ca-ca-tuà” che riecheggia nelle foreste.
- Proviamo a spiegarvi come funziona la loro iconica cresta mobile: capace di svettare fino a 18 centimetri è a tutti gli effetti un sofisticato trasmettitore di emozioni. Quando il cacatua la solleva, gonfiando anche le penne del collo e del petto, vuole comunicare sorpresa, eccitazione o l’inizio di un corteggiamento. Al contrario, quando è piatta e aderente, l’uccello può essere totalmente rilassato oppure…pronto all’attacco!
- I cacatua sono considerati tra gli uccelli più intelligenti al mondo. Sono in grado di risolvere puzzle complessi, utilizzare strumenti e e sono gli unici animali (oltre all’uomo) a saper ballare seguendo davvero il ritmo della musica, dimostrando una percezione del suono straordinaria. E, proprio come noi, hanno una preferenza per l’uso delle zampe. Curiosamente, la stragrande maggioranza dei cacatua australiani è “mancina” e usa rigorosamente la zampa sinistra per portarsi il cibo al becco.
- Oltre a essere dei piccoli geni, i cacatua sono anche dei campioni di longevità. Vivono mediamente tra i 50 e i 70 anni anche se il record appartiene a Cocky, un “Cacatua ciuffogiallo” dello zoo di Londra, che ha superato gli 80 anni (per poi spegnersi nel 1982).
- Ed infine, i cacatua sono animali incredibilmente socievoli: è possibile avvistare stormi immensi, a volte con più di 1.000 esemplari di specie diverse, che viaggiano e mangiano in compagnia. Questa loro esuberanza, però, può diventare un bel grattacapo nelle città australiane, dove sono ormai famosi per il loro spirito ribelle. Che sia per noia o per puro divertimento, adorano svuotare i cestini, smontare le guarnizioni delle finestre o distruggere le ringhiere in legno. E visto che sono molto intelligenti, trovare un modo per fermarli è una sfida quasi impossibile!

I cacatua li troverete spesso e volentieri a mangiare
Dove e quando vedere il cacatua
Avrete l’imbarazzo della scelta sui luoghi da esplorare, dato che i cacatua sono letteralmente ovunque in Australia. I celebri “Cacatua ciuffogiallo” sono i cittadini del gruppo e dominano i parchi urbani e i boschi lungo tutta la costa nord ed est, diventando una presenza fissa persino tra i grattacieli di Sydney e Brisbane. Al contrario, i maestosi “Cacatua neri” amano la tranquillità delle fitte foreste del sud, dove il loro piumaggio scuro crea contrasti spettacolari tra le fronde. Più raro e timido è invece il “Cacatua di Leadbeater“, un vero gioiello dalle sfumature rosa pastello e una cresta multicolore, che potrete scovare nelle zone aride e semi-aride dell’entroterra. Per i primi avvistamenti, i Giardini Botanici delle grandi città sono perfetti, ma se cercate qualcosa di più epico, le Blue Mountains vi regaleranno l’emozione di vederli volare sopra canyon profondi. Infine, tante altre specie vi aspettano tra le terre rosse del Top End e le coste selvagge del Western Australia. Se poi vi spostate verso l’Outback incontrerete ovunque il “Galah“, l’inconfondibile cacatua grigio e rosa che popola i campi aperti e le zone rurali di quasi tutto il continente. E di cui noi ci siamo innamorati…

Una dolce coppia di “Cacatua di Leadbeater”

Il Galah
Nome scientifico: Eolophus roseicapilla (“Cresta variopinta dalla testa rosa”)
Ci siamo innamorati a tal punto di questo uccello da dovergli dedicare un capitolo a parte. Il galah è stato il nostro primo incontro con i cacatua australiani (nel Deserto dei Pinnacoli) e vederlo alzare la cresta, con quel musetto così carino, ci ha letteralmente rapito il cuore. Questo cacatua di medie dimensioni è difatti inconfondibile grazie a un piumaggio spettacolare: il petto e il volto rosa confetto sfumano nel grigio perla delle ali e del dorso, creando un contrasto unico. Con la sua piccola cresta rosa chiaro, che si solleva non appena scatta la curiosità, e i suoi occhi vivaci, siamo certi che farà innamorare quanto prima anche voi.

Il primo incontro non si scorda mai…
Curiosità sul galah
- Il galah è la vera anima della festa del bush, sempre pronto a farsi notare con voli acrobatici e richiami squillanti. In Australia, il termine “Galah” è entrato addirittura nel gergo comune per descrivere una persona simpatica ma un po’ sciocca o “pasticciona“. Il motivo è evidente osservando il loro comportamento buffo: sono veri acrobati del cielo che amano dondolarsi a testa in giù sui cavi della luce o oscillare tra i rami gridando per il puro gusto di divertirsi.
- Dietro questo spirito pazzo si nasconde però un cuore d’oro. I galah sono famosi per la loro fedeltà assoluta: sono uccelli monogami che restano insieme per tutta la vita (che può superare i 40 anni), passando ore a lisciarsi le piume a vicenda per rinforzare il legame.
- Il galah è un incredibile esempio di adattabilità estrema. È uno dei pochi animali australiani ad aver tratto vantaggio dalla presenza umana, sfruttando le pozze d’acqua per il bestiame e le coltivazioni di cereali per colonizzare nuove aree. Inoltre può resistere a temperature altissime e a lunghi periodi di siccità, riuscendo persino a reidratarsi con acqua salata e riducendo al minimo lo spreco di liquidi.
Dove e quando vedere il galah
Se vi state chiedendo dove scovarlo, la risposta è semplice: praticamente ovunque! Il galah è uno degli uccelli più diffusi del continente e vi accompagnerà ovunque andiate, dalle terre rosse e aride dell’Outback fino ai parchi cittadini di Sydney, Melbourne o Perth. Amano particolarmente le aree agricole e i boschi aperti di eucalipto, ma non disdegnano affatto la vita comoda dei giardini urbani. Essendo una specie stanziale, non dovrete preoccuparvi del calendario: sono lì ad aspettarvi in ogni periodo dell’anno. Il vero spettacolo, però, va in scena all’alba o al tramonto, quando grandi stormi si radunano rumorosamente vicino alle fonti d’acqua o sugli alberi per passare la notte, creando delle vere e proprie “nuvole rosa” nel cielo.

Lo Squalo (in generale)
Nome scientifico: Selachimorpha (“Coloro che hanno la forma di un pesce cartilagineo”)
In Australia, lo squalo è molto più di un semplice predatore: è un’icona leggendaria che incarna l’anima indomita del continente. Le acque australiane sono difatti un paradiso per questi animali, ospitando una varietà incredibile di ben 180 specie diverse. Un quarto di tutti gli squali del mondo nuota proprio qui! Ovviamente il re indiscusso delle acque australiane è il maestoso “Grande Squalo Bianco“, il più grande pesce predatore esistente sul pianeta (che vi consigliamo di non cercare), ma la compagnia è davvero numerosa. Durante un’avventura in oceano potreste infatti imbattervi nei più schivi squali del reef, come il “Pinna Bianca” o il “Pinna Nera”, oppure scorgere sul fondale il bizzarro Squalo Tappeto (il “Wobbegong”). E la lista non finisce qui, perché queste acque ospitano anche il gigantesco e innocuo “Squalo Balena“, il temibile “Squalo Toro” e il velocissimo “Squalo Mako“, insieme a tantissime altre specie straordinarie. Nonostante la loro fama da “cattivi” del cinema, questi animali non sono affatto i mostri che ci hanno raccontato e le statistiche lo confermano: le vittime umane sono rarissime rispetto a quanto si possa pensare. Al contrario, sono i guardiani silenziosi dell’ecosistema marino. In fondo, incrociare lo sguardo di una di queste creature (durante un’immersione o da un punto panoramico sulla riva) significa guardare negli occhi l’evoluzione stessa, un incontro che non lascia spazio alla paura, ma solo alla consapevolezza di essere piccoli ospiti in un mondo dominato, da milioni di anni, da questi perfetti e antichissimi padroni dell’oceano.

Chi non sognerebbe di trovarsi faccia a faccia con un predatore di tre quintali di muscoli e denti? Ecco, noi non tanto… – Immagine presa dall’articolo di Australian Geographic
Curiosità sullo squalo
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Ve lo diciamo subito: avete molta più probabilità di essere messi fuori gioco da una noce di cocco che da uno squalo! Sembra incredibile, ma i numeri parlano chiaro: ogni anno circa 150 persone perdono la vita perché una noce di cocco decide di cadergli sulla testa, mentre la media per gli attacchi di squalo si ferma ad appena 4. In pratica, se sei in spiaggia, faresti bene a guardare più verso l’alto che verso il mare…
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La verità è che agli squali proprio non piacciamo. Nonostante la nostra paura atavica, alimentata da decenni di film horror, la nostra carne non rientra affatto nella loro dieta; per loro siamo decisamente troppo “magri” e poco nutrienti rispetto ad altre creature molto più gustose. Certo, c’è un piccolo intoppo: non avendo le mani per esplorare il mondo, gli squali usano la bocca per capire cosa hanno davanti. Il problema è che un loro semplice “assaggio” può essere purtroppo fatale per i nostri standard. Anche se, se qualcuno deve avere paura, quello è sicuramente lo squalo: l’uomo ne uccide 100 milioni ogni anno a causa della pesca, del commercio delle pinne o semplicemente perché restano intrappolati accidentalmente nelle reti.
- Gli squali hanno dei denti davvero incredibili e funzionano in modo del tutto diverso dai nostri. Invece di essere piantati nell’osso, i loro denti sono attaccati solo alle gengive e sono organizzati come una vera “catena di montaggio”. Dietro la fila principale, ne hanno diverse altre già pronte a scattare in avanti. In media, un dente dura solo una settimana: quando cade, quello dietro avanza e prende il suo posto in meno di ventiquattro ore! Questo ricambio è così veloce che alcuni squali arrivano a cambiare fino a 30.000 denti in tutta la vita.
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Questi incredibili animali non scivolano mai nel sonno totale, come fanno invece gli altri vertebrati. Restano con gli occhi ben aperti e continuano a muoversi, magari un po’ più lentamente, ma senza mai fermarsi del tutto. Il loro segreto? Riescono a mettere a riposo solo una parte del cervello alla volta, mentre l’altra rimane vigile per continuare a nuotare e far scorrere l’acqua (e quindi l’ossigeno) nelle branchie.
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Ma sapete perché, secondo noi, gli squali sono creature così fuori dal comune? Pensate che nuotavano già negli oceani molto prima che il primo albero germogliasse sulla terraferma! Sono persino più antichi dei dinosauri e hanno attraversato indenni ben quattro estinzioni di massa, dimostrando una tempra incredibile. Per dominare i mari, hanno sul muso dei piccoli pori chiamati “Ampolle di Lorenzini“, che intercettano i campi elettromagnetici degli altri esseri viventi. Anche la loro pelle è un capolavoro; fatta di denticoli dermici che al tatto sembrano carta vetrata, permette loro di scivolare in acqua in modo totalmente silenzioso. Hanno solo un piccolo limite “tecnico”, dato che le loro pinne sono così rigide che non possono fare retromarcia, quindi possono solo nuotare in avanti. Ma onestamente, con una storia così alle spalle, a chi serve tornare indietro?
Dove e quando vedere lo squalo in Australia
L’Australia, con oltre 130 specie di squali disponibili, offre incontri diversi su tutta la sua costa, a seconda della zona e della stagione. Ma, per rendere il tutto più chiaro, abbiamo preferito farvi un veloce elenco dei più celebri squali del Paese:
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Squalo Balena: ne abbiamo già parlato abbastanza, ma se non vi ricordate, il pesce più grande del mondo si raduna ogni anno al Ningaloo Reef (Western Australia) tra marzo e agosto. Con i tour dedicati sarà impossibile perderselo.
- Grande Squalo Bianco: questo squalo è così imponente e carismatico (per non dire aggressivo) che l’unico modo per incrociare il suo sguardo in sicurezza è attraverso un’adrenalinica immersione in gabbia. Se sognate questo faccia a faccia da brividi, c’è un solo posto in tutta l’Australia dove potete farlo, ossia le Neptune Islands nel South Australia (qui il tour migliore). Questi squali sono di casa tutto l’anno, attirati dalle numerose colonie di foche che vivono sulle isole e che, purtroppo, sono il loro cibo preferito.
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Squalo Toro: a differenza degli altri squali riesce a vivere benissimo sia in acqua salata che in acqua dolce. Proprio per questo è molto attivo nei mesi caldi e ama frequentare zone come estuari, porti e persino i fiumi. Se vi trovate a Sydney, sappiate che è un residente storico del celebre Sydney Harbour Bridge e si spinge spesso lungo il fiume Parramatta. Ma non finisce qui: lo si avvista frequentemente anche nei canali della Gold Coast nel Queensland. Sporgetevi dai moli proprio al tramonto per avvistarli con più probabilità.
- Squalo Tigre: famoso per quelle strisce spettacolari che lo rendono un predatore iconico, è di casa nel caldo tropicale del South Australia, anche se è un grande viaggiatore e non è raro avvistarlo fino alle coste di Perth o nel New South Wales. Per vederlo da vicino, i luoghi magici sono il Queensland e il Ningaloo Reef nel Western Australia: qui potreste avvistarlo durante uno snorkeling guidato o un’immersione con operatori esperti, magari in posti come Rainbow Beach o Coral Bay.
- Pinna Bianca e Pinna Nera: i veri padroni di casa della Grande Barriera Corallina e del Ningaloo Reef. Sono squali agili, veloci e decisamente timidi, il che li rende i compagni perfetti per uno snorkeling senza brividi eccessivi. Vi basterà tuffarvi nelle lagune poco profonde per vederli sfrecciare tra i coralli, ma spesso è possibile avvistarli anche direttamente dalle spiagge di Coral Bay (come è successo a noi). Incontrarli è piuttosto semplice e assolutamente sicuro.
- Squalo Tappeto: i maestri del mimetismo sono comunissimi nel New South Wales, specialmente tra le rocce di Sydney, e in tutto il Queensland. Per vederli basta fare snorkeling o un’immersione poco profonda. Sono pigri e pacifici, ma occhio a dove mettete le mani: sono pur sempre molto protettivi verso il loro spazio!

Dicono sia una zona sicura, ma a Skeleton Bay (la nursery degli squali per eccellenza) il coraggio ci è mancato. C’erano decisamente troppe pinne (nere) in giro per i nostri gusti!
Il Possum
Nome scientifico: Aposoum (“Animale bianco”)
Prima di tutto, facciamo un po’ di chiarezza: anche se i nomi si somigliano, non stiamo parlando dell’opossum, che è un animale americano. La differenza infatti non è solo nel nome: mentre l’opossum americano ha un muso appuntito e un aspetto un po’ più aggressivo, il possum australiano è un marsupiale molto più simile a un peluche, con il musetto tondo e una pelliccia folta e soffice. I più famosi sono il “volpino” e il “codanello”, due veri tipi da spiaggia che si sono adattati benissimo alla vita di città. Sono animali notturni e, se ne avrete uno vicino a dove dormite, ve ne accorgerete subito: amano trasformare i tetti delle abitazioni nelle loro discoteche personali e sono dei maghi del furto…non lasciate mai il cibo in zone aperte, o ci penseranno loro a farlo scomparire come per magia!

Anche se hanno un’espressione talmente dolce che verrebbe voglia di regalargli tutta la nostra cena, anche a costo di restare a digiuno!
Curiosità sul Possum
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Nonostante il musetto adorabile, i possum possono emettere grugniti, sibili o grida roche che sembrano uscite da un film horror. Se di notte sentite un rumore inquietante all’esterno, non vi preoccupate: probabilmente è solo un possum che sta avendo una discussione animata con un vicino.
- I possum impazziscono realmente per il cibo. La loro incredibile intraprendenza li spinge a intrufolarsi ovunque ci sia qualcosa da mangiare: dai frutteti ai tetti delle case, fino alla ciotola del gatto se trovano la finestra aperta. Noi, molto ingenuamente, abbiamo avuto più di una visita nei nostri zaini.
- Tutti i possum australiani hanno la “quinta mano“, ovvero una coda prensile che usano in tantissimi casi. Specialmente il “Possum Codanello” (ecco spiegato il nome), che usa la coda per appendersi e muoversi con estrema grazia. Al contrario, il “Possum Volpino” è decisamente più massiccio; essendo troppo pesante per le acrobazie aeree, usa la coda solo come timone o gancio di sicurezza per non perdere l’equilibrio.

Non hanno affatto paura dell’uomo quando si tratta di mangiare
Dove e quando vedere il possum in Australia
Sebbene non amino l’aridità estrema dell’Outback per mancanza di alberi, i possum abitano quasi tutta la fascia costiera australiana, dalle foreste del Queensland ai parchi di Sydney, Melbourne e Brisbane. Anche se il luogo più facile per incontrarli è la Tasmania, dove sono molto numerosi.
Sebbene evitino l’Outback arido per mancanza di alberi e acqua, i possum dominano gran parte della fascia costiera australiana, dalle foreste del Queensland ai parchi di Sydney, Melbourne e Brisbane. Il loro regno indiscusso è però la Tasmania, dove sono numerosissimi. Poiché non vanno in letargo, sono attivi tutto l’anno e vi basterà una torcia dopo il tramonto per scovare i loro occhi curiosi tra le fronde. Se poi volete un incontro ravvicinato, basterà dimenticare un sacchetto di cibo all’aperto…Noi lo abbiamo fatto (inavvertitamente) durante l’Overland Track in Tasmania e ce li siamo ritrovati quasi fin dentro al letto!

Il Diamante di Gould
Nome scientifico: Chloebia gouldiae (“Abitante dell’erba di Gould”)
Spesso definito “l’uccellino più bello del mondo“, il Diamante di Gould è un vero gioiello piumato che sembra nato dal pennello di un artista. Originario delle calde savane del nord dell’Australia, questo piccolo passeriforme sfoggia un mix di colori così vibranti da sembrare irreali. L’elemento più affascinante? In natura ne esistono tre varianti che si distinguono per il colore della “maschera” sul musetto: nera (la più comune), rossa o la rarissima arancione. Ognuna è più elegante dell’altra, ma vi avvertiamo: vederlo volare libero nel suo habitat naturale è un’impresa quasi impossibile, e tra un momento vi spieghiamo il perché…

Le tre sfumature del Diamante di Gould in una sola immagine: la perfezione della natura in tutto il suo splendore! – Immagine presa da internet
Curiosità sul diamante di Gould
- Il motivo per cui è così difficile avvistare un diamante di Gould è che, pur essendo una “star” tra gli appassionati di tutto il mondo, in natura la sua situazione è critica. Tra la fragilità del suo habitat e un parassita respiratorio che lo ha colpito duramente in passato, oggi è una specie minacciata: ne restano oramai solo poche migliaia di esemplari liberi in tutta l’Australia.
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A differenza di molti altri uccellini, il diamante di Gould non è un grande costruttore e preferisce cercare cavità già pronte nei tronchi di eucalipto. Questa sua natura, unita a una forte sensibilità allo stress e ai cambiamenti di temperatura, li rende molto vulnerabili: se gli alberi giusti vengono abbattuti, loro non sanno dove andare. È proprio questa combinazione di fragilità fisica e dipendenza dall’ambiente a rendere la loro conservazione in natura una sfida continua.
- Una delle curiosità più incredibili riguarda però i loro piccoli. Poiché i nidi all’interno dei tronchi sono profondi e bui, i pulcini hanno ai lati della bocca dei piccoli noduli fluorescenti che brillano nell’oscurità. Funzionano come veri e propri segnali luminosi che aiutano i genitori a centrare il bersaglio durante l’imboccata.
Dove e quando vedere il diamante di Gould in Australia
Come avrete già capito, avvistare un diamante di Gould nel suo habitat naturale richiede una dose infinita di pazienza, fortuna e la voglia di spingersi nelle zone più remote delle savane tropicali, tra il Northern Territory, il Queensland e il Kimberley. E noi, come moltissimi altri, non ci siamo riusciti. Purtroppo non esistono “luoghi sicuri” per l’avvistamento, sebbene esista un paradosso molto amaro: oggi è infinitamente più facile vederlo dietro le sbarre di una voliera che vederlo volare libero. Essendo diventato un uccello ambitissimo tra i collezionisti, il suo valore ha dato vita a innumerevoli allevamenti in tutto il mondo; così, sebbene il numero totale di esemplari sia alto, la loro non è più la vita di una volta. Fa quasi tristezza pensare che il suo nome scientifico, “Chloebia”, significhi proprio “abitante dell’erba“: un nome che evoca quelle praterie dove un tempo regnava sovrano e dove oggi, invece, incontrarlo è un privilegio raro che sempre meno persone riescono a vivere.

BONUS – Il “Porcellino”
Nome “scientifico”: Fontana del Cinghiale
Non potevamo che concludere il nostro lunghissimo viaggio tra gli animali australiani ritrovando un pezzo di Toscana proprio qui, agli antipodi. Davanti al Sydney Hospital troneggia infatti il “Porcellino”, una replica esatta della celebre statua seicentesca di Pietro Tacca che si trova, appunto, al “Mercato del Porcellino” di Firenze. Donata nel 1968 dalla marchesa Fiaschi Torrigiani, la scultura è un omaggio affettuoso al padre e al fratello, entrambi stimati chirurghi dell’ospedale australiano, che si erano formati proprio in Italia. Ma questo cinghiale non è solo un legame artistico: è diventato un vero simbolo di solidarietà. Proprio come accade a Firenze, cittadini e turisti strofinano il suo muso ormai lucidissimo e lasciano cadere una moneta dalla sua bocca nella grata sottostante come portafortuna. Da oltre cinquant’anni, questi soldi vengono raccolti e devoluti all’ospedale, trasformando una scaramanzia tutta toscana in un bellissimo gesto di speranza nel cuore di Sydney.

Dove ci siamo già rivisti?
Curiosità sul “Porcellino”
- Quello di Sydney è solo uno delle tante copie de il “Porcellino” sparsi per il mondo; il Porcellino originale di Firenze ha infatti una famiglia numerosissima! Esistono repliche famose ovunque, dal castello di Enghien in Belgio alla Place Richelme ad Aix-en-Provence, fino a Monaco di Baviera, che ne ospita ben due (all’ingresso del “Museo della Caccia e della Pesca” e nel quartiere Borstei). Attraversando l’oceano, lo ritroviamo nel campus dell’Università di Waterloo in Canada, al Sutton Park di New York City e persino sul lungomare di Guayaquil, in Ecuador. Ma la cosa curiosa è che non serve andare così lontano per incontrarlo: ce n’è uno a Grosseto, in Maremma, e un altro ancora alle “Terme Tettuccio” di Montecatini Terme. Non importa quanto andremo lontano: ci sarà sempre un pizzico d’Italia a farci sentire a casa…
- Forse ve ne sarete accorti anche voi, eh, ma questo animale non è proprio un suino…La storia però c’insegna che quando la statua in bronzo fu collocata sotto la Loggia del Mercato Nuovo intorno al 1640, i fiorentini si affezionarono subito a quell’animale. Lo trovarono così simpatico che iniziarono a chiamarlo “Porcellino” invece di “Cinghiale di bronzo“, rendendo il nome ufficiale quasi dimenticato. Inoltre quello che è possibile vedere oggi è una copia in bronzo di Pietro Tacca (1633), dato che l’originale era un marmo che il Papa donò a Cosimo I de’ Medici nel 1560. Se volete vedere il “vero” cinghiale di marmo, dovrete quindi andare agli Uffizi, e conoscere da dove tutto ha avuto inizio.
- Che vi troviate a Firenze o a Sydney, c’è un rito a cui è impossibile resistere: toccare il naso del Porcellino. La tradizione vuole che strofinare il suo muso porti fortuna e infatti, nonostante la statua sia esposta alle intemperie e al costante passaggio dei pedoni, il naso risplende sempre lucido e dorato, mantenuto brillante dalle mani di migliaia di curiosi. Ma se volete davvero fare le cose per bene, dovete seguire la procedura completa: dopo aver accarezzato il muso, bisogna mettere una monetina in bocca all’animale. Se la moneta, cadendo, oltrepassa la grata dove scorre l’acqua, il desiderio si avvererà, altrimenti…meglio riprovare! Un piccolo segreto? L’inclinazione è studiata in modo che solo le monete più pesanti scivolino facilmente nelle fessure. Grazie a regolari interventi di restauro, la statua resta impeccabile, pronta a raccogliere sogni e monete che, come nel caso di Sydney, si trasformano in un bellissimo gesto di beneficenza.
Dove e quando vedere il “Porcellino” in Australia
Come avrete capito, scovare il “Porcellino” in Australia è un gioco da ragazzi: lo troverete lì, a troneggiare proprio davanti all’ingresso del Sydney Hospital su Macquarie Street, a pochi passi da Hyde Park e dal Parlamento. Essendo una statua pubblica, non dovrete preoccuparvi di orari o biglietti: è lì ad aspettarvi a qualsiasi ora, 24 ore su 24, tutto l’anno. Ogni momento è quello giusto per un saluto, ma lasciate che vi diamo un consiglio: passate di lì in una bella mattinata di sole. Vedere il riflesso del suo muso dorato che brilla tra i palazzi storici della via è una di quelle piccole perle che vi metteranno subito il buonumore. Questo articolo non poteva concludersi in modo migliore!

Il “Porcellino” originale di Firenze resta comunque fuori categoria: il suo naso è decisamente più consumato e brillante








