Nel cuore di ogni vero viaggiatore si nasconde il desiderio di scoprire l’ignoto, di raggiungere quei luoghi fuori dai sentieri battuti, che custodiscono segreti e bellezze accessibili solo a chi è pronto a superare ogni ostacolo che li nasconde alla vista. Dopo aver vissuto l’emozione del Safari, esserci goduti le bellezze di Zanzibar ed aver battuto il nostro record personale raggiungendo i 5.895 metri del Kilimanjaro, eravamo pronti ad inoltrarci nella Tanzania più vera ed autentica. In quelle terre ancora abitate dai Maasai, dove si nascondono bellezze incredibili e pure. Così abbiamo raggiunto Engare Sero, porta d’ingresso per scoprire luoghi unici come le omonime cascate, il Lake Natron e, soprattutto, il vulcano Ol Doinyo Lengai. Potevamo forse perderci la scalata dell’unico vulcano attivo del Paese, nonché l’unico al mondo ad eruttare lava di colore nero? O i colori surreali del Lago Natron, così alcalino da aver dato vita alla leggenda secondo la quale sarebbe in grado di pietrificare gli esseri umani? No, non potevamo…ed ecco a voi il racconto di come ci siamo riusciti.

Non ci resta che varcare il confine per Engare Sero
La terra Maasai di Engare Sero
Engare Sero (Ngare Sero o Engaresero), un piccolo villaggio Maasai incastonato nel cuore della Great Rift Valley Africana, non lontano dal confine con il Kenya, è un luogo dove il tempo sembra essersi fermato. La vita qui ruota ancora attorno alla pastorizia, fra gli spazi sconfinati della savana, e si svolge attorno alle minute capanne tradizionali (“manyatta”), dove uomini e animali condividono spazi e destino. Negli ultimi anni però gli abitanti hanno capito di avere tra le mani un vero e proprio tesoro ed hanno iniziato a condividere le meraviglie del loro territorio con il mondo intero. Sfruttando le incredibili bellezze naturali che li circondano si sono aperti al turismo, creando lodge e campeggi accoglienti per chiunque desideri esplorare la zona con tutta la calma necessaria. Queste strutture turistiche non sono solo un punto di partenza ideale per avventure indimenticabili, ma il tramite autentico per entrare in contatto diretto con la tribù Maasai, che qui abita, lavora e fa da guida. E svegliarsi ad Engare Sero è, di per sé, un’esperienza indescrivibile: con chilometri di savana incontaminata a dominare il paesaggio sarà perfettamente normale iniziare la giornata con giraffe, zebre e gnu liberi a pochi passi da voi. Un’emozione unica, capace di sorprendere anche chi, come noi, ha già vissuto l’intensità di un Safari. Abbiamo già tutta la vostra attenzione, vero?

Savana, fiumi, lago, oasi. Tutto questo, e molto di più, è Engare Sero!
Come raggiungere Engare Sero
Raggiungere Engare Sero è già di per sé un’avventura a tutti gli effetti: questo piccolo villaggio è situato a circa 200 km a nord di Arusha (4h30′ in auto), incastonato lungo una malmessa e polverosa via che conduce al leggendario e più celebre Lago Natron. È fondamentale quindi essere preparati, anche se la sua natura remota ne amplifica il fascino, promettendo un’immersione autentica lontano dalle rotte più battute.
Il punto di partenza è solitamente Arusha, la porta d’accesso ai grandiosi Parchi Nazionali settentrionali. Da qui, l’asfalto ci guida lungo la strada principale che si snoda verso il celebre Lake Manyara National Park. Ma è una volta raggiunto il pittoresco villaggio di Mto wa Mbu che l’avventura prende una piega più autentica: si abbandona la civiltà per deviare su un tracciato che l’asfalto non sa nemmeno cosa sia. Qui, tra polvere e sassi, si aprirà davanti a voi un mondo nuovo: minuscoli villaggi sperduti nella vastità di un paesaggio sempre più selvaggio, vi faranno immergere senza preavviso nel cuore pulsante della savana. Con tanto di animali selvatici incuriositi dal vostro passaggio. E potrete vivere tutto questo in ben 4 modi diversi…

A Mtwo wa Mbu si respira già un’aria del tutto differente. Ed il meglio deve ancora arrivare…
Noleggiando un’auto
Come spesso accade, noleggiare un mezzo personale può sembrare la soluzione più comoda per qualsiasi spostamento. Tuttavia, per raggiungere Engare Sero, non possiamo consigliarvelo al 100%: pur essendo teoricamente possibile, sconsigliamo questa opzione se non siete alla guida di un’auto piuttosto alta (meglio se 4×4), o non avete buona esperienza di guida off-road in Africa. Se però possedete tutti questi requisiti, più l’autorizzazione della compagnia di noleggio per l’utilizzo su queste piste (con copertura assicurativa anche sui graffi da polvere e sassi) e un buon equipaggiamento (almeno una ruota di scorta e gli attrezzi fondamentali), allora non dovreste avere alcun problema. Sempre comunque viaggiando con la massima cautela e consapevolezza dei rischi. Ricordate, inoltre, che con forti piogge e nei giorni successivi, la strada potrebbe diventare inagibile. Adesso che vi abbiamo detto (quasi) tutto, non resta che mettervi alla guida, seguire questa strada da Mto wa Mbu, ed iniziare l’avventura. Ah, un dettaglio importante: anche se in autonomia dovrete pagare ugualmente le “tasse giornaliere” di cui vi parleremo più avanti.

Noleggiare un’auto a Zanzibar è stata una scelta azzeccata. Tuttavia, per la terraferma tanzaniana abbiamo preferito fare senza.
Con un transfer privato o con tour
Per chi predilige maggiore comodità e non doversi preoccupare di niente, la soluzione migliore è senza dubbio l’organizzazione di un transfer privato, gestito spesso e volentieri direttamente dai proprietari degli alloggi a Engare Sero. Tuttavia è importante essere preparati ai prezzi folli: il nostro lodge, ad esempio, ci ha chiesto ben 280$ a tratta per viaggiare da Arusha. Una cifra non indifferente (specialmente se rapportata al costo della vita tanzaniana) che non tutti possono, o vogliono, sostenere.
Un’alternativa per tentare di contenere le spese è contattare direttamente le guide Maasai locali, che talvolta offrono servizi di trasporto. Anche noi abbiamo provato a scrivere su Whatsapp a uno di loro, Abraham (+255783119784), ma ci ha fatto ugualmente un prezzo troppo alto per il nostro budget: pensate che siamo arrivati fino a 120$ a tratta, ma se accompagnati in due su una moto. Bello, ma le valigie? Ricordatevi che queste spese poi coprono esclusivamente il trasporto, senza includere altre attività.
Un altro modo è quello di prendere parte ad uno dei numerosi tour organizzati per Engare Sero. I costi sono sempre piuttosto alti, ma il vantaggio è che i pacchetti comprendono diverse attività, tra cui quasi sempre spicca la visita al celebre Lake Natron. Potrete così abbinare l’esplorazione del lago agli altri Parchi del Paese, oppure dedicare più notti alla zona per un’immersione più profonda. Tuttavia, dobbiamo essere sinceri, ciò che abbiamo più apprezzato di Engare Sero è stata l’impagabile sensazione di libertà che ci ha dato. La libertà di scegliere il nostro percorso, di camminare senza fretta, di fermarci a conversare con la gente del posto e di vivere appieno ogni bellezza del luogo. Una libertà che, purtroppo, un tour organizzato tende a limitare, con spostamenti infiniti e tempi fuori dal veicolo spesso molto ristretti.
In poche parole la scelta di un transfer privato o di un tour è spesso quella più sensata, soprattutto per chi ha tempi più stretti o desidera godersi il viaggio senza preoccupazioni logistiche. Ma preparatevi a salutare la vostra voglia di scoprire ed il vostro portafoglio. Noi, sinceramente, abbiamo preferito sacrificare il tutto per l’emozionante Safari e l’indimenticabile Kilimanjaro, e raggiungere Engare Sero con i “folkloristici” servizi di trasporto pubblico…
Con un autobus pubblico
Ed eccoci finalmente all’esperienza da veri viaggiatori. Scegliere di raggiungere Engare Sero con un bus locale abbasserà drasticamente questi costi e la comodità, ma affrontare questo viaggio equivarrà a vivere un’avventura nell’avventura. Dovrete infatti essere dotati di un forte spirito di adattamento. I bus sono piccolini, sempre strapieni di persone, non sono dotati di aria condizionata e, quando si aprono i finestrini, la quantità di polvere e terra diventa di gran lunga superiore a quella di ossigeno. Il viaggio è lungo, dato che si sa quando si parte ma non si sa mai quando si arriva: per il viaggio di andata Arusha – Engare Sero ci abbiamo messo circa 7 ore, per il ritorno poco più di 6 ore. Ma almeno noi eravamo seduti, visto che c’è anche chi il viaggio se lo fa completamente in piedi. Stancante sicuramente, ma essere gli unici europei in un bus di tanzaniani è stata un’esperienza incredibile.

Scusi, quanto manca?
Dove e come comprare un biglietto per Engare Sero
Se l’idea di un viaggio autentico e a budget limitato fa per voi, preparatevi a seguire esattamente questi passaggi per acquistare il biglietto del bus locale. E tutto andrà per il meglio:
- Per prima cosa, dirigetevi al terminal dei bus di Arusha, un luogo che è l’emblema del caos più totale. Appena arrivati, chiunque cercherà di vendervi safari, trasporti, cibo o qualsiasi altra cosa. La regola d’oro è: non fatevi vedere indecisi o non ve li scollerete più di dosso.
- Raggiungete il prima possibile la biglietteria ufficiale della “Loliondo Coach” e chiedete un biglietto di SOLA andata per Engare Sero (le cui fermate sono due, una alla “dogana” e una nel centro del villaggio). Il nome della compagnia di bus deriva esattamente dall’ultima fermata del viaggio, ovvero il villaggio di Loliondo, distante dalla nostra méta altre 5 ore circa. Fate questo ALMENO UN GIORNO PRIMA del viaggio per accaparrarvi un posto a sedere (tutte quelle ore in piedi non le auguriamo a nessuno). “Quante persone mai andranno così lontano?”, vi chiederete. Preparatevi a rimanere sconcertati.
- Le due compagnie tra cui poter scegliere saranno la “Coast Line East Africa” e la “Loliondo Coach”, entrambe con partenza dal piazzale della biglietteria alle 5:30 o alle 7:30 del mattino. Avendo avuto modo di provarle entrambe (l’andata con “Coast Line East Africa” per 23.000 scellini, circa 8€, ed il ritorno con “Loliondo Coach” per 28.000 scellini, quasi 10€), vi consigliamo di preferire senza esitazioni la seconda, che utilizza mezzi più moderni, di dimensioni maggiori e più confortevoli. In base all’orario scelto potrete viaggiare con una delle due compagnie, ma se non avete problemi di orario chiedete nello specifico il bus della “Loliondo Coach”: costerà qualcosa in più ma ne guadagnerete in “comodità”.
- E per il ritorno? Il primo bus dovrebbe passare da Engare Sero alle 8:30 del mattino, mentre il secondo alle 10:00. Diciamo “dovrebbe” poiché questi bus accumulano ore di ritardo con estrema facilità. Comprare il biglietto in anticipo e presentarsi in orario alla fermata di Engare Sero potrebbe significare aspettare molto tempo sotto il sole cocente della savana. Aspettate dunque di arrivare al vostro alloggio per acquistare il biglietto tramite il personale. Saranno loro a chiamare la compagnia, acquistare i posti e, cosa fondamentale, vi accompagneranno alla fermata all’orario di arrivo preciso del bus. Questo è possibile poiché l’autista ha l’abitudine di chiamare il lodge quando si trova a circa un’ora di distanza, trasformando un potenziale supplizio in un’attesa minima. Tutto chiaro, no?
N.B.: sebbene sia possibile acquistare i biglietti anche online sul sito ufficiale della “Loliondo Coach”, in molti ci hanno sconsigliato questa pratica per raggiungere Engare Sero. Il biglietto rilasciato dalla piattaforma per questo viaggio, infatti, dice essere non molto affidabile. Noi abbiamo preferito non rischiare, ma se decidete di avventurarvi con l’acquisto online, diteci assolutamente com’è andata!

Altro che biglietto elettronico. Tutto scritto a mano!
Tasse giornaliere da pagare a Engare Sero
Ora che sapete come raggiungere Engare Sero è bene sapere che il villaggio, e specialmente il Lake Natron, non sono solo una méta naturale incredibile, ma un’Area di Conservazione che richiede il pagamento obbligatorio di ben 3 tasse. Entrando nel territorio dovrete prima di tutto tenere conto di una tassa d’accesso fissa di $35,00 a persona, alla quale si aggiunge la “TAWA (Tanzania Wildlife Authority) Fee” che varia in base all’alloggio scelto: 29,50$ a persona per notte se dormite in camera, o 35,40$ se scegliete una tenda da campeggio. Infine, l’Organizzazione Culturale Locale (“CBO”) applica una tariffa fissa di 20,00$ a persona (detta “Activity Fee”), che vi darà diritto a due escursioni guidate: una sulle sponde del Lago Natron, e una alle cascate minori di Engare Sero (altre attività, che vedremo più avanti, andranno pagate a parte o saldando la differenza). La buona notizia è che tutti questi costi possono essere facilmente pagati in un’unica soluzione al vostro arrivo in alloggio, anche se il pagamento deve essere fatto ESCLUSIVAMENTE IN CONTANTI. E nella zona non ci sono ATM per ritirare. Per questo è fondamentale portare con voi una scorta adeguata di dollari americani o scellini tanzaniani. Ma a proposito di alloggi…

Fate il pieno di queste meravigliose banconote prima di arrivare a Engare Sero!
Dove dormire ad Engare Sero
A meno che non abbiate optato per un mezzo proprio o un tour guidato, con una tabella di marcia già programmata, dormire a Engare Sero è una delle migliori decisioni che possiate prendere per vivere appieno la Regione. Se siete della stessa idea, vi consigliamo però di prenotare il vostro alloggio in anticipo, prima di mettervi in viaggio per Engare Sero. La ragione principale è logistica: le strutture ricettive, siano esse lodge o campeggi, sono posizionate molto distanti tra loro, dal villaggio e anche dalle fermate del bus. Avere una prenotazione vi garantirà un transfer gratuito dalla fermata all’alloggio (e viceversa), un servizio fondamentale dal momento che non avrete a disposizione altri mezzi se non le vostre gambe.
Sorprendentemente, nonostante ci si trovi nel bel mezzo di un’area remota e in un minuscolo villaggio Maasai, la scelta di alloggi non manca affatto. Nell’area del Lake Natron troverete infatti una varietà di strutture, dalle semplici tende fino alle sistemazioni più lussuose, anche se sarà difficile trovare opzioni che si possano definire “economiche”. Soprattutto perché in molti casi dovrete sommare al costo del pernottamento la spesa per le tasse giornaliere obbligatorie e, soprattutto, quella per i pasti. Sul cibo, però, siamo riusciti a ingegnarci e a risparmiare il più possibile…

Sebbene trascorrere la notte in una capanna tipica Maasai possa essere un’esperienza autentica, le strutture ad Engare Sero offrono un livello di comfort decisamente superiore. Però, che vista!

Avrete comunque modo di incontrare il popolo Maasai, ovunque scegliate di soggiornare
Le migliori offerte per dormire ad Engare Sero, le trovate su Booking.com
Come fare per mangiare a Engare Sero?
Il centro del villaggio di Engare Sero, pur essendo vitale per la comunità, offre solamente beni essenziali per i residenti (bevande base, biscotti confezionati, zucchero, farina, sapone, ecc.). Dimenticatevi quindi ATM, supermercati, farmacie, bar o ristoranti esterni alle strutture. Inoltre sarà sicuramente distante da raggiungere a piedi dal vostro alloggio e quasi certamente non avrete una cucina a disposizione (nelle strutture troverete solo un bollitore comune). Per questo motivo tutti gli alloggi hanno al loro interno ristoranti con pasti a buffet che, purtroppo, saranno piuttosto cari (a parte la colazione, spesso gratuita). Se il vostro obbiettivo è risparmiare il più possibile l’unica soluzione è quella di portare con voi dalla città tutto il necessario per i giorni di permanenza: snack, bevande, cibi liofilizzati o qualsiasi altra cosa possa ridurre la necessità di acquistare all’interno dei costosi ristoranti. In sostanza, tutto ciò di cui potreste aver bisogno dovrete portarlo con voi, poiché l’alternativa sarà esclusivamente il ristorante della vostra struttura ricettiva.

Noi abbiamo cenato nel ristorante della struttura una sola volta…siamo sempre i soliti tirchi!
Il nostro alloggio a Engare Sero
Per farvi capire molto meglio come funziona, la cosa migliore è raccontarvi la nostra esperienza diretta, dato che abbiamo soggiornato per 3 notti in una tenda del “Maasai Giraffe Eco Lodge”, il luogo più economico che siamo riusciti a trovare in quest’area. Loro, gentilissimi, ci sono venuti a prendere alla fermata all’ingresso di Engare Sero e ci hanno portato all’alloggio. Appena arrivati, non potevamo credere ai nostri occhi: eravamo approdati in un’oasi di verde che spuntava nel deserto, dove mucche, asini, cani e Maasai di tutte le età vivevano indisturbati le loro giornate.

Specialmente i cani…

Non mancheranno le donne Maasai con il loro artigianato, ma preparatevi a richieste a volte insistenti
Il tempo di riprenderci dallo stupore e Lepara, il proprietario (Maasai) della struttura, si è subito occupato di noi. Ci ha spiegato dettagliatamente il funzionamento: le tasse obbligatorie, le attività disponibili con i relativi costi e, soprattutto, ci ha presentato la nostra guida (Maasai) che ci avrebbe accompagnato ovunque volessimo andare nei giorni successivi (sotto lauta mancia): eh già, perché non è possibile muoversi in autonomia al di fuori degli alloggi. O almeno così dicono…È così che abbiamo conosciuto Laisa, un simpaticissimo personaggio che non vedevamo l’ora di bombardare di domande e curiosità.

Grazie di cuore, Laisa! Sei stato per noi, prima ancora che una grande guida, un compagno di viaggio prezioso.
Mettendo insieme i 70$ di tassa d’ingresso, i 194,40$ per le tre notti in tenda, i 40$ per la CBO e gli onerosi 212,40$ di TAWA Fee (che sono finiti per costare più del pernottamento stesso…), il totale per le sole voci obbligatorie è stato di ben 516,80$! A questa spesa si dovrebbe aggiungere anche il costo per il ristorante: colazione a 10$ a persona e pranzo o cena a $15 a persona, per mangiare sempre le solite tre cose. Cara la mia Tanzania! Quindi la domanda più importante di tutte è una sola: “Venire fin qui, spendendo tempo e denaro, vale davvero la pena?“. Vi rispondiamo subito!
P.S.: Nonostante l’ambiente fosse gradevole, se dovessimo tornare a Engare Sero, probabilmente non sceglieremmo nuovamente questa struttura. Forse è un modello diffuso nella zona, ma al “Maasai Giraffe Eco Lodge” abbiamo percepito un’organizzazione ossessivamente orientata a massimizzare le entrate: venivamo costantemente spinti a partecipare al maggior numero di (costose) escursioni, prenotando mezzi e guide anche quando la loro necessità era discutibile, ignorando a priori le nostre richieste. Essere trattati come dei semplici “bancomat in pelle” è stato veramente fastidioso.
Cosa vedere ad Engare Sero
Ma allora vale davvero la pena affrontare un viaggio così impegnativo e sostenere una spesa così significativa? La risposta di due come noi, che in viaggio cercano sempre di spendere il meno possibile (e questa è un’esperienza molto cara), è immediata e senza esitazione: ASSOLUTAMENTE Sì! Anche se gli alloggi tendono molto al turistico, i loro dintorni sono qualcosa di inimmaginabile, un’atmosfera così sarà difficile da trovare altrove.
Anche se non ci è piaciuto il modo di fare del nostro lodge, il ricordo di Engare Sero è scolpito nel profondo del nostro cuore. E questo perché siamo arrivati fino a qua principalmente per ammirare Sua Maestà Ol Doinyo Lengai, ma abbiamo scoperto luoghi di egual bellezza di cui ignoravamo totalmente l’esistenza. Come le lussureggianti Cascate Superiori e le sponde del Lago Natron. E questa, in fondo, è la vera, meravigliosa, essenza di ogni viaggio che si rispetti: scoprire l’inatteso.

Così, tanto per farvi capire in che razza di posti vi stiamo per portare
Come anticipato, al vostro arrivo vi verrà immediatamente assegnata una guida Maasai (alla quale andrà corrisposta una mancia adeguata), indispensabile per condurvi attraverso le varie meraviglie, dato che NON è consentito muoversi in autonomia per questioni di sicurezza (?). Per quanto ci riguarda, non potevamo essere più fortunati: Laisa, la nostra fidata guida, è un uomo che conosce questi luoghi come le sue tasche. Con lui è stato piacevolissimo conversare, scoprendo quanto più possibile sulla cultura e sulle antiche tradizioni della popolazione locale. Tutto molto bello, anche se i “pericoli” che ci venivano prospettati andando a spasso da soli si siano limitati, nel nostro caso, all’assalto amichevole di qualche bambino incuriosito. Nonostante ciò, abbiamo contribuito con gioia a questo sistema: offrendo i loro servizi di guida, le popolazioni locali hanno infatti trovato un nuovo e prezioso modo per riscattarsi e sostenere la propria comunità.

Come si fa a non essere felici di aiutare questi sorrisi?
Il lato negativo delle escursioni
I luoghi che stiamo per svelarvi sono autentiche meraviglie naturali, in grado di ripagare da sole il lungo viaggio. Quello che abbiamo trovato davvero noioso, però, è il modello di prezzo e di organizzazione delle escursioni. Per qualsiasi attività che, data la distanza, non può essere svolta a piedi, viene richiesta una cifra media di 100$ per il noleggio di un’auto con autista, anche se il servizio è necessario solo per poche ore. Il problema principale è doppio: innanzitutto non è prevista la possibilità di accordarsi per noleggiare il mezzo per l’intera giornata (per raggruppare più attrazioni) e, in secondo luogo, non vengono organizzate escursioni di gruppo tra i vari ospiti del lodge. Ogni gruppo o coppia viene affidata a una guida diversa e svolge le proprie attività in completa autonomia.
Questa logica, finalizzata a massimizzare il profitto su ogni singola uscita, è resa ancora più indigesta dalla mancanza di trasparenza: molte strutture, come il “Maasai Giraffe Eco Lodge”, non espongono minimamente l’enorme aggiunta di prezzo del veicolo sul loro sito, rendendo il tutto una (costosissima) spiacevole sorpresa. A malincuore, per questi motivi, abbiamo dovuto rinunciare a vivere diverse attività, perché il prezzo richiesto per noi era veramente eccessivo. È un peccato che non venga adottata una logica più cooperativa o che non vengano offerte soluzioni più accessibili per permettere a tutti di esplorare a fondo le meraviglie della zona. E credeteci se vi diciamo che sono veramente tante…
Il Lake Natron
Il luogo più celebre, e visitato, nei dintorni di Engare Sero, è senza dubbio il Lago Natron, un luogo dalla bellezza “letale”. Questo lago prende il nome dal minerale che vi si concentra, il Natron (o carbonato idrato di sodio), che trasforma le sue acque in un liquido estremamente alcalino, con un pH che varia da 9 a 10,5, facendole diventare caustiche e mortali per la maggior parte degli esseri viventi. In poche parole sarebbe come fare il bagno nella candeggina. Basti pensare che è lo stesso minerale usato anticamente dagli egizi per l’imbalsamazione. Non sorprende quindi se gli sfortunati animali che muoiono nelle vicinanze o al suo interno subiscano un processo di “pietrificazione naturale“, restando imbalsamati per l’eternità. Soltanto i fenicotteri (grazie alle loro ghiandole del sale e pelli protettive), altri piccoli volatili e gli invincibili cianobatteri riescono a resistergli!

Animali che a prima vista potrebbero apparire fragili, ma che in realtà celano veri e propri “superpoteri”

Non abbiamo avvistato alcun animale mummificato ma, a giudicare dalle condizioni di questo povero gnu, esistono morti peggiori…
Ed è proprio grazie a questi due esseri viventi che il Lago Natron si tinge di colori così meravigliosi che sarà impossibile stargli lontano. I cianobatteri tingono il lago di una tonalità rossastra quasi innaturale, creando un contrasto surreale con le migliaia di puntini rosa dei fenicotteri. Lungo le sponde, poi, il suolo ricoperto di scaglie di sale disegna affascinanti strisce biancastre, con il vulcano Ol Doinyo Lengai ad incorniciare questo paesaggio fuori di testa. Va detto però che i colori delle acque del lago cambiano in base alle condizioni atmosferiche ed alla stagionalità (e quindi non è sempre “colorato”), ma in qualsiasi periodo lo visitiate resta comunque uno spettacolo per gli occhi. Noi lo abbiamo raggiunto all’ora del tramonto di metà settembre, e, contrariamente alle aspettative, non abbiamo trovato l’acqua rosso fuoco che tanto ci eravamo immaginati. Nonostante ciò, lo spettacolo che ci ha accolto è stato ugualmente emozionante: con gli ultimi raggi di sole che si riflettevano sul lago l’intera scena era semplicemente impeccabile. Un momento da vivere assolutamente, anche perché l’escursione è già compresa nella “Activity Fee”…

La nostra super fotogenica guida Maasai è più che pronta a stupirci!
Qual è il miglior periodo per visitare il Lake Natron?
Ammettiamolo, è sempre una buona idea visitare il Lake Natron, ma se cercate lo spettacolo massimo, quello da togliere il fiato, dovrete puntare sulla “Stagione Secca“. Il periodo ideale infatti va da maggio a novembre, dato che è in questi mesi che il caldo la fa da padrone, l’acqua evapora e la concentrazione di sali e cianobatteri (i maghi del colore) raggiunge il picco. Il risultato? Avrete altissime probabilità di vedere il lago tingersi di un fantastico rosso fuoco, mentre migliaia di fenicotteri minori si radunano qui per riprodursi e decine e decine di gnu e zebre si affollano per cercare fonti d’acqua.
Perciò, se il vostro obiettivo è il rosso più intenso in assoluto, venite a luglio o agosto (i mesi più caldi), se invece puntate a vedere la maggiore concentrazione possibile di fenicotteri, scegliete l’arco temporale tra agosto e ottobre. Insomma, da come potete capire anche da soli, agosto vince il titolo di mese migliore, in cui poter godere di tutte le bellezze del lago, con temperature che comunque non saliranno mai sopra i 32°C.
A questo punto, avrete capito quando invece la magia si attenua, ovvero nella “Stagione delle Piogge“, che va da dicembre ad aprile. Le piogge abbondanti “annacquano” le meraviglie, sbiadendo la tinta del lago, disperdendo gli animali e trasformando le strade per raggiungere Engare Sero e il Lake Natron in un incubo di fango. E vedere un luogo così incredibile non al suo culmine sarebbe decisamente un’occasione mancata.

Trekking alla sponda del Lake Natron
La prima esperienza che vi consigliamo di affrontare è, ovviamente, la visita alla sponda del Lago Natron. È il miglior approccio possibile con la natura di Engare Sero: incluso nel pacchetto “Activity Fee” (o 20$ per persona), non impegnativo, fattibile in poche ore…ma a dir poco stupefacente! Il trekking per raggiungere la sponda più vicina del lago si svolge a piedi, con un percorso stimato di circa 2 ore tra andata e ritorno. A onor del vero, noi abbiamo fatto entrambi i tragitti con un’auto di passaggio che stava effettuando altri tour (grazie Laisa!). Forse è andata meglio così, poiché il percorso, seppur semplice, si snoda sotto il sole cocente e non offre molto da vedere.
Ma una volta raggiunte le collinette che precedono il lago, la scena si apre in tutta la sua magnificenza. Da quel punto panoramico lo spettacolo è indescrivibile: il verde della bassa vegetazione, il cono perfetto del vulcano Ol Doinyo Lengai sullo sfondo, il Lago Natron che si estende in lontananza con il suo terreno bianco e salino e poi…loro: zebre, gnu, pellicani e fenicotteri che potrete quasi toccare! Ma di cosa stiamo parlando? Abbiamo ancora i brividi a ripensarci. Un’esperienza così bisogna viverla, anche se le prossime foto potranno aiutarvi a capire…

Una tavolozza spettacolare!

Non solo uno scenario mozzafiato: potrete vivere un vero e proprio Safari a piedi ad un prezzo irrisorio!
- È tutto vero!
Escursione alla sponda est del Lake Natron
Per coloro che, invece, desiderano un’immersione più profonda in questo fenomeno naturale unico, c’è un’escursione più estesa che raggiunge la sponda est del lago. L’itinerario non solo offre nuovi paesaggi sbalorditivi, ma promette anche una conclusione idilliaca: un meritato bagno in una rigenerante sorgente di acqua termale gratuita, a pochi passi dal mortale lago. Peccato che questo paradiso si trovi a ben un’ora di tragitto in 4×4, il che significa che, oltre ai 30$ a persona richiesti per il tour (e la mancia), dovrete aggiungere i 100$ extra per il noleggio del veicolo. Ecco perché noi questa non l’abbiamo fatta.
Le impronte preistoriche del “Lake Natron Hominid Footprint”
In compenso, alla rinuncia forzata all’escursione alla sponda est, abbiamo saputo trovare un’alternativa altrettanto affascinante. Mentre raggiungevamo la sponda più vicina del Lago Natron, abbiamo chiesto a Laisa di farci deviare per osservare le impronte di ominidi che si trovano in una piccola area vicina al lago. Denominata “Lake Natron Hominid Footprint”. E qui la storia si fa epica: pensate che queste impronte, scoperte solo nel 2008, sono datate tra i 5.000 ed i 19.000 anni! In questa zona è possibile osservare circa 400 impronte di Homo Sapiens, un concentrato che le rende un sito di importanza mondiale, superato in quantità solo da pochissimi altri luoghi. Queste tracce millenarie non sono solo un’attrazione turistica, ma sono tuttora oggetto di studio intensivo da parte degli scienziati, che ne analizzano l’origine per ricostruire i comportamenti e le abitudini sociali di chi le ha lasciate. Chi l’avrebbe mai detto che un semplice passo nel fango potesse lasciare un’impronta così indelebile e cruciale nella storia dell’umanità? Noi ne siamo testimoni. Anche se il meglio deve ancora arrivare…

Viste da lontano sembrerebbero normali impronte lasciate da un passante in un giorno di pioggia…

…eppure, proprio qui, si sta facendo la storia!
Le Cascate di Engare Sero
Lo spettacolo della forza dell’acqua, che si libra leggera nell’aria prima di ricongiungersi in un salto di pura potenza, è un’emozione che non ha eguali e che ci ha sempre affascinato. Dalle fragorose Niagara Falls, a quelle famosissime dell’Islanda, alla Meraviglia del Mondo Naturale delle Cascate di Iguazú, fino a quelle più vicine a casa e create dall’uomo, come la Cascata delle Marmore, l’acqua in caduta ci regala sempre sensazioni intense. E le Cascate di Engare Sero (o Olpopongi) non hanno fatto eccezione. Anzi, non avendo nessuna aspettativa per queste cascate nascoste nell’aridità della savana, possiamo dirlo con certezza: questa è la vera, inattesa, bellissima scoperta!
Per raggiungere le cascate avrete essenzialmente due opzioni: un trekking più breve e accessibile per godervi un fresco bagno nelle Cascate Inferiori (Engare Sero Falls), oppure un percorso più lungo e completo (ma non adatto a tutti) che risale il canyon fino alla parte più alta del fiume, nonché sua sorgente, e vi farà conoscere le Cascate Superiori (Upper Waterfalls). Quale scegliere? Se avete il tempo e le energie, l’ideale sarebbe farle entrambe, dato che seguono due percorsi differenti e complementari. Se, invece, doveste optare per una sola, non pensateci due volte e scegliere il trekking superiore. Così facendo, non solo avrete comunque modo di ammirare dall’alto anche le Cascate Inferiori, ma la fatica sarà ripagata dalla solitudine: molta meno gente prende parte a questa avventura. Avrete così modo di godervi un’esplorazione a tu per tu con la disarmante bellezza del canyon. Per non parlare dello spettacolo finale del percorso, un qualcosa di unico nel suo genere. Un ricordo che, ve lo assicuriamo, non vorrete assolutamente perdervi!

Scegliete quale dei due percorsi preferite…ma fatene almeno uno! Altrimenti vi perderete tutto questo.
N.B.: per entrambi i trekking avrete bisogno sicuramente di scarpe da trekking affidabili e, altra cosa importante, avere con voi (anche nello zaino) pantaloncini corti, costume da bagno, scarpe da scoglio, contenitore stagno (se avete paura che telefono o macchina fotografica possano finire in acqua) e dei calzini di ricambio. Capirete prestissimo il perché…
Qual è il miglior periodo per visitare le cascate di Engare Sero?
La buona notizia è che le Cascate di Engare Sero (o Olpopongi) sono accessibili e fantastiche praticamente tutto l’anno. Essendo alimentate da sorgenti sotterranee che scendono dall’Ol Doinyo Lengai, il loro flusso non si interrompe mai. Tuttavia, per un’esperienza indimenticabile, suggeriamo di visitarle durante la Stagione Secca, molto meglio se da giugno a settembre. In questi mesi, il livello dell’acqua nel canyon è più basso e le rocce sono meno scivolose, rendendo il percorso (soprattutto quello superiore) più facile e sicuro. Inoltre, in piena Stagione Secca, le temperature sono alte (massime di 32°C), e l’acqua fresca è un vero e proprio paradiso. Al contrario, durante la Stagione delle Piogge (da dicembre ad aprile), l’acqua può essere decisamente più alta e la corrente più forte, rendendo così alcuni passaggi più impegnativi e non assiscurando la buona riuscita del percorso completo.

Trekking alle Cascate Inferiori di Engare Sero
Se cercate un’escursione tranquilla ma ugualmente appagante, o semplicemente non volete affrontare il percorso tecnico nel canyon, il trekking alle Cascate Inferiori (Engare Sero Falls) è perfetto. Si tratta di una passeggiata leggera di 5 km, spesso completata in meno di due ore tra andata e ritorno, che vi farà scoprire il fiume Engare Sero e alcune sue cascate. Arriverete infine a un bellissimo salto d’acqua che si getta in una caverna e forma una piccola piscina naturale. A differenza del trekking superiore, qui il sentiero si sviluppa principalmente in piano, così da poter essere percorso da (quasi) chiunque, anche se le rocce scivolose non mancano ed in più dovrete guadare più volte il fiume (scarpe da scoglio le avete?). Portatevi anche un costume, perché alla fine del percorso la pozza creata dalla cascata è un’ottima scusa per un bagno rinfrescante. Un luogo ideale per un tuffo immersi nel verde.

Salendo verso le Cascate Superiori abbiamo potuto ammirare una sezione del sentiero (a sinistra) e una delle varie cascate (a destra) delle Cascate Inferiori
L’unico aspetto negativo è che spesso potrete trovare un po’ di compagnia sul percorso: questa escursione è infatti la scelta di molti viaggiatori, dato che l’accesso è incluso nei 20$ della “CBO”. Ricordate però che la guida Maasai è obbligatoria (e la mancia è sempre gradita), ma consideratela un’opportunità unica: sfruttate il tempo per farvi raccontare le leggende e l’importanza vitale che il fiume riveste per la comunità. Le Cascate Inferiori sono infatti la porta d’accesso al cuore pulsante della vita locale, dove gli abitanti svolgono le attività quotidiane: prendono l’acqua, fanno il bucato, si lavano e i bambini giocano. Godetevi questo autentico momento, un’ottima preparazione prima di avventurarvi nelle sfide più grandi che, se siete pronti, Engare Sero ha in serbo per voi.

Altro che lavatrice e asciugatrice!
Trekking alle Cascate Superiori di Engare Sero
Non avendo il tempo necessario per entrambe le escursioni, abbiamo scelto il trekking completo verso le Cascate Superiori (Upper Waterfalls) del fiume, senza davvero sapere cosa ci avrebbe aspettato. Ecco perché su questa potremmo farvi un resoconto ben più dettagliato. Questa attività si svolge interamente a piedi ed ha un costo di 30$ a persona, più una mancia di 20$ per la guida. Avremmo potuto pagare (a caro prezzo) il trasporto per farci portare all’inizio del percorso, ma abbiamo preferito andare a piedi dal nostro alloggio per avere l’occasione di attraversare i numerosi villaggi Maasai e osservare meglio i dintorni del lodge. Scelta che si è poi rilevata azzecatissima!
Incontri inaspettati lungo il percorso
Partiamo di buon mattino, prima che il sole picchi forte sulle nostre teste. Laisa, la nostra guida, ci fa fare subito una deviazione verso la sconfinata savana intorno alla struttura: qui, con la luce soffusa, le giraffe amano riunirsi per la colazione. Avevamo già visto tanti di questi giganti buoni durante il Safari, ma mai da così vicino e, soprattutto, mai mentre eravamo a piedi. Camminare a pochi passi da loro è stata la prima, indimenticabile emozione del giorno.

Se è vero che il buongiorno si vede dal mattino…
Salutate le nostre nuove amiche ci siamo diretti verso l’inizio del percorso. Ci accorgiamo subito che qui, a fare amicizia, ci vuole poco: in un istante un gruppo di bambini ci corre incontro e, incuriositi, ci accompagna mano nella mano per un pezzo di strada. Arriviamo così al primo, autentico, villaggio Maasai, un disordinato insieme di capanne (fatte con rami, fango, sterco di vacca, cenere, erba e urina umana…) e recinti artigianali per il bestiame, che ci apre letteralmente gli occhi sulla realtà locale. Non è raro vedere pastorelli di appena due o tre anni con l’importante compito di prendersi cura del bestiame; per molti non c’è tempo di vivere l’infanzia. L’arrivo del turismo, ci racconta Laisa (padre di 6 figli), sta permettendo ai bambini del villaggio di poter studiare e avere la possibilità di abbandonare questa vita difficile. Non sta a noi giudicare il futuro dei Maasai, ma pensiamo che avere la possibilità di scegliere cosa fare della propria vita sia un diritto fondamentale che tutti dovrebbero avere. Siamo felici di far parte, seppur in punta di piedi, di questo grande cambiamento.

Ci sentiamo già parte di qualcosa di più grande!

Ci sono bambini che giocano, ma anche bambini che già fanno i pastori. La nostra speranza è che i nostri soldi vadano a sostenere concretamente anche il suo futuro.
L’ingresso nel canyon
Lasciato il villaggio inizia il trekking vero e proprio verso le Cascate Superiori. S’inizia subito a salire e, poco dopo, un bellissimo punto panoramico ci regala una vista dall’alto sul fiume e su di un paesaggio incredibile. Ma il vero spettacolo si apre quando si entra nella gola del canyon. Se ovunque attorno a Engare Sero il colore dominante è il giallo della polvere e del deserto, che avvolge le scarpate della celebre Rift Valley e copre persino la poca vegetazione, all’interno del canyon lo scenario è totalmente diverso: un’esplosione di verde e acqua si fa spazio davanti ai nostri occhi. Dalle pareti della gola scendono decine di mini cascate, fiancheggiate da palme e felci lussureggianti. Sembra di essere in una foresta pluviale, ed i colori non sono mai stati così meravigliosi. Non vorremmo più andarcene.

La vista del canyon già promette bene, ma non potete minimamente immaginare quello che vi aspetta al suo interno

Se questo è un sogno, per favore non svegliateci!
La parte più dura, ed emozionante, del trekking
Da adesso in poi, le cose si fanno ancora più interessanti, sotto ogni aspetto. Il percorso si fa impegnativo…e il paesaggio diventa indimenticabile! Dobbiamo camminare su rocce perennemente bagnate (e quindi super scivolose), superare brevi arrampicate per vincere i dislivelli del fiume e, soprattutto, guadare il corso d’acqua più e più volte (pantaloncini corti e scarpe da scoglio la migliore opzione). Ma la fatica è dolce, poiché si svolge interamente immersi in una meraviglia verdeggiante, circondati da numerosissime cascate. Una più bella dell’altra.

Pronti a camminare sotto le cascate, con la certezza di bagnarvi e la possibilità di scivolare sulle rocce?

E ad arrampicarvi per piccoli tratti, per passare al di sopra delle numerose cascate?

Ad immergervi fino alle ginocchia per guadare il fiume?
- Pensiamo proprio di sì!
Fino a che non si arriva a un maestoso “vicolo cieco“, la fine spettacolare del nostro percorso. Una parete rocciosa altissima, a forma di anfiteatro, si para davanti a noi e decine, se non centinaia, di cascate di diverse dimensioni sgorgano da ovunque verso il corso d’acqua. Qui capiamo tutto: non è il corso d’acqua a dar vita a loro ma, al contrario, è l’acqua che sgorga dalle pareti a dare origine al fiume stesso! Uno spettacolo che, per essere pienamente compreso nella sua grandezza, va assolutamente vissuto in prima persona! E non è finita, dato che in questo anfiteatro naturale potrete farvi “massaggiare” dalle possenti correnti d’acqua. Costume permettendo. Ci siamo così meritati un bagno, soli noi tre, al cospetto della Natura (con la “N” maiuscola) più incontaminata. È stato un vero toccasana per l’anima, un pieno di energia pura prima di riprendere a ritroso il percorso, ed un luogo che consigliamo assolutamente a chiunque raggiunga Engare Sero. Siamo pronti, o quasi, per tornare all’alloggio e affrontare l’ultima grande impresa in questa zona, il vero motivo che ci ha spinto fino a queste terre così remote…

Occhi aperti, che da queste parti abitano numerosi (timidi) babbuini

Dietro di Leo c’è l’anfiteatro di roccia, la fine del percorso (d’andata). E noi che volevamo non finisse mai più!

Ma già che siamo qua…
Il vulcano attivo Ol Doinyo Lengai
Venendo in Tanzania, avevamo la nostra missione chiara in testa: visitare i tre grandi vulcani che dominano il paesaggio del Paese. C’è lo Ngorongoro, la caldera più grande e spettacolare del mondo; il maestoso Kilimanjaro, uno dei vulcani inattivi più alti e la vetta suprema del Continente Africano; e, dulcis in fundo, il qui presente Ol Doinyo Lengai. Che non è un vulcano qualsiasi ma l’unico attivo di tutta la Tanzania e, cosa ancora più rara, l’unico al mondo ad eruttare lava nera. Per il popolo Maasai è la “Montagna di Dio“, per noi è uno spettacolo naturale così raro da aver desiderato ardentemente vederlo con i nostri occhi.

Che dite, venite con noi sulla vetta?
Quanto è difficile il trekking all’Ol Doinyo Lengai?
Raggiungere il cratere dell’Ol Doinyo Lengai è un’esperienza unica nel suo genere, che vi consigliamo con tutto il cuore. Peccato però che la sua scalata non sia affatto un’impresa da poco! Per raggiungere i suoi 2.878 metri s.l.m., e potersi affacciare sulla celebre lava nera, dovrete affrontare un’impegnativa camminata verticale, in cui l’andata andrà completata quando ancora è notte fonda. Sebbene il picco sembri modesto rispetto al Kilimanjaro, completare questo trekking di circa 12 ore in un solo giorno, con un dislivello da superare di ben 1.610 metri in salita (e altrettanti in discesa) su un percorso totale di “soli” 10,2 km, richiede una preparazione fisica notevole. Oltre all’allenamento, è fondamentale anche avere un equipaggiamento adeguato per affrontare il buio e il freddo della vetta, perciò ricordatevi assolutamente di portare con voi:
- Buone scarpe da trekking (meglio se alte per proteggere le caviglie) con un ottimo grip;
- Una torcia frontale, indispensabile per camminare nelle ore notturne;
- Almeno 1,5 litri di acqua e snack energetici (frutta secca e barrette proteiche);
- Un abbigliamento a strati che possa tenervi al caldo quando salite (compresi di pile e giacchetto antivento), e allo stesso tempo non farvi sudare troppo quando riscenderete;
- Le bacchette da Nordic Walking sono facoltative: sono utilissime in salita, ma potrebbero essere d’impiccio nel tratto verticale in discesa.

Al resto ci penseranno l’adrenalina e la grande voglia di arrivare in cima
Qual è il miglior periodo per visitare l’Ol Doinyo Lengai?
L’Ol Doinyo Lengai, la “Montagna di Dio”, è un’impresa che va affrontata con cautela, e il momento giusto è cruciale per la sicurezza. Il periodo migliore per salire su questo vulcano è, guarda caso, nella Stagione Secca, nei mesi che vanno da giugno ad ottobre. In questi mesi l’assenza di piogge, e la lontananza da quelle avvenute con frequenza i mesi prima, garantisce che il terreno vulcanico, già ripido e friabile di suo, rimanga asciutto e stabile, riducendo i rischi di scivolate durante la faticosa ascesa notturna. Le notti secche e limpide assicurano anche una visibilità eccellente per l’orientamento al buio e una vista indimenticabile al sorgere del sole. Al contrario, come sempre, la Stagione delle Piogge (specialmente da marzo a maggio) rende il sentiero un inferno di fango scivoloso, aumentando notevolmente la pericolosità dell’escursione, oltre a rendere difficoltoso l’accesso, in fuoristrada, al punto di partenza del trekking. Per un’esperienza indimenticabile e relativamente più sicura puntate quindi su luglio, agosto o settembre , così da essere sicuri di godervi appieno lo strepitoso Ol Doinyo Lengai. Ricordatevi però che durante l’ascesa il vento sarà quasi sempre presente e che le temperature minime di agosto (il mese più caldo) durante la notte possono raggiungere facilmente i 5°C.

Quanto costa l’escursione all’Ol Doinyo Lengai…
Fortunatamente quest’avventura, per quanto dura, è relativamente facile da organizzare. Sebbene non proprio economica. Per raggiungere la cima dell’Ol Doinyo Lengai esiste difatti soltanto un modo: avere una 4×4 e una guida Maasai. Per questo, a meno che non abbiate già un fuoristrada a vostra disposizione, la soluzione migliore è quella di prendere parte ad un tour tramite il vostro alloggio. Sarà la struttura ad occuparsi di tutto, fornendo la guida e il trasporto. Se invece avete già con voi un mezzo fuoristrada, potete provare a contattare in autonomia una guida Maasai (perché non proprio Laisa al +255745221822?). Tuttavia, in questo caso, assicuratevi che la guida non solo conosca perfettamente il percorso per arrivare in cima, ma anche la strada per raggiungere il punto di partenza del cammino (che non è sempre scontato nel buio della savana). Noi, che abbiamo fatto tutto tramite il nostro lodge, abbiamo pagato 86$ a persona per il tour (compreso di pranzo al sacco), a cui si sono aggiunti la mancia per la guida (minimo 20$) ed i “famigerati” 100$ extra per noleggiare l’auto con autista, il quale vi porterà al punto di partenza del trekking e attenderà lì il vostro ritorno. Per un totale di 292$ da dividere in due persone. Il lato dei prezzi turistici della Tanzania continua a sorprenderci…in negativo.
…e come è organizzata?
L’escursione inizierà dal vostro alloggio a notte fonda, in un orario compreso fra le 22:00 e le 00:00, e finirà nello stesso punto massimo 14 ore dopo e sarà, come tutti i tour a Engare Sero, un tour privato. In 30 minuti di auto arriverete ai piedi del vulcano, ancora a notte fonda, e inizierà la scalata. Il freddo sarà pungente, ma la costante salita ripida vi scalderà sicuramente. Una volta arrivati in cima avrete diverso tempo per godervi l’alba e, se fortunati, ammirare gli spruzzi di lava nera unici al mondo. La discesa verrà poi fatta sullo stesso sentiero dell’andata, stavolta però con la luce del sole, che renderà il tutto ancora più bello. Una volta tornati al 4×4, verrete riportati alla vostra struttura, o dove vorrete, per riposarvi e riprendervi dalla meraviglia.
L’organizzazione sembrerebbe più che ottima, ma qui subentra un dettaglio che a noi ha infastidito parecchio. Nonostante avessimo detto chiaramente della nostra buona preparazione atletica, ci hanno ugualmente costretto a partire per il trekking alle 23:00. E come sospettavamo…era troppo presto! Questo ha comportato diverse soste forzate, alcune esageratamente lunghe (tanto che Laisa si è concesso un pisolino), che per noi sono state la parte più dura: non è molto carino stare fermi al buio e al freddo. Avremmo di gran lunga preferito partire più tardi e fare una tirata unica verso la vetta, ma vaglielo a spiegare. Tenete a mente dunque che, se siete in buona forma fisica, vi basteranno 4-5 ore per scalare l’Ol Doinyo Lengai e godervi l’alba, non le 7 ore che cercheranno di imporvi. Ma questi piccoli imprevisti sono stati un dettaglio insignificante se confrontati con l’avventura indimenticabile che stavamo per vivere…

Un’avventura che straconsigliamo a chiunque ne abbia le forze!
La nostra esperienza sull’Ol Doinyo Lengai
La sveglia suona inesorabile alle 22:30, dopo meno di tre ore di sonno. Facciamo una veloce colazione e, insieme alla nostra guida Laisa e all’autista, lasciamo il lodge puntuali alle 23:00. In circa mezz’ora siamo già ai piedi dell’Ol Doinyo Lengai, pronti a raggiungerlo. Siamo da soli, non c’è nessun altro a parte noi. Iniziamo la salita nel buio quasi totale, guidati dalle sole torce frontali. Ma grazie alla luna piena di stanotte, per lunghi tratti ci concediamo il lusso di spegnere i fasci di luce e proseguire guidati solo dalla sua tenue illuminazione. Il silenzio, rotto soltanto dal canto dei grilli e dallo scricchiolio dei nostri passi, la quiete tutt’attorno e la luna che ci permette di distinguere le sensuali forme piramidali dell’Ol Doinyo Lengai (degne di un vero vulcano), ci fanno entrare in uno stato di pace assoluta. Proseguiamo l’ascesa, quasi in trance, assorbiti totalmente dalla magia della notte.

La salita è impegnativa, costante e molto ripida, e nel tratto finale ci ritroviamo quasi a scalare, ma riusciamo ad arrivare sul bordo del cratere poco prima che il sole faccia capolino. Accogliamo il suo arrivo con immensa gioia, non solo per lo spettacolo che sta per regalarci, ma anche perché non vediamo l’ora di scaldarci con i suoi primi raggi. Quando finalmente la luce illumina tutto ciò che ci circonda, ci ritroviamo davanti a una vista mozzafiato: le montagne della Rift Valley, che si trasformano da enormi macchie blu e viola in maestose pareti rocciose; il Lake Natron, che da quassù sembra minuscolo; e la savana, una distesa infinita che si perde all’orizzonte.

Non superiamo i 3.000 metri, eppure ci sembra di stare sul punto più alto del Pianeta
Ma lo spettacolo più straordinario è proprio sotto i nostri piedi, all’interno dell’unico cratere attivo della Tanzania. Dal fondo ammiriamo un vulcano nel vulcano, che a intervalli più o meno regolari ci regala affascinanti spruzzi di lava. Una lava nera e, incredibilmente, la più “fredda” al mondo. Assistere a questo fenomeno primordiale è la ricompensa finale per ogni fatica.

Il cratere dell’Ol Doinyo Lengai ed i suoi numerosi “hornitos”. Meraviglia pura!

Il cratere dell’Ol Doinyo Lengai è costellato da piccoli coni (“hornitos”) in continua formazione e collasso, ma a noi è bastato osservare la bocca principale per godere dello spettacolo della sua unicità. La lava nera.

Tutto da quassù è di un surreale disarmante…
Perchè la lava dell’Ol Doinyo Lengai è nera?
La lava dell’Ol Doinyo non è la tipica lingua infuocata che avevamo potuto ammirare in altri vulcani, come il nostro amato Villarrica in Cile, ma è caratterizzata da un colore scuro, che fuoriesce in piccoli spruzzi. Questo perché, mentre la lava dei vulcani comuni (basaltici) raggiunge temperature tra i 700°C e i 1200°C, quella del Lengai sfiora appena i 510-600°C, apparendo per questo nera e poco incandescente, quasi fosse fango bollente. Questa anomalia è dovuta alla sua composizione chimica, dato che la lava dell’Ol Doinyo Lengai è ricca di carbonati di sodio e potassio, proprio gli stessi minerali che si trovano nel vicino Lake Natron. Questo fenomeno crea uno spettacolo straordinario all’interno del cratere, dove abbiamo potuto ammirare le minuscole eruzioni di lava che solidifica in pochi istanti, “sbiancandosi” a contatto con l’aria. Una cosa però è certa: questo è uno spettacolo tanto unico quanto meraviglioso, ma l’averlo vissuto in totale solitudine lo ha reso ineguagliabile. Siamo grati di poter vivere queste avventure, e il cuore si riempie di gioia per l’impresa appena vissuta…che però non è ancora finita!

La discesa dall’Ol Doinyo Lengai
Se le salite sono il nostro punto di forza nel trekking, la discesa è senza dubbio il nostro tallone d’Achille. Discorso valido anche per quanto riguarda l’Ol Doinyo Lengai. L’energia infusa dalla voglia di scoprire cosa ci aspettasse in vetta, al ritorno si è spenta di colpo, rendendo la discesa dieci volte più ardua dell’andata. Nella prima parte ci rendiamo subito conto di aver scalato, senza timori nel buio, una parete ripidissima, sulla quale in discesa è difficile persino restare in piedi. La cosa migliore è andare il più adagio possibile, senza guardare lo strapiombo.

Eh sì, dobbiamo arrivare là in fondo. E per farlo dobbiamo scendere da questa parete quasi verticale.

Pianino pianino, arriviamo dappertutto!

Il panorama è l’unica, splendida, scusa per non imprecare
Il sentiero ufficiale, distrutto dall’ultima eruzione, ci costringe a camminare in cunicoli di lava con terreno instabile e tantissima polvere bianca, uscendone come se ci fossimo tuffati in un sacchetto di magnesite. La parte finale, poi, è estremamente sabbiosa: le scarpe si riempiono alla svelta e, come se non bastasse, quelle di Fiammetta perdono la suola. Per fortuna che manca poco all’arrivo e che il paesaggio è perennemente stupefacente. Arriviamo alla macchina, 10 ore dopo la partenza, stremati ma felicissimi. Un’altra impresa è riuscita, un altro ricordo indelebile del nostro meraviglioso viaggio in Tanzania è pronto ad accompagnarci per tutta la vita.

Un ringraziamento speciale va sempre alla nostra guida Laisa che, conoscendo le pendici del vulcano come le sue tasche, ha saputo individuare ogni minimo pericolo. Ci ha addirittura bloccati per mostrarci le tracce fresche, e poi l’esemplare, di un pitone di Seba, il serpente più grande d’Africa (in grado di ingerire anche un coccodrillo).

“CONGRATULAZIONI” a noi, e a chiunque onorerà la “Montagna di Dio” raggiungendone la vetta!
Altre escursioni da fare ad Engare Sero
Se il Lago Natron, le Cascate Superiori e il vulcano Ol Doinyo Lengai non soddisfano appieno il vostro modo di viaggiare, Engare Sero offre una ricca selezione di attività alternative che vi daranno l’opportunità di immergervi nella cultura Maasai, trasformando il viaggio in un’autentica esperienza di scambio e conoscenza. Purtroppo, a causa del poco tempo a nostra disposizione, non abbiamo preso parte a nessuna di queste, ma ci siamo informati così bene da potervi fornire un elenco dettagliato di queste opportunità molto particolari.
Il trekking sul Leparekashi
Per chi ama camminare e desidera paesaggi naturali, l’escursione all’altopiano di Leparekashi è la scelta perfetta. Si tratta di un trekking di 10,5 km (con un dislivello positivo di circa 600 metri) alla scoperta delle vie tradizionali utilizzate dai pastori Maasai, che offre una prospettiva completamente diversa sulla Regione. Accompagnati dalla vostra guida, dalle 6:00 di mattina, affronterete una salita di circa 3 ore (come la discesa) che vi porterà sui bordi dell’altopiano, per offrirvi una vista panoramica che si estende a perdita d’occhio sull’intera Rift Valley. Mentre camminate, non sarà raro incontrare guerrieri Maasai che badano ai loro animali e nuclei familiari che risiedono nei tradizionali insediamenti stagionali, chiamati “boma”. Il costo è di 30$ a persona (o 10$ in aggiunta alla “Activity Fee” già pagata), a cui dovrete aggiungere la mancia. Il cambio di scena è garantito!
Le attività giornaliere di un villaggio Maasai
Se la vista dei “boma“ vi ha incuriosito, potrete prendere parte anche a questa vera e propria esperienza Maasai che punta all’autenticità e alla partecipazione. Per circa 2 ore la vostra guida vi condurrà in un villaggio Maasai molto vicino al vostro alloggio, dove potrete interagire con le famiglie locali e prendere parte alle loro attività quotidiane. A seconda dell’orario questo può significare mungere le mucche, accompagnare i guerrieri (“Moran”) a pascolare il bestiame, imparare l’uso delle erbe medicinali raccolte nella savana o assistere alla costruzione delle capanne, realizzate con fango, sterco e rami. Nonostante il nostro sospetto che l’esperienza possa sembrare allestita per i visitatori, questo scambio culturale vi offre comunque l’opportunità di porre ai Maasai qualsiasi domanda possibile. Il costo per la visita è quasi irrisorio: soltanto 20$ da devolvere direttamente alla famiglia ospitante, un piccolo ma significativo supporto per il loro futuro.
A cena per il “Maasai Barbecue”
Stanchi dei soliti buffet in struttura? Il “Barbecue Maasai” potrebbe essere una soluzione. L’esperienza consiste in una cena tradizionale che si svolge intorno a un fuoco all’aperto, dove il piatto forte è la carne di capra (o pecora), cucinata lentamente sulla brace. L’atmosfera è conviviale e vi darà l’opportunità di assaggiare i sapori spartani della loro cucina, accompagnati da canti e balli tradizionali. ATTENZIONE però, poiché quest’esperienza non è per tutti: l’animale verrà macellato davanti ai vostri occhi come parte del rituale, e i Maasai si laveranno il viso con il suo sangue, simbolo di benedizione e forza. Dobbiamo aggiungere altro per spiegarvi perché, pur apprezzando l’autenticità, abbiamo preferito non prendervi parte? Se questo a voi non preoccupa, per organizzare la serata è necessario prenotare con qualche giorno di anticipo con un costo di 80$ a persona.
Dormire con i Maasai nel “boma”
Questa è senza dubbio l’esperienza più immersiva e “estrema” che Engare Sero possa offrire. Non è un’opzione per tutti, ma garantisce un ricordo indelebile: avrete la possibilità di trascorrere un’intera notte all’interno di un vero “boma“ Maasai. Dormirete in una capanna tradizionale (“manyatta”), condividendo lo spazio e le abitudini della famiglia che vi ospita. È un’esperienza che richiede uno spiccato spirito di adattamento (preparatevi a standard igienici molto basilari e all’odore di bestiame, fumo e sterco), ma che vi farà sentire parte della loro vita. Lo scopo non è il lusso, ma la totale immersione e la comprensione del loro stile di vita nomade, legato indissolubilmente alla terra. Non esiste modo migliore per apprezzare la forza, la resilienza e l’ospitalità del popolo Maasai. Il costo per questa esperienza per due persone, con tutti i pasti inclusi, è di 180$. Ve la sentite di provare?
La fine di un sogno
Il nostro viaggio a Engare Sero si conclude qui, con una marea di esperienze indimenticabili che ci hanno fatto conoscere le stupende persone Maasai e ci hanno permesso di sentirci vivi e capaci di superare ogni nostro limite. Ma dopo il Safari, il Kilimanjaro e l’Ol Doinyo Lengai, la nostra fame di natura è ancor più insaziabile. E allora perché, appena rientrati ad Arusha con la “Loliondo Coach”, non spararsi altre 12 ore di autobus, strizzati come sardine, per raggiungere un altro angolo di Tanzania ancora in attesa di essere invaso dal turismo? Un luogo dove si narra che alte montagne ricche di vegetazione nascondano animali endemici dal doppio corno. Storie che sembrano uscite da una favola e che, invece, in Tanzania sono la pura realtà. Engare Sero, è un arrivederci carico di gratitudine. Usambara Mountains, stiamo arrivando! Con molta calma, però…

Una foto per cercare di spiegare l’essenza di Engare Sero, anche se per noi è stato molto, ma molto, di più.










